ninety six − 86 =

L’ultimo lavoro del trio britannico Prodigy ha scalato le classifiche di vendita del Regno Unito, posizionandosi davanti a stelle del pop come Ariana Grande e Barbara Streisand.

No Tourists” vince e convince. Lo dicono i numeri. Il nuovo LP dei Prodigy pubblicato lo scorso 2 novembre sull’etichetta Take Me To The Hospital si piazza direttamente in vetta alle classifiche del Regno Unito nella sua prima settimana di vendita. Effettivamente l’LP  che segue la pubblicazione di “The Day Is My Enemy” (di cui vi avevamo annunciato l’uscita QUI), si differenzia dal precedente album e da quello ancora anteriore “Invaders Must Die” per delle sonorità che rimandano molto alle origini e al periodo d’oro del gruppo.

Se Invaders Must Die ha aperto una piccola porticina verso delle sonorità più pop e, se vogliamo, EDM, The Day Is My Enemy ha riportato i Prodigy in una dimensione più originale, con delle piccolissime influenze provenienti dalla club music. “No Tourists” invece, si caratterizza per strizzare l’occhio ai fan della prima e della seconda ora, racchiudendo in sé le sonorità di capolavori come “Music For The Jilted Generation” e “The Fat Of The Land”, album che hanno consacrato i Prodigy come icone della musica elettronica degli anni ’90.

No Tourists” possiede infatti tutta l’aggressività di “The Fat Of The Land”, facendoci ritornare con la mente indietro di 21 anni a pietre miliari come “Smack My Bitch Up” e “Breathe”. Ma non è finita qui: il nuovo lavoro contiene anche quel suono sporco, dark e industriale, che ha portato “Music For The Jilted Generation” in vetta alle classifiche nel 1994. Con una carriera trentennale e numerosi dischi d’oro e di platino in bacheca, i Prodigy sono tornati ad essere i Prodigy dopo 21 anni dal successo planetario di “The Fat of the Land” e una parabola artistica che sembrava essersi stabilizzata nei decenni successivi.

No Tourists” è infatti un disco di valore, un disco dove lo stile originario del trio è ben riconoscibile, un album piacevole che si fa ascoltare e riascoltare volentieri senza stancare, senza forzature. Un lavoro che ci riporta direttamente alla metà degli anni ’90 e restituisce ai Prodigy la posizione che meritano nelle classifiche e nelle cronache di settore internazionali.