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L’artista palestinese Sama’ Abdulhadi è tornata a casa dopo essere stata incarcerata causa profanazione di luogo sacro mentre registrava un video per Beatport.

Finalmente Sama’ Abdulhadi è stata rilasciata ieri su cauzione dopo che il 27 dicembre era stata arrestata dalla polizia palestinese a seguito dell’evento organizzato nel sito archeologico-religioso di Nabi Musa, vicino Gerico.

vedi anche: Sama’ Abdulhadi arrestata in Palestina, appello per la liberazione

La performance di 5 ore rientrava in una serie di video per Beatport che avevano l’obiettivo di promuovere la cultura e l’emergente scena elettronica del Medio Oriente, soprattutto in Palestina, di cui la DJ è paladina assoluta. Solo che verso la fine un gruppo di giovani musulmani, a seguito di alcune clip circolate via social, si era recato sul sito dell’evento interrompendo in modo molto brusco e distruggendo la zona turistica.

Il giorno seguente Sama’ Abdulhadi veniva presa dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) per essere interrogata. L’accusa era profanazione di sito e simboli religiosi e violazione delle norme sanitarie per la pandemia da Covid-19. Ma l’evento, che si svolgeva in una zona adibita cui partecipavano non più di 30 persone tra tecnici, staff e qualche amico, era stato autorizzato dal Ministero del Turismo.

Da quel momento Sama’ era in galera e solo ora, dopo 8 giorni di detenzione, è stata liberata sotto pagamento di una cauzione pari a 500 Dinari Giordani e il divieto di lasciare la Palestina in attesa che finisca l’indagine. Infatti la giovane DJ, pur non essendo stata formalmente incriminata da parte della procura che si occupa del caso, se dovesse essere rinviata a giudizio, rischierebbe fino a 2 anni di carcere.

La vicenda aveva subito mobilitato tutto il movimento elettronico, che in poche ore ha raccolta più di 100.000 firme per la petizione di liberazione immediata, e anche l’Unione Europea si era interessata al caso visto che aveva investito importanti risorse per il rilancio dell’area e proprio sul sito di Nabi Musa, ritenuto la tomba di Mosè.

Intanto siamo felici di ascoltare le parole di Sama’:

“Sto bene e vorrei ringraziare tutti coloro che si sono espressi a sostegno della mia situazione e hanno chiesto il mio rilascio immediato. Sono sopraffatto dal sostegno dei miei colleghi musicisti, artisti, attivisti e dell’intera comunità musicale. Voglio ringraziare chiunque e tutti coloro che mi hanno fatto sentire così supportata. In questo momento, voglio solo passare del tempo con la mia famiglia “.

Però giovedì il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh, in seno alla commissione di inchiesta da lui istituita, ha stabilito che saranno portati a processo tutti quelli che sono stati coinvolti sia nella violazione dei luoghi sacri che nella vandalizzazione della parte turistica, ritenendo il Ministero del Turismo responsabile per aver autorizzato un evento inappropriato.

Inoltre l’avvocato di Sama’ Hadi Mashal fa sapere che altre quattro persone sono state arrestate nell’ambito dell’indagine e sono ancora in stato di detenzione.

La storia, quindi, non è ancora conclusa del tutto ma noi continueremo a dare il nostro sostegno alla DJ palestinese con la speranza che Sama’, che in arabo vuol dire ‘cielo’, lo continui a guardare libera e non dalle grate di una prigione.