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Un viaggio di dieci tappe attraverso la carriera di Frankie Knuckles, un artista al quale la musica elettronica, come la conosciamo oggi, deve praticamente tutto.

Tra i termini più usati (spesso erroneamente) e abusati nel mondo della musica, sicuramente “house” occupa un posto di primissimo rilievo. Oggi sono pochi a sapere con sufficiente precisione cosa sia la musica house, quali siano le sue radici, quali le sue sonorità tipiche. Chi, invece, ad una certa passione per la musica unisce una conoscenza anche solo rudimentale delle basi, sa non solo che cosa significhi “house”, ma anche a chi si debba la nascita di un genere che ha letteralmente fatto la storia: a Francis “Frankie” Nicholls, meglio conosciuto come Frankie Knuckles.

Musica house, mixing continuo, tre piatti, residenze in club storici tra cui i newyorkesi Paradise Garage e The Gallery e il Warehouse di Chicago. Dopo una carriera di livello incredibilmente alto, specialmente tra anni ’80 e ’90, Frankie si spegne a Chicago il 31 marzo 2014 per complicazioni dovute al diabete.

La sua personalità artistica ha segnato profondamente e indelebilmente la storia della musica da ballo; ma quali sono le tappe principali che hanno tracciato la sua carriera? Noi abbiamo cercato di riassumerle con dieci, immortali tracce:

#1 Live from The Warehouse (1977)

Nel 1971, all’età di 16 anni, Knuckles debuttò come dj al Better Days di New York. L’assoluta squisitezza della sua selezione musicale, composta di tipiche sonorità prettamente black, gli permise di essere notato nel giro di un anno da altre due figure leggendarie. Nicky Siano e Larry Levan, infatti, lo vollero al The Gallery, dove si andò così a formare un trio delle meraviglie considerato il principale responsabile della nascita del mixaggio.

Dopo le successive esperienze a base di disco music al Continental Baths e al Paradise Garage, Knuckles si trasferì a Chicago nel 1977. Qui, su consiglio di Levan, divenne resident del Warehouse. È grazie ad una clientela diversa e particolarmente alternativa che il dj decise di dare una svolta al suo stile: iniziò ad inserire una robusta componente elettronica all’interno della sua tipica selezione black, oltre a proporre rivisitazioni futuristiche e sperimentali di brani estremamente in voga all’epoca. Nasce il primo “prototipo” di musica house.

Non è propriamente una traccia, la qualità del suono è decisamente bassa e non si ha ancora la completa sicurezza della sua autenticità, ma ci sono enormi probabilità che questa sia la prima registrazione di un set di Knuckles al Warehouse, nonché il primo vero reperto “proto-house” della storia della musica. Impossibile non inserirlo.

#2 Let No Man Put Asunder (1983)

Dopo dodici anni di esperienza nei club e in concomitanza con l’apertura del suo locale, il Power Plant, e con l’acquisto della sua prima drum machine, Knuckles muove i primissimi passi nella produzione. Nel 1983 (anche se alcune fonti citano il 1982), infatti, mette le mani su un celebre brano delle First Choice: “Let No Man Put Asunder“.

Uscita nel 1977, la canzone originale è di per sé un finissimo gioiello di pura disco music, ma a renderla ancor più celebre sono i remix editi da Salsoul Records sei anni più tardi; sul lato A la versione di Shep Pettibone, sul B quella di Frankie Knuckles, che rivisita la traccia in versione vocale e strumentale dando vita alla sua primissima “creatura”.

#3 Let The Music (Use You) (The Night Writers) (1987)

Nel 1987 Frankie Knuckles inaugura quello che sarà il suo unico vero alias: The Night Writers. È solo sotto questo nome che Knuckles pubblicherà sull’ennesima importantissima etichetta della sua carriera; la Jack Trax di Damon D’Cruz e Robin King. Proprio su Jack Trax, infatti, esce nel 1987 “Let The Music (Use You)“, uno dei due grandi successi di The Night Writers insieme all’altrettanto celebre “Over You”.

Inizialmente Club Mix e Dub Mix vanno ad occupare il lato A di un EP che vede la partecipazione di BnC aka Bennie Colvin con “House Ain’t Givin Up”; dopodiché Danica Records dedicherà un’uscita esclusivamente alla traccia di Knuckles, con l’inserimento del Radio Mix.

Il brano si distingue per sonorità molto smooth e melodiche e per un basso profondo, tanto che viene spesso considerato come uno dei primi esempi di deep house.

#4 Your Love (1987)

Questo è l’anno che sancisce l’inizio dell’asse Trax Records – Frankie Knuckles, un sodalizio che donerà alla musica decine di perle di irripetibile bellezza. Nei soli due anni precedenti la label aveva ospitato artisti del calibro di Farley Jackmaster Funk, Ron Hardy, Marshall Jefferson, Adonis, Mr. Fingers (aka Larry Heard), Robert Owens e i Phuture, con il loro iconico “Acid Tracks”.

