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In occasione della sua esibizione di questa sera al Rashõmon Club di Roma per Resistance is Techno, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Regal (vero nome Gabriel Cassina), oggi uno degli artisti spagnoli maggiormente alla ribalta sulla scena techno.

Nato e cresciuto a Madrid, ma con origini italiane, vissuto a Berlino per un periodo di tempo, Regal suona e produce un suono che è il compendio di tutte queste influenze, ma che riflette anche uno studio “24/7 e davvero intenso” di tutti i generi e sotto-generi della techno. Nelle sue produzioni, infatti, ritroviamo sonorità potenti, come nella migliore tradizione techno spagnola, ma anche acid, trance e rave, per un risultato davvero unico.

L’unicità e la necessità di essere fedeli al proprio imprint è proprio uno dei concetti alla base di Involve Records, etichetta fondata dall’artista e che quest’anno compie 5 anni, celebrando con un tour che termina proprio questa sera al Rashõmon.

Regal ci ha raccontato degli artisti che sceglie per Involve Records, del suo passato da “clubber tardivo” e dell’influenza che questo ha avuto sulla sua musica, insieme ad anticiparci qualche novità del suo ricco 2019. Godetevi l’intervista!

 Ciao Gabriel e benvenuto su Parkett. Stasera sarai ospite al Rashõmon Club, ti piace suonare in Italia? Cosa pensi dei club e del pubblico del nostro Paese?

Mi fa sempre piacere suonare in Italia, anche se devo ammettere che nell’ultimo anno non ho potuto visitare molto il vostro Paese. L’Italia è un posto speciale dove suonare ed il pubblico è davvero caloroso ed appassionato.

La serata è organizzata da Resistance is Techno e dedicata alla tua etichetta Involve Records. Ci racconti qualcosa di più sulla tua label e sul tipo di suono che ti interessa?

Questo sarà l’ultimo show di un piccolo tour che abbiamo organizzato per celebrare il quinto anniversario di Involve Records. Tutto ruota intorno all’idea di rimanere fedeli al proprio sound: ecco perchè abbiamo deciso di chiamare il tour “5 Years In Love With Involve“.

Parliamo degli artisti che scegli per la tua etichetta, alcuni di questi nomi sono italiani come Z.I.P.P.O. (che suonerà anche al Rashõmon Club stasera), Boston 168, Exilles: possiamo aspettarci delle collaborazioni con alcuni di questi artisti nel futuro?

Molti degli artisti che hanno prodotto su Involve sono italiani, è vero! E’ divertente, perchè non è stato qualcosa di programmato, semplicemente è successo. Ovviamente ci sono anche altri artisti non italiani, come Jeroen Search o Alien Rain con cui ho collaborato per alcuni remix. L’etichetta è basata su valori di unità ed amicizia, quindi è naturale che ci saranno collaborazioni tra di noi.

Ho letto in una tua intervista precedente che non sei mai stato un clubber, fino a quando non hai iniziato a girare il mondo grazie alla tua musica. Questo mi è sembrato interessante, soprattutto considerando che la musica che suoni e produci è fatta per la pista da ballo. Come può qualcuno che non è mai stato un clubber conoscere il dance-floor così bene?

Beh, in realtà ero un clubber, ma diciamo che ho iniziato tardi. Ho cominciato ad ascoltare musica elettronica all’età di 16 anni, ma ho conosciuto i club tre anni dopo. Quando ho scoperto la techno, ho iniziato ad ascoltarla 24/7, davvero intensamente. Forse è per questo che la maggior parte delle mie produzioni sono fatte per le ore di punta sul dance-floor.

Il tuo suono può essere descritto come techno spagnola, per la sua potenza ed intensità, ma è anche contaminato da influenze acid, trance e rave che sicuramente arrivano da altri Paesi e tradizioni. Da dove ha origine questa combinazione così particolare?

