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La carriera di Ricardo Villalobos si snoda attraverso una copiosa serie di produzioni che nel tempo lo hanno fatto diventare uno degli artisti più amati e discussi della scena elettronica internazionale. Il suo approccio stilistico, unito alla volontà di non scendere a compromessi, lo hanno portato ad essere nel corso degli anni, uno dei producers più rispettati da appassionati e, soprattutto, da colleghi e addetti ai lavori.

Cercare di ricreare il percorso artistico di una personalità come quella di Ricardo Villalobos in sole 10 tracce si prospetta un compito quasi impossibile. Provare a destreggiarsi tra tutti i suoi alias, le sue collaborazioni ed i remix prodotti fino ad oggi, richiede una capillare conoscenza dello stile e delle produzioni dell’artista cileno. La sua discografia abbraccia quasi 25 anni di storia e si sviluppa attraverso fasi artistiche complesse e distinte. Ciò nonostante, tutte le produzioni di Villaobos hanno quel tocco di genio che salta subito all’orecchio, quel suono inconfondibile. Non stiamo parlando di minimalismo, parola più che mai inflazionata se associata al suo nome, parliamo piuttosto di sonorità calde, avvolgenti, in qualche modo essenziali.. Pur avendo moltissimi esempi di minimalismo e sperimentalismo, è innegabile non riconoscere la profonda ricchezza che racchiudono le sue produzioni. Ad ogni ascolto si possono carpire dettagli nuovi, che arricchiscono i vari livelli su cui si snoda il tema. La musica allora si evolve in maniera organica, dando vita ad un sistema che presuppone un ascolto attento ed accurato.

Senza ombra di dubbio Villalobos non è un artista facile. La sua genialità coniuga perfettamente idealismo e dancefloor, ascolto domestico e palcoscenici internazionali, dando vita a dei lavori che riescono sempre a proporre qualcosa di autentico. Nulla è casuale nell’opera del cileno, nessuno dei suoi brani può far pensare (anche solo per un momento) ad un approccio superficiale. Il risultato è sbalorditivo: l’armonia con cui scorrono tracce che, di media, non sono mai più corte di 10 minuti, è una qualità che difficilmente si ritrova in altri producers a lui contemporanei.

La selezione che abbiamo deciso di proporvi mette in evidenza proprio queste caratteristiche della personalità di Villalobos. Uscita dopo uscita, il cileno ha saputo equilibrare tutti questi aspetti, conducendoci in un’esperienza quasi mistica che va al di là del semplice rapporto che ognuno di noi ha con la musica e con i club.

#1 Richard Wolfsdorf – Bosch, 1996

Bosch è uno dei primi dischi di Villalobos, uscito sotto il primo moniker, la traduzione in tedesco del suo nome di battesimo. È costituito da un groove intenso e suoni acidi inconfondibili, che rimarranno per anni nelle orecchie di chi ascolta e nelle bag dei dj di tutto il mondo. Un opera che è uno statuto della musica del cileno e che ne segna l’entrata, prepotente, nel firmamento dei produttori di primissimo livello, un solco nella storia della musica elettronica, conosciuto anche dai meno avvezzi. Il disco, esce per l’etichetta Research, label tedesca con sede a Francoforte, chiusa nel 2004. Bosch è forse una delle sue produzioni più conosciute ed è stata ballata in ogni angolo del pianeta. Iniziando la leggenda del cileno.