Nel 1987 Knuckles pubblica ben tre dischi su Trax: uno contiene le tracce “Baby Wants To Ride” e “Bad Boy”. Quest’ultima compare anche in un altro disco dello stesso anno: “It’s A Cold World“. Ma è un altro il disco destinato ad entrare nella storia della musica; sul lato A ricompare “Baby Wants To Ride“, che è in assoluto uno dei migliori lavori di Knuckles, ma dall’altra parte del disco c’è la rivisitazione di un brano di Jamie Principle, grande amico di Knuckles, comparso tre anni prima in versione demo.

La Your Love” del 1984 era già un limpido e validissimo esempio di musica house, con la sua caratteristica linea di sintetizzatore e una bassline di notevole spessore. Ma questa primissima versione fu distribuita solo ad alcuni dj in dischi in acetato e cassette. Fu la versione di Frankie Knuckles, la seconda in assoluto ad essere commercializzata, a segnare una tappa fondamentale per la carriera dell’artista e per la musica house, tanto da oscurare, ingiustamente ma comprensibilmente, il nome di Jamie Principle.

#5 Tears (1989)

Con “Baby Wants To Ride / Your Love” Knuckles si è ormai fatto un nome di enorme rilievo all’interno del panorama della musica house. Nel 1989, infatti, collabora con Robert Owens, che insieme a Larry Heard e Ron Wilson formava i Fingers Inc., e con il giovanissimo Satoshi Tomiie, “allievo” di Knuckles che collaborerà successivamente con Ryuichi Sakamoto, David Bowie, U2 e Simply Red.

Ci avviciniamo all’apice della carriera di Knuckles: a soli due anni di distanza da due dei suoi più grandi e conosciuti capolavori (“Your Love” prima, “The Whistle Song” poi), l’artista nativo del Bronx ci regala un’altra traccia che entrerà prepotentemente nella storia. “Tears“, grazie anche alla partecipazione di due artisti di indubbio talento come Tomiie e Owens, si distingue per delle parti vocali e strumentali di rara qualità e ricercatezza.

#6 Workout ft. Roberta Gilliam (1991)

Il 1991 è l’anno della firma del contratto con Virgin Records. Fino a quel momento Knuckles aveva pubblicato principalmente sulle due etichette più grandi di Chicago, Trax e D.J. International, ma è con Virgin che si nota un evidente aumento della prolificità dell’artista.

È proprio su Virgin, infatti, che in questo anno rilascia il suo primo album, “Beyond The Mix” un dieci-tracce che contiene alcune tra le sue produzioni più brillanti. La qualità del suono migliora sensibilmente, il disco spazia tra melodie più “soft” e suoni tipicamente house.

Alcune tracce iniziano ad assumere i connotati della musica house come la intendiamo oggi; su tutte spicca “Workout”, brano caratterizzato da un’importantissima bassline e da vocal e melodie incredibile coinvolgenti, complice la collaborazione di Roberta Gilliam.

Una delle tracce più avanguardistiche di Frankie Knuckles, che ancora oggi infiammerebbe senza dubbio moltissimi dancefloor con la sua potenza e l’attualissima freschezza.

#7 The Whistle Song (1991)

Siamo arrivati al masterpiece, all’inevitabile capolavoro, a quella traccia che non si può non nominare.

The Whistle Song” non è solo, insieme a “Your Love”, la canzone universalmente riconosciuta come la migliore del Godfather. È anche l’emblema, l’inno della musica house, tanto che viene spesso considerato, con una certa leggerezza, il primo, vero, puro esempio di house.

Il celeberrimo motivo fischiato entrerà di diritto nella storia, così come l’intera traccia, la prima di Knuckles a raggiungere il primo posto nella classifica dei singoli dance statunitense (ce ne saranno altre tre, tra cui la già citata “Workout”). In un’intervista a RBMA Knuckles spiega che la sua manager del tempo cercò di convincerlo a inserire la parte vocale, così come fece, riuscendoci, con “Tears”. Questa volta la risposta dell’artista di New York fu: “No! Le voci non sono necessarie qui. Tutto ciò che devi fare è chiudere gli occhi, aprire la tua mente e (la traccia, ndr) ti comunicherà esattamente quello che sta dicendo e per me questo è abbastanza.

Anche “The Whistle Song” è contenuta in “Beyond The Mix”; motivo per cui questo album può essere inserito senza remora alcuna tra i dischi più influenti e importanti di sempre.

#8 Whadda You Want (From Me) (1995)

L’apice della storia artistica di Knuckles è ormai alle spalle; nonostante le sue produzioni siano sempre contraddistinte da ricercatezza e superba armonia, non riuscirà più a ripetere quell’incredibile sequenza di capolavori che va dal 1986/87 al 1991.

