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Oggi la club culture sta vivendo un’epoca di evidente crisi per mille motivi, alcuni dei quali abbiamo parlato in questo articolo, ma quali sono i club più influenti di sempre? Ormai i locali spuntano come funghi e nel giro di poco tempo spariscono senza aver lasciato particolari tracce. Ruota tutto intorno al puro business, vista la crescente concorrenza tra discoteche, e non c’è più spazio per passione e ricercatezza; l’unica cosa che conta è chiamare il grande nome e riempire il locale fino a ben oltre il limite. Manca spesso il rispetto per il clubber e la voglia di creare qualcosa di nuovo, e questo perché non c’è più alcuna emozione nell’andare in discoteca.

Ma sappiamo bene che non è sempre stato così. Anzi. C’è stato un periodo d’oro per i club. Quel periodo in cui erano una novità. In cui il clubbing era passione e trasgressione. In cui ci si andava esclusivamente per la buona musica e per ballare. Ed è proprio in questo periodo, a cavallo tra gli anni 80 e i primissimi 2000, che alcuni locali hanno letteralmente fatto la storia. Infatti alcuni, sebbene chiusi da molto tempo, sono ancora oggi riconosciuti come dei veri e propri templi della musica.

Il sito Pulseradio ha stilato una classifica dei dieci locali più influenti di sempre nel panorama della musica underground. Voi siete d’accordo? Pensate che ci sia qualche club che manca all’appello? Vi riportiamo fedelmente la classifica stilata da loro.

10. Ostgut (1999-2003)

Il predecessore del Berghain, di cui abbiamo parlato poco tempo fa in questo articolo, non ha solo il merito di essere stato, appunto, l’antenato di quello che oggi è riconosciuto come il miglior club al mondo, ma è sicuramente uno dei locali che portarono Berlino e parte della scena europea a essere ciò che è oggi. Non per nulla il suo nome vive ancora oggi in una delle label più importanti di sempre.

9. Nation (1992)

Il locale con sede a Liverpool è famoso per essere da più di vent’anni la casa del Cream, celeberrimo evento che avrebbe dato poi alla luce Creamfields, uno dei festival più importanti al mondo, e per aver ospitato negli anni 90 dei giovanissimi Pete Tong, David Morales, Paul Oakenfold. Punto di riferimento assoluto per tutta la scena UK, tra le più fiorenti a livello globale, e per essere stato presente fin dalla metà degli anni 90 ad Ibiza, sempre con Cream.

8. Tresor (1991)

Il Tresor è indubbiamente uno dei primi club europei, forse il primo, in cui la vera Techno attecchì e trovò spazio. Quest’anno il leggendario locale berlinese compie 25 anni, e in tutto questo tempo non è mai sceso una sola volta a compromessi, proponendo sempre le migliori sonorità mondiali e puntando prepotentemente sui giovani artisti emergenti, oltre ai nomi più conosciuti e già apprezzati. Un locale magico anche nella location, che fu di fondamentale importanza per Berlino soprattutto quando, caduto da pochissimo il muro, si avviava a diventare la capitale della techno europea.

7. Venue 44 (1992-2008)

Altro punto di riferimento della scena inglese, il Venue 44 di Mansfield è passato alla storia per essere stato il luogo della nascita di Renaissance, storico brand associato ad artisti del calibro di Sasha John Digweed. Riconosciuto soprattutto per gli afterhour che vedevano i clubber arrivare direttamente dall’Haçienda o dal Back2Basics per ascoltare il sound di Sasha alle 7 del mattino, rimane uno dei locali più stimati di sempre, soprattutto per la label associata a Renaissance.

6. Omen (1988-1998)

Fondato da un giovanissimo Sven Väth, l’Omen di Francoforte fu uno dei primissimi club a proporre musica house e techno. Riconosciuto ancora oggi come il luogo dei nascita della techno in Germania, dovette chiudere dopo 10 anni per problemi con i proprietari del locale, ma tanto gli bastò a diventare un punto di riferimento mondiale, nonostante stiamo parlando della Germania Berlino-centrica.

5. The Haçienda (1982-1997)

Probabilmente il primissimo locale a proporre la house music di recente nascita statunitense, l’Haçienda di Manchester fu anche un importantissimo punto di riferimento per il diffondersi della acid house e del movimento rave, oltre ad essere stato la rampa di lancio per Laurent Garnier e i Chemical Brothers, tra gli altri. Tra diversi problemi di bilancio, soprattutto durante gli inizi e gli ultimi anni, il locale chiuse nel 1997, ma per alcuni tempi fu considerato il più famoso locale al mondo.

4. Shoom (1987)

Altro club fondamentale per la scena inglese, lo Shoom di Londra nacque dalla mente di Paul Oakenfold, Danny Rampling e Nicky Holloway i quali, di ritorno da una vacanza a Ibiza, volevano ricreare l’atmosfera tipica della isla. Nacque così un club rivoluzionario che, insieme ad Haçienda, Venue 44 e Nation, crea l’anima della scena rave inglese.

3. Amnesia Ibiza (1976)

Il club più rappresentativo di Ibiza. Il più longevo a riscuotere ancora oggi un immenso successo. Forse il più famoso al mondo. L’Amnesia, dopo aver contribuito fortemente alla nascita dell’Ibiza che conosciamo oggi e dopo aver ospitato in quarant’anni praticamente ogni artista possibile, si prepara all’imminente ennesima stagione strabiliante. Un club che sembra immortale.

2. The Warehouse (1977-1982)

Finora abbiamo parlato di locali che hanno contribuito alla diffusione in Europa di determinati generi musicali. Ma qui siamo di fronte ad un locale che vide la nascita della musica house, tanto che il nome di questo genere si deve proprio a questo storico locale. Al Warehouse di Chicago il resident era un certo Frankie Knuckles, ed è in questo locale gay che si è passati per la prima volta nella storia dalle sonorità disco e R’n’B al genere di cui Knuckles è considerato padrino. Non sappiamo come sarebbe la club culture oggi se questo locale non fosse mai esistito.

1. Paradise Garage (1977-1987)

Praticamente il primo “club” al mondo. Il primo locale in cui l’attenzione fu accentrata sulla musica e sulla figura del dj. Qui, soprattutto grazie al fondatore Larry Levan, nasce il clubbing come lo concepiamo ora. Qui muovono i primi passi artisti come Danny Tenaglia o i Masters At Work e passano leggende quali Gloria Gaynor, MadonnaGrace Jones, Whitney Houston e Diana Ross.

Alberto Zannato