Rewire Festival tornerà a L’Aia dal 9 al 12 aprile 2026 per la sua quindicesima edizione.

Rewire Festival è pronto a tornare con un programma variegato ed equilibrato. Le prime due ondate di artisti annunciate delineano un programma che mette in relazione linguaggi sonori diversi, spesso distanti tra loro, ma accomunati da un approccio sperimentale e da una forte attenzione alla forma.

Oneohtrix Point Never è tra le presenze centrali di questa edizione. Il suo lavoro attraversa elettronica, composizione e cultura pop, utilizzando strutture digitali complesse e riferimenti frammentati. Le sue performance sono costruite come ambienti sonori in costante trasformazione, dove il suono diventa anche riflessione sul linguaggio musicale contemporaneo.

Blawan porta invece un’idea di club music spinta verso territori più ruvidi e fisici.

Su coordinate affini si muove KAVARI, che fonde industrial, EBM e influenze metal in un suono denso e teso, pensato per il contesto live. Una dimensione più introspettiva emerge con james K, il cui lavoro ruota attorno a voce, texture elettroniche e scrittura minimale. Le sue composizioni creano spazi emotivi sospesi, lontani dalla forma-canzone tradizionale.

Malibu lavora su sonorità ambient e trance dilatata, costruendo paesaggi sonori lenti e immersivi, mentre Smerz continua a esplorare un pop destrutturato. La presenza di artiste come Suzanne Ciani e Beverly Glenn-Copeland introduce un dialogo con la storia dell’elettronica e della musica sperimentale. Nel caso di Glenn-Copeland, il ritorno alla performance dal vivo aggiunge un elemento di intimità e attenzione all’ascolto, rafforzato dalla collaborazione con la sua partner Elizabeth.

La seconda ondata di annunci amplia ulteriormente il raggio del festival.

Kim Gordon presenta un progetto che unisce spoken word, minimalismo e stratificazioni sonore, Laurel Halo prosegue la sua ricerca su un’elettronica fluida, capace di muoversi tra club, ambient e composizione, KMRU lavora invece con field recording e frequenze ambientali, trasformando il suono in uno strumento di percezione dello spazio.

Completano la line up artisti come Aaron Dilloway, figura chiave della scena noise americana, Nihiloxica, che intreccia percussioni tradizionali ugandesi e musica elettronica, e Shapednoise, il cui lavoro si concentra sulla decostruzione delle estetiche industriali.

Attivo dal 2011, Rewire si è affermato come uno dei festival europei più attenti alla ricerca sonora e alle pratiche interdisciplinari. Nel corso degli anni ha ospitato tributi, commissioni originali e debutti significativi, coinvolgendo artisti come Meredith Monk, Ryoji Ikeda, Grouper, Jenny Hval e Mira Calix. La quindicesima edizione conferma una direzione curatoriale coerente, che continua a esplorare il suono come esperienza, linguaggio e spazio di ricerca.