Nel 1995 pubblica su Virgin il suo secondo album, “Welcome To The Real World“, interamente prodotto in collaborazione con la cantante Adeva, altra protagonista della disco music. Non si toccano le altissime (e, probabilmente, irraggiungibili) vette di “Beyond The Mix”, ma questo LP è comunque un successo di vendite, tanto che “Too Many Fish” riesce persino a raggiungere la posizione numero uno nella classifica dei singoli dance statunitense.

Ma è un’altra la traccia che colpisce di questo album; una traccia relativamente sottovalutata, forse tra le più sottovalutate nella carriera del padrino della musica house. È “Whadda You Want (From Me)“, un brano che riesce ad unire in modo estremamente piacevole le capacità vocali di Adeva alle sonorità tipiche dell’house di Knuckles.

Siamo nel 1995 ed è difficile, a questo punto, segnare altre tappe nell’evolversi della musica house, che non è più una novità da scoprire ma sembra più una creatura matura da esplorare e modellare. Frankie Knuckles riesce perfettamente nell’obiettivo con questa traccia. Non è soltanto il creatore di un genere, ma ne è, anche a distanza di anni, uno dei principali esponenti e ricercatori.

#9 Bac N Da Day (2004)

Dal 1995 al 2004 le produzioni si possono contare sulle dita di una mano: un disco di remix di “Baby Wants To Ride” e degli EP su Trax e D:vision. È proprio nel 2004 che Knuckles torna con il suo ultimo album. “A New Reality” esce solo in CD su Definity Records, ma due delle dodici tracce vengono stampate separatamente e in vinile sulla stessa etichetta.

Una è “Matter Of Time“, l’altra è la quarta e ultima traccia di Knuckles che riesce a raggiungere la posizione numero uno nella classifica dei singoli dance statunitense: “Bac N Da Day“.

Il disco, che vede ancora una volta la partecipazione di Jamie Principle, contiene tre versioni della traccia, tra cui un remix di David Morales, grande amico e collaboratore di Knuckles; noi vi proponiamo il Clepto Mix, in cui si nota inevitabilmente come siano lontani gli anni ’80 e ’90 e come si sia entrati in un’altra era, non meno coinvolgente, della musica house.

#10 You Make Me Feel (Mighty Real) (A Director’s Cut Production) (2012)

Questa traccia rappresenta la parte finale della immensa carriera di Frankie Knuckles, scomparso a causa di complicazioni dovute al diabete nel marzo del 2014. Tra il 2011 e il 2013, infatti, il newyorkese si dedica essenzialmente al progetto Director’s Cut, portato avanti a quattro mani con Eric Kupper, artista che ha partecipato a moltissimi lavori di Knuckles a partire dal 1989.

Con questo progetto i due puntano a rivisitare grandi classici della musica dance e house in chiave contemporanea, creando un suono fortemente ritmato e trascinante, il suono tipico di Director’s Cut. Questo trattamento viene riservato a “Blind” di Hercules & Love Affair, a “The Whistle Song”, a “Your Love”, a “I’ll Take You There” degli Staple Singers.

Quella che, a nostro avviso, rappresenta al meglio l’essenza di Director’s Cut è la rivisitazione di “You Make Me Feel (Mighty Real)“. Questa pietra miliare della musica disco viene resa incredibilmente attuale dalle espertissime mani di Knuckles e Kupper e dalla voce di B. Slade. Il rischio era grande, ma il risultato è sorprendente.

La grandiosità di un’artista del calibro di Frankie Knuckles non è data dall’ampiezza e dalla complessità della sua discografia, come può essere per Ricardo Villalobos (QUI l’articolo sulle sue dieci tracce fondamentali) o per altri artisti. La sua produzione artistica, infatti, se comparata alla lunghezza della sua carriera risulta relativamente coerente e contenuta.

Ciò che rende grande questo gigante della storia della musica, ça va sans dire, è la capacità di creare qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo. Ed essendo l’innovazione un punto chiave e imprescindibile per chi produce musica, riuscire persino a forgiare un nuovo genere musicale, che in futuro assumerà l’importanza che ha oggi la musica house, eleva chi ci riesce all’Olimpo della storia della musica.

Alcuni potranno storcere il naso nel notare la mancanza di alcuni celebri brani del Godfather, come “It’s Hard Sometime”, “Rain Falls”, “Over You” (sotto il moniker The Night Writers), il remix di “Move Your Body” o “Gimme Gimme (Disco Shimmy)”. La verità è che qui non si è voluto realizzare una semplice e sterile liste dei dieci brani più belli e di successo di Knuckles. L’intento è quello di creare un vero e proprio viaggio all’interno della carriera del maestro, dagli inizi al Warehouse alle ultimissime produzioni come Director’s Cut; questo perché crediamo che nella vita artistica di una simile personalità musicale sia ingiusto omettere intere fasi della sua produttività, più o meno amate, per inserire forzatamente tracce più conosciute ma prodotte in periodi di cui si è già trattato precedentemente.

Speriamo vivamente e sinceramente di essere riusciti in questa non semplice impresa.

Alberto Zannato