twenty two − twelve =

Il colosso statunitense ha stabilito che mantenere la proprietà di Beatport è nel migliore interesse della stessa società.

Ricordate? Non più tardi di sei mesi fa, SFX Entertainement, compagnia statunitense proprietaria di alcuni dei brands più imponenti ed influenti della scena elettronica globale, tra cui anche Beatport, aveva dichiarato il suo stato di fallimento (ne parlammo in questo articolo).

La vicenda ha ripreso una piega non indifferente a Marzo, quando è arrivato l’annuncio dai vertici che il music store più famoso al mondo, secondo solo ad iTunes, sarebbe andato all’asta, in quanto la compagnia non disponeva più di liquidità tali da garantire la copertura dei piani di investimento

Il comunicato all’epoca recitava così: 
”[…] Seppur gli assets di proprietà su Beatport [ogni entità materiale o immateriale suscettibile di valutazione economica per un certo soggetto] costituiscono un grandissimo valore per la compagnia, data la situazione finanziaria attuale, SFX non può permettersi di fare ulteriori investimenti in Beatport come può essere necessario in futuro, e di conseguenza, ha deciso di concludere un’operazione di vendita all’asta”.

Inizialmente l’asta era pianificata per il 3 Maggio, tuttavia la data venne successivamente posticipata alla fine del mese, per la precisione al 28; data non ancora definitiva, in quanto l’azione vera e propria con tanto di annuncio dei “vincitori” si sarebbe anticipata al 26, questo è quanto risultava da una dichiarazione dagli stessi uffici del Music store.

Quando sembrava che la vicenda avesse preso ormai una ferma unidirezionalità, ecco che il 10 Maggio l’ennesima svolta; arriva la notizia che l’asta è sospesa e che numerose riforme sono all’orizzonte: il sito chiuderà l’estensione News, il servizio streaming, la mobile App e, infine, la sezione “eventi” (ne parlammo qui)

Insomma, un disperato tentativo di recuperare il salvabile, allontanando le potenziali perdite che deriverebbe dal suo smantellamento, perdite che inciderebbero non poco sui già difficili conti della SFX, e riducendo la piattaforma Beatoport al suo nocciolo fondamentale, il “semplice” music market place.

Quasi al termine di Luglio, si scrive l’ennesima pagina di un capitolo che sembra infinito: il piano d’asta è definitivamente ritirato, le recenti modifiche apportate alla compagnia ne hanno notevolmente migliorato la redditività.

Lo statement ufficiale recita:
 “La nostra rinnovata attenzione sul Beatport Store, seguita poi dall’ annuncio di riforme radicali della piattaforma nel maggio 2016, è stata un strategia di gran successo. I cambiamenti che abbiamo implementato hanno gettato una solida base per Beatport e ne hanno notevolmente migliorato la redditività. Come risultato di questo tendenziale miglioramento, SFX ha stabilito che mantenendo la proprietà di Beatport si fa il migliore interesse della Società e ha così ritirato la sua iniziativa d’asta.
 […] Il team dedicato alla gestione di Beatport, continuerà a servire il nostro principale nucleo di clientela, ossia produttori e DJs, senza tralasciare le esigenze della globalità di utenti che ne usufruisco”.

ERRE