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Il Professor Pete Dale della Manchester Metropolitan University solleva un tema che a noi sta a cuore: come integrare la musica elettronica nell’insegnamento di musica nelle scuole.

Un recente studio del Prof. Pete Dale, docente della Manchester Metropolitan University, ha messo in luce un’interessante e diversa prospettiva circa l’educazione musicale. La riflessione del professore si basa sulle dinamiche che intercorrono tra lo studente in rapporto al metodo d’apprendimento e il contesto scolastico, in corrispondenza di alcune trasformazioni di tipo socio-culturale, spesso trascurate.
Ciò che viene rivalutato è l’utilizzo di nuove metodologie per l’educazione tramite l’inserimento di nuovi materiali e tools nei programmi scolastici. Secondo tale studio, la musica Techno e altri tipi di musica elettronica (anche la EDM), potrebbero apportare cambiamenti rivoluzionari al concetto di educazione musicale, andando oltre ed ampliando gli studi dei grandi classici, di certo non più contemporanei, indirizzando il percorso scolastico verso un materiale decisamente più moderno.
L’utilizzo dei decks da DJ come strumenti per l’apprendimento hanno ad esempio implementato notevolmente l’interesse degli studenti durante le lezioni, ottenendo dei risultati brillanti. Viene quindi rivisitata anche la quotidianità in cui lo studente vive, prendendo in considerazione ciò per cui, probabilmente, la maggioranza di questi nutre già un profondo interesse e un’innata curiosità.
Invece che argomento di scontro, Techno e EDM, potrebbero venir riscoperte come materiale integrativo del programma scolastico. Inoltre, questo cambiamento potrebbe stimolare la curiosità dei docenti, permettendogli di essere aggiornati e al passo con i cambiamenti musicali e culturali. Come lo stesso Pete Dale afferma:
Molti di questi ragazzi sono cresciuti con questa musica, e anche i loro fratelli, zii e amici la conoscono. Probabilmente è possibile che anche i loro genitori potrebbero essere stati raver agli albori della acid house, o degli anni seguenti in cui c’è stata la happy hardcore e altre forme più dure di musica dance ripetitiva che ha fatto da colonna sonora per le vite di innumerevoli giovani
 L’intenzione sta quindi nel condurre l’esistenza di questo tipo di cultura e di movimenti musicali all’interno delle scuole di musica e nella cultura britannica. L’idea che scaturisce da questo studio è quindi quella di portare l’ambiente scolastico ad un livello sempre più prossimo al mondo sociale, attualizzandolo e aggiornandolo, cercando di renderlo un luogo familiare ed accogliente, abbattendo e modificando quell’atteggiamento che tende a giudicare troppo frettolosamente una categoria di persone in base al genere di musica ascoltato.
Leggi per intero la conversazione qui.

Matteo Gualeni