#2 Riccardo Villalobos – Waiworinao, 2003

Siamo nei primi anni 2000. Villalobos è un talento ormai affermato sia come produttore che come dj; la naturale evoluzione degli eventi porta, dopo l’uscita di numerosi EP, alla nascita del suo album di debutto. Nel 2003, su Playhouse, esce Alcachofa. L’album diventa immediatamente un classico, le sue sonorità iniziano a creare una tendenza che per tutti gli anni 2000 influenzerà le produzioni Techno e Minimal. Il suono del cileno ormai è maturo, raffinato, è stato levigato e studiato per creare momenti di pathos difficili da replicare. Alcachofa contiene i capolavori “Easy Lee” e “Dexter”, colonne portanti della stilistica del cileno, tanto da essere ripubblicate in versione ep sulla sua label, Sei Es Drum, nel 2015. La traccia che secondo noi è fondamentale per il cammino che stiamo percorrendo, importantissima per capire l’idea del musicista Villalobos, è “Waiworiano”. Gli 8 minuti della composizione racchiudono in sé tutta la tradizione iberico-latina da cui proviene, messa in evidenza dal delicatissimo suono della chitarra che rappresenta l’elemento più alto e sublime della composizione. Gli altri samples che la compongono, dalla parte ritmica al basso, ricreano un’atmosfera calda e avvolgente che si distende nota dopo nota, un abbraccio paradisiaco. Un’intuizione geniale che viene inserita solamente nella versione CD dell’album, per rendere questo supporto considerato meno “nobile” del vinile un qualcosa che nasconda un tesoro dal valore inestimabile.

#3 Ricardo Villalobos – Sieso, 2005

Sieso è una delle canzoni meno considerate e, forse, meno conosciute ai più. Per noi invece, è uno degli snodi cruciali della sua carriera. “Achso” esce negli anni che i fan più nostalgici indicano come i migliori in assoluto della sua discografia. Ma perché è importante quest’uscita rispetto ad altre dello stesso periodo? In primis perché pubblicata su Cadenza, label di Luciano che in quegli anni era al picco della sua inspirazione in quanto a raffinatezza e gusto tra il vasto panorama di autori che si dedicano alla musica. In secondo luogo perché la traccia è un vero e proprio emblema della fase minimalista dell’autore: melodico e malinconico, “Sieso” è uno dei pezzi più “freddi” composti da Villalobos. Ciò nonostante, il suo ascolto è più che piacevole, allontanandosi per un attimo dal dancefloor, riprende quella linea compositiva iniziata da “Waiworiano”, inserendosi in una visione musicale che tende a valorizzare più il concetto che l’impatto, rompendo parzialmente quel rapporto con il dancefloor che è sempre stato al centro della sua produzione. Un’uscita diversa dal solito, che meriterebbe un posto più alto nella revisione dell’opera di Villalobos.

#4 Depeche Mode – The Sinner in Me (Ricardo Villalobos Conclave Remix), 2006

La passione di Ricardo Villalobos per i Depeche Mode è smisurata, il DJ stesso non ne ha mai fatto un mistero: si tratta di vero amore, un amore che il cileno ha apertamente dichiarato a tutto il mondo. E allora quale modo migliore per fare coming out, se non quello di produrre un remix del suo gruppo preferito? Nonostante molto spesso sia difficile superare la bellezza dell’originale, soprattutto quando stai decostruendo qualcosa a cui sei legato, Villalobos si getta nell’impresa tirando fuori un vero capolavoro.

“The Sinner In Me” rappresenta l’omaggio che Ricardo Villalobos fa al suo primo grande amore. Oltre ad essere un esempio inconfutabile di come egli possa benissimo eccellere nella proposta di materiale proprio e dimostrare, contemporaneamente, la stessa maestria nella ricomposizione di materiale altrui, il remix è diventato da subito un classico in ogni angolo del globo. Pubblicato durante uno dei periodi “aurei” della sua carriera, è diventato uno dei club anthems più ballati e conosciuti al mondo. Non c’è dancefloor in cui non si stato proposto, non c’è clubber che non l’abbia ballato o dj che non l’abbia suonato. Lo si può riconoscere già dai primi tre battiti delle claves; la sua struttura riesce a fondere al meglio il vocal dei Depeche Mode con le classiche percussioni a cui ci ha abituato il produttore, creando una traccia che per la sua piacevolezza sembra facile, ma che si evolve progressivamente su vari livelli del tema, in un crescendo che farebbe muovere anche i più restii. Semplicemente divino, è un dono che il cileno fa alla sua band e a tutto il mondo, dieci anni dopo la sua consacrazione con Bosch.

