“Kora” è il nuovo ep di Skrillex, la sua prima uscita del 2026. Sul significato del nome non esistono interpretazioni certe: Kora potrebbe essere l’abbreviazione della parola giapponese Korabu, che significa “collaborazione”.
Non a caso, in questo EP di tre brani compaiono artisti che hanno già lavorato con Skrillex in passato, tra cui Eurohead, Sacred Family, Whitearmor, Siickbrain, Varg2™ e swedm®. Skrillex, nome d’arte di Sonny John Moore, è una figura centrale nella musica elettronica degli ultimi quindici anni. Dopo gli esordi nella scena post-hardcore, ha ridefinito il suono del dubstep nei primi anni 2010, imponendosi per un’estetica aggressiva e fortemente riconoscibile. Nel corso della sua carriera, però, ha progressivamente ampliato il proprio linguaggio musicale, avvicinandosi a sonorità più sperimentali e ibride, come dimostrano le sue produzioni più recenti.
In “Kora” emerge una maggiore attenzione al ritmo percussivo e ripetitivo, a discapito della componente melodica. Rispetto agli album precedenti, l’impostazione musicale risulta decisamente diversa: nei nuovi brani i veri protagonisti sono il ritmo, la reiterazione dei suoni e le percussioni. Guardando invece alle uscite più recenti, come “Fck Skrillex you think ur Andi Warhol but ur not11<3”*, si possono già individuare elementi sonori più vicini a quelli presenti in questo lavoro.
Nel nuovo Ep Skrillex sceglie una produzione più pulita, caratterizzata da suoni ben distinti e ripetitivi, capaci di costruire un ritmo ipnotico. I drop non sono improvvisi o drastici, ma vengono raggiunti gradualmente, mantenendo costante la tensione del brano. In questo modo le tracce non esplodono in maniera netta, ma si sviluppano in continuità, contribuendo alla creazione di un’atmosfera ipnotica e coerente.
Le collaborazioni non stravolgono il progetto di Skrillex, ma vengono integrate al suo interno, senza alterarne l’impianto concettuale. Si tratta di uno Skrillex diverso da quello a cui eravamo abituati, ma non irriconoscibile: si avverte una chiara maturazione del suono, che porta l’album verso una dimensione più concettuale e sperimentale.
Cecilia Sola
