forty nine + = fifty two

Il Sónar è tradizionalmente uno degli eventi più importanti dell’anno per decine di migliaia di appassionati e addetti ai lavori.

Al Sónar non manca nulla, ed ogni anno il festival riesce a superarsi, confermando di essere uno dei punti di riferimento del clubbing mondiale. Anche quest’anno Parkett ha partecipato al Sónar di Barcellona. Tra decine di esibizioni, conferenze, workshop e performance di ogni genere, abbiamo toccato con mano i punti di forza di uno dei festival più importanti del mondo.

Durante la Sónar week, la città di Barcellona si trasforma, l’aria diventa