#5 Ricardo Villalobos – Primer Encuentro Latino Americano, 2007

Come si rende unica la propria uscita sulla compilation per eccellenza? Facendola diventare una compilation di produzioni e remix a proprio conto. Difficile scegliere un pezzo rappresentativo dal suo mix realizzato nel 2007 per la registrazione di Fabric 36. Tra tutti, abbiamo deciso di proporvi “Primer Encuentro Latino Americano”, che ha tutte le carte in regola per essere uno dei migliori dischi di Ricardo Villalobos. Con il suo kick profondo ed i vocals esotici, accompagnati da riprese lineari di charleston e percussioni, “Primer Encuentro” è un brano che non smetteremmo mai di ascoltare. Un esempio fine di autenticità, anche se contaminato in parte dalle sonorità più grezze della sua prima fase compositiva. Dopo l’anteprima di molti suoi inediti sulla compilation londinese, il cileno decide di pubblicarli come “Sei Es Drum” sulla sua omonima etichetta. Molti possessori della prima edizione in vinile, Sei Es Drum 001, per l’appunto, lamentano un certo skipping sulla prima traccia, difetto che rende ancora più particolare l’LP: la base d’acquisto su discogs parte infatti da 50 euro.

#6 Ricardo Villalobos feat. Argenis Brito – Peculiar 2010

Vocals dissonanti e sound minimalista, un’altro statuto dello stile di Ricardo Villalobos, che ne introduce una delle collaborazioni più interessanti, quella con Argenis Brito, altro sudamericano che ha marcato nettamente l’evoluzione della musica elettronica. I vocals vengono da un vecchio pezzo di Marvin Gaye e sarà proprio questa passione per il campionamento dai pezzi più disparati che darà a Villalobos spunti tra i migliori della sua carriera, esibendo un altissimo esempio del suo talento a tutto tondo. Il titolo è quantomeno autodescrittivo, non del pezzo in questo caso, ma direttamente del produttore.

#7 Ricardo Villalobos – Precox, 2012

Per centrare appieno il punto della questione, non potevamo tralasciare ,anche se nella prima parte lo abbiamo fatto, il rapporto che Riccardo Villalobos ha con Perlon. Lo abbiamo fatto volutamente perché ne abbiamo già ampiamente parlato qualche settimana fa, in occasione dei vent’anni dell’etichetta, dove abbiamo riportato il grande contributo che Villalobos ha dato alla label di Zip, essendo lui uno degli artisti più pubblicati da Thomas Franzmann. Inseriamo solo ora un disco uscito su Perlon perché “Dependent and Happy” è un album dal forte valore emotivo, dal quale non si può prescindere. Sicuramente monumentale, si divide in quattro volumi di cui due doppi dischi, l’opera esce in un momento delicato della carriera di Ricardo Villalobos. Dalla fine degli anni 2000, il DJ e produttore cileno è stato fortemente criticato per delle performance che non erano sempre all’altezza, causate per lo più dalla stanchezza e dalla sua presenza non propriamente brillante in consolle. Gli si è spesso imputata la mancanza di lucidità, di idee nuove e l’essere ormai una versione bollita del Villalobos che tutti conoscono. “Dependent and Happy” arriva sul mercato come una bomba: il disco funziona, è piacevole da ascoltare e prodotto per il dancefloor.  È un’opera complessa, pensata nei minimi particolari, ricca di dettagli e di elementi che provengono dalla tradizione e dalla discografia precedente. Il tutto riproposto in chiave nuova, che riesce a spiazzare anche i più critici: Villalobos è ancora capace di far ballare la gente, e di produrre contenuti di altissimo livello che oltre ad essere coerenti con il proprio passato e con il proprio “intergralismo”, riescono ad essere concepiti in chiave nuova, quella delle tendenze di un decennio appena iniziato, che vedono avanzare la decadenza di un suono statico, astratto e puramente minimale, a discapito di una riscoperta del groove caldo dell’house music. Villalobos è bravissimo nell’accentuare questo particolare, facendo ancora una volta scuola per il genere, rimanendo precursore rispetto a tutti gli altri compositori che si muovono sulla sua stessa linea musicale. Precox è solamente un esempio di questo ritorno, uno dei tanti contenuti nell’album.

#8 DJ Pierre – What Is House Muzik (Villalobos What Is Dub Remix) 2014.

