+ seventy six = seventy nine

Nella scena techno europea c’è una rispettabilissima etichetta chiamata ‘Involve’, che ospita dei grandi artisti come Pär Grindvik che a breve rilascerà uno stupendo LP (QUI) o gli italiani Boston168, di imminente uscita per la Attic.
Il proprietario è l’italo-spagnolo Regal, al secolo Gabriel Cassina, che ha preparato uno stupendo EP di quattro tracce intitolato “Salie“, in uscita a maggio in formato vinile e digitale.

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare in preview Salie di Regal: si articola intorno al suono graffiante della TB-303, leggendaria piccola belva della Roland, simbolo indiscusso del suono “acid” dalla sua nascita fino ad oggi e che il nostro ama molto – basti dare un ascolto alle sue precedenti release, come la stupenda “Repeat” (INV008). Il suo suono verace infatti lo si ritrova in tutte e quattro le tracce e stupisce per la capacità di integrazione in tessiture anche relativamente lontane dalla acid pura.

Spesso infatti la voce della 303, egocentrica per sua natura, si mette al centro aprendosi e chiudendosi nel suo mantra ossessivo che accompagna l’intero brano, mentre alle sue spalle si staglia un pad che ritrae scenari che ci appaiono presi direttamente dal mondo ambient, capaci di tutt’altro tipo di argomentazione. Il contrasto è davvero notevole, piuttosto inedito e assolutamente ben ponderato. Le quattro tracce presentano una gran variabilità.

In apertura abbiamo “Communications“, una particolarissima aria elettronica scandita da un tempo assai lento, un beat ben lontano dalla techno classica, in cui una sognante aurora boreale in versione acustica si muove lentamente nella profonda notte siderale espandendosi in tutto l’headroom, mentre sulla Terra la 303 manda segnali verso civilità invisibili, aspettando una risposta senza mai disconnettersi. Segue la più tradizionale “Impulsive feelings“, cassa dritta e gambe che vanno da sole, ossessiva come da copione, in cui un choir piuttosto sinistro è la parte più variabile, sale e scende implacabile, trascinandoti in un movimento di cui diventi tutt’uno con lui e ti dimentichi tutto ciò che hai intorno.

Sei costretto a tornare sulla terra solo per un attimo, per girare il disco, perchè sul lato B troviamo la spettacolare title-track, stavolta più luminosa ma sempre decisamente techno. Un bel kick pieno e corposo, molto chiuso, quasi come ascoltato attraverso un muro o da sott’acqua, arricchito dall’immancabile 303 che pare incitarti continuamente e da altri elementi ritmici che fanno andare il brano come un treno alta velocità.

Bellissimo è il semplice tema basato su accordi vagamente dub-techno, che fluttuano a mezz’aria riverberati ed echeggiano sopra la testa, a tratti molto aperti ma che vanno periodicamente a chiudersi, conferiscono lo stile da club al brano. E’ uno di quei pezzi che potresti ascoltare anche per sei ore di fila senza stancarti. In chiusura troviamo forse la traccia con il titolo più bello, “Tears of God“, che è anche la più complessa ritmicamente parlando, con la 303 che stavolta non fa da collante universale ma anzi dialoga con gli elementi melodici e fa da voce che risponde al pad.

Stavolta quindi viene meno al suo ruolo da bassline e azzarda un vero e proprio discorso, con le sue note a mo’ di laserata vagamente aphex-twiniane – anche se ci sono punti in cui scopriamo che quel basso levigato e rotondo in sottofondo è sempre lei, e ci accorgiamo dell’eleganza compositiva proprio in virtù della difficoltà a distinguere i due ruoli della 303, che si intrecciano con grande naturalezza e diventano una cosa sola nelle parti in cui il beat tace momentaneamente. Un lavoro davvero originale, potente ed elegante. In puro stile Regal.

Paolo Castelluccio