Quando sono entrato nel mondo della musica elettronica, inizialmente ascoltavo Trance, poi sono passato da Gabber a Schranz per poi finalmente scoprire l’Acid Techno, grazie a Plastikman ed Emmanuel Top. Penso che il mio suono di oggi sia una sorta di mix di tutte queste influenze.

Ci sono dei progetti per il 2019 che vuoi condividere con noi?

Il 2019 inizierà con alcuni remix che ho fatto per amici. Ci sarà anche una collaborazione con Alien Rain di cui sono particolarmente orgoglioso, perchè sono sempre stato un grande fan del suo suono. Ovviamente, c’è molto altro in cantiere per il resto dell’anno!

C’è qualche posto dove non sei stato e ti piacerebbe suonare?

Ci sono molti posti in cui mi piacerebbe suonare, soprattutto per grandi festival come il Kappa Future Festival, o club conosciuti a livello mondiale come il Cocoricó.

Dalle tue pagine sui social, sembri particolarmente interessato anche ad altre forme d’arte come i video, ad esempio. Pensi che sia un territorio magari meno esplorato dal genere techno? 

Certo, io credo che i video techno siano un perfetto completamento di qualsiasi produzione del genere. Molte delle tracce techno sono strumentali, quindi il messaggio dell’artista viene lasciato all’interpretazione di chi ascolta. Fare un bel video può, in questo senso, aiutare a far capire agli ascoltatori quello che l’artista voleva trasmettere con la propria musica.

 

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Amsterdam Drunk Event 2018 📹 @adrianrodd 🙏🏻 @leeon.official #ade2018 #stillraving

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Ultima domanda, magari un po’ scomoda: qualche mese fa la tua dichiarazione che “la techno deve aspirare a diventare mainstream” fece il giro della rete. In un tuo successivo post, spiegasti che l’idea dietro quella affermazione era semplicemente la necessità di raggiungere sempre più persone. In un’altra intervista, poi, ti lamentasti di quanto sia facile oggi per alcuni artisti copiare tracce di altri artisti e buttare nuovo materiale sul mercato.  Non sei dell’idea che se c’è un genere che ancora vende senza essere troppo mainstream, quello sia la techno? Non dovrebbe rimanere così?

Ci sono tanti concetti in questa domanda. Il fatto che alcuni copino tracce di altri non ha niente a che vedere con il fatto che la techno diventi mainstream o meno – semplicemente  è dovuto al fatto che certi artisti siano pigri e senza creatività. Per quanto riguarda le vendite, le etichette techno andavano molto bene quando techno e house erano generi nuovi e rivoluzionari. Oggi, a causa della rivoluzione digitale, questo è sicuramente più difficile. Certo, ci sono grandi etichette che vendono abbastanza da vivere solo di quello, ma nello stesso tempo le piccole label nascono e muoiono nel giro di mesi a causa di vendite basse o perchè gli artisti e le persone dietro di esse non possono dedicarsi completamente alla musica. Se la techno raggiungesse più persone, ci sarebbero più vendite, il che significherebbe pagare sia chi sta dietro le etichette, che gli artisti stessi, facendo crescere le label e producendo più musica di qualità.


ENGLISH VERSION

Before his show at Rashõmon Club for Resistance is Techno, we caught up with Regal (real name Gabriel Cassina), whose artistic figure rapidly got to the forefront of the techno scene, with a brilliant career started just in 2012.

Born and raised in Madrid, but with Italian origins, having lived in Berlin for some time, Regal plays and produces a sound that’s “a sort of mix” of all these influences, but also the result of a “very intense, 24/7” study of all things techno.

In his productions and sets you will find that very powerful sound typical of the Spanish techno signature, but also acid, trance and rave influences, for a final output that’s truly unique.

The need of being unique and “faithful to your own sound” is at the very core of Involve Records, label founded by Regal and just turned 5 years old, a milestone celebrated with a tour ending at Rashõmon tonight.

The artist explained us how he chooses the artists that he wants to release on his label, told us about his past as “late clubber” and how this influenced his sound, as well as sharing with us some previews of his 2019.