32 minuti e un secondo per catapultarci in un viaggio sonoro e mentale di un livello stratosferico, un remix lungo, lunghissimo, ambientale e mentale. Un esperimento sonoro che strizza l’occhio ai grandi maestri dell’ambient, mantenendo un anima puramente Microhouse o Deep Techno (o in qualsiasi modo la vogliate etichettare): non c’è da stupirsi che abbia ottenuto tutto il benestare e l’ammirazione di DJ Pierre. Ricardo Villalobos strizza così l’occhio a chi lo ha criticato per la sua non essenzialità, la sua volontà di voler pubblicare tracce lunghe, forse troppo lunghe. I primi focolai della polemica si accesero nel 2006, con l’uscita di Fizheuer Zieheuer, che suscitò feroci critiche, molte delle quali lo dipingevano come un produttore provocatorio e senza idee. Otto anni dopo, Villalobos ritorna con una traccia da 32 minuti, minuti in cui il cileno racconta cos’è per lui l’house music, non facendo sconti proprio a nessuno.

#9 Vilod – Safe In Harbour, 2015

Altra collaborazione, decisamente più recente, è quella che ha dato vita a Safe In Harbour. Vilod, nome che fonde Ricardo Villalobos e Max Loderbauer, è un alias che si lancia in sonorità accese, dense, sostanzialmente lontane dai club per ricercare un’anima più Funk e Jazz. I due in Safe in Harbour danno vita al più ricercato dei loro lavori, superandosi e incidendo una vera gemma. La delicatezza del piano, il rullante che dialoga con il ride di accompagnamento, ci introducono in un salotto d’altri tempi. Quello che ci riporta ai giorni nostri è l’interazione acida che gli elementi musicali hanno tra di loro, in una complessità costruita per essere apprezzata ascolto dopo ascolto. Safe In Harbor è la dimostrazione concreta che avanguardia, sperimentazione e visione si possono perfettamente combinare con la tradizione, che per creare qualcosa di nuovo non serve voler essere originali a tutti i costi, ma bisogna invece conoscere bene le basi da cui si deve partire.

#10 Ricardo Villalobos feat. Argenis Brito – Amnesia 2016

Villalobos è tornato? O non se n’è mai andato? Vi abbiamo parlato della posizione che alcuni appassionati hanno nei confronti della sua produzione che va dal 2003 al 2008 circa, considerando quegli anni una chimera che non ritornerà più a livello qualitativo e di polivalenza compositiva. Con le uscite di cui vi abbiamo parlato ora però, è facile confutare questa tesi, soprattutto se prendiamo come esempio Amnesia nella sua completezza (lato a e lato b per intenderci). Abbiamo di nuovo a che fare con una collaborazione con Brito, questa volta la label scelta per la pubblicazione non è più la Sei Es Drum di “Peculiar”, ma Melisma Limited, etichetta fondata da due artisti che sono sempre stati all’avanguardia nel movimento underground sudamericano: Dani Casarano e Felipe Valenzuela. Non occorre sottolineare quanto, anche in questo caso, il lavoro dei due sia egregio, curato nei minimi dettagli, e quanto il sound sia fresco nonostante non tradisca il marchio di fabbrica proveniente dagli anni ’90. Le percussioni sono al centro dell’opera e vengono completate dal motivo vocale. Inutile evidenziare come il pezzo funzioni perfettamente sul dancefloor: arricchito dal pianoforte soul e dal suono delicatamente accennato degli ottoni, Amnesia è un disco che guarda al futuro senza dimenticare il proprio passato. Un disco 100% Ricardo Villalobos.

Chiudiamo l’articolo chiedendo infine scusa per aver, volutamente, saltato capolavori come “808 The Bass Queen” e “Free Your Mind”, uscito sotto il moniker Social Being, o per aver solo accennato ad altri come “Easy Lee”. Ma è evidente come descrivere Ricardo Villalobos sia un’ impresa eccessiva per 10 sole tracce. Ci auguriamo comunque che abbiate gradito quanto noi questo excursus nella carriera dell’artista cileno, e che questo vi sia servito per stuzzicare la curiosità verso altre, 20, 30, 100 produzioni di uno degli artisti contemporaneamente più stravaganti, eccentrici, sorprendenti e clamorosamente talentuosi della musica tutta.

Alessandro Carniel & Franco Amadio