Hardware e synth per 19 live act, ma anche light e stage design. Il 20 giugno la prima edizione del Sintetica Fest trasforma il Bunker in un luogo di scoperta ed esplorazione.
Un’armonia di oscillatori e filtri: ecco cosa accadrà il 20 giugno, quando dalle 15 alle 5 del mattino successivo la prima edizione del Sintetica Fest condenserà l’intera attività del collettivo in un blocco unico di quattordici ore.
Se l’immaginario comune sulla tecnologia è spesso segnato dal pessimismo, i fondatori di Sintetica, che alle spalle annoverano esperienze di jamming spontaneo e collaborazioni internazionali (da Rrose e UFO95 fino a performance in spazi insoliti come il planetario di Pino Torinese), hanno sempre proposto un approccio diverso: un’alternativa luminosa alle teorie distopiche, in cui le macchine diventano mezzi per intessere relazioni umane tangibili, qui e ora. L’obiettivo è da sempre quello di dare spazio a live e sperimentazione, promuovendo la musica dal vivo in ogni sua forma. Era il 2020 quando tutto partiva come una jam session libera e gratuita, aperta a chiunque avesse voglia di connettere sintetizzatori, drum machine e creatività. Oggi quel nucleo informale si è trasformato in un collettivo versatile, capace di mettere insieme cinque o cento persone, eppure sempre coerente nel rifiutare le logiche di mercato dell’industria musicale.

Ed è proprio questa sintesi, tra rigore tecnico e animo comunitario, a definire il Sintetica Fest. Quattro stage ospiteranno 19 live set, che da soli rappresentano già un unicum nel panorama italiano: non un solo DJ set, ma una maratona interamente affidata a musicisti che suoneranno dal vivo, trasformando ogni esibizione in un dialogo irripetibile tra hardware e pubblico. Tra i capofila spicca KINK, il bulgaro che da anni domina le classifiche di Resident Advisor come miglior live act, capace di trasformare la consolle in un laboratorio aperto dove il pubblico stesso può a volte mettere mano ai controlli. Al suo fianco, il duo torinese Boston 168 porterà la sua ricerca sonora analogica. Un viaggio psichedelico tra oscillatori e filtri che ha fatto conoscere la loro acid techno oltre i confini. Julia Bondar, artista ucraina di base a Barcellona, domerà sistemi modulari complessi per generare ritmiche ipnotiche e tessuti sonori profondi. A completare il quadro, Rocco.fx, Paul Lution e molti altri, tra nomi affermati e nuove generazioni che già promettono di lasciare il segno.
Il teatro di questa invasione sonora sarà il Bunker, spazio torinese che il collettivo definisce una “location iconica”.
Di giorno, l‘open air si trasformano in una galleria interattiva grazie a installazioni cyber e opere d’arte digitale curate dagli stessi membri di Sintetica. Con il calare del buio, i riflettori si spostano sugli stage al chiuso. In un locale che dal 2012 è considerato uno dei club più versatili della città, profondamente radicato nelle origini industriali della musica elettronica.

Eppure, ciò che rende l’esperienza più completa è l’attenzione per tutto ciò che accade fuori dal dancefloor. Il programma non prevede solo musica. Ci saranno anche talk e le proiezioni audiovisive dei 10 artisti selezionati dall’open call internazionale per artisti emergenti ad arricchire l’intera area del Bunker. Inoltre sarà presente un’area food studiata per sostenere i partecipanti durante le quattordici ore di evento. A testimonianza della matrice comunitaria e inclusiva del collettivo, troveremo anche uno spazio sicuro monitorato e un’associazione dedicata alla riduzione del danno.

Se l’underground torinese è stato a lungo un segreto sussurrato tra i vicoli sabaudi, Sintetica ha deciso di portarlo alla luce senza snaturarlo, dimostrando che la club culture può essere al tempo stesso avanguardia sonora e pratica di comunità.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti: sinteticatorino@gmail.com e @sintetica_torino su Instagram.
Humans and machines are welcome!