Enjoy the interview!

Hi Gabriel and welcome to Parkett. You are scheduled to play at Rashõmon Club next Friday 14thDecember. Do you enjoy playing in Italy? How do you feel about the crowd and clubs in our country?

I always enjoy playing in Italy, even if in the past year I haven’t visited the country that much. I think Italy is a very special country to play and the crowd is always really powerful and passionate.

The night will be organised by Resistance is Techno and dedicated to your label Involve Records. Can you walk us through the idea of having your own label and the type of sound you are after?

This will be the last showcase of a small tour we have done this year for the 5th anniversary of the label. It’s all about the concept of staying true and faithful to our sound, which is the reason we decided to call the tour“5 Years In Love With Involve“.

What about the artists that you choose to release on your label? Some of these names are Italian like Z.I.P.P.O. (playing tonight at Rashõmon too), Boston 168, Exilles: will we see any collaborations with these guys in the future?

Most of the Involve artists are Italians, which is funny because I actually never planned to sign so many Italian artists… it just happened! Nonetheless there are also other artists on the label who are not Italian – like Jeroen Search or Alien Rain with whom I already collaborated on some remixes. The label is based on friendship and unity, so I’m sure there will be more collaborations between us.

I read in some of your previous interviews that you weren’t a clubber at all, before starting touring the world with your music. This is interesting, especially considering the type of music that you play and produce – real bangers! How someone who hasn’t been a clubber, can know the dance-floor so well?

Well… I was a clubber, but I was a late one. I started listening to electronic music when I was around 16 years old. Instead, I discovered the clubbing scene three years later. When I discovered techno, I spent my days listening to it 24/7 in a very intense way, which probably is the reason why most of my productions are made for the dance-floor peak time.

Your sound can be described as Spanish techno, in terms of its power and intensity, yet it’s very contaminated by acid, trance and rave influences that are surely from other countries and traditions. Where does this peculiar combination come from?

When I got into the world of electronic music,  I started listening to Trance and then went from Gabber to Schranz, untill I finally discovered Acid Techno (Plastikman and Emmanuel Top). I guess the sound I have today is a sort of a mix between all these early influences.

Some upcoming projects for 2019 that you want to share with us?

The year will start with a few remixes for some friends. Also there will be a collaborative EP with Alien Rain, which I am very proud of since I’ve always been a big fan of his Acid sound. Obviously there is more to come over the rest of the year!

 Is there a place where you haven’t played yet and would love to?

There are many places where I would like to play, especially big festivals like Kappa Future Festival or classic clubs known worldwide like Cocoricó.

 From your social pages, you seem to be interested in other forms of art like audio-visuals and videos in general. Do you think this is maybe a less exploited territory for techno?

Of course, I think that techno videos are a fantastic opportunity to complete the music production of a track. Most of the techno tracks are just instrumental pieces, so the message of the artist depends on the interpretation of the listener. Making  a nice video could help the recipients to better understand the message behind a track.

Finally, a few months ago you headlined the news when you said that “techno should aim at being mainstream”. You then explained in another post that the idea behind that thought was just about reaching more people. At the same time, in another interview you were complaining about how easy is today for people to rip off tracks of other artists and just put their stuff easily on the market. Don’t you think that if there is a genre that still manages to sell without being too mainstream, that is techno? Shouldn’t it remain like that?

There are many mixed concepts in this question. The fact that some artists rip off tracks has nothing to do with techno becoming mainstream or not- it’s more about those artists being lazy and lacking creativity. Regarding the sales, techno labels were doing very good back in the days when ouse and techno music was new and revolutionary. Nowadays, because of the digital revolution, it’s way more hard. Yes, there are a few big labels that manage to sell enough to make a living, but there are so many small labels that come to life and die in a matter of months because of the poor sales and because people behind the label and the artists cannot fully concentrate on the music. If techno could reach more people there would be more sales, which would translate into being able to pay both the people working for the label and the artists for their music, growing labels and releasing more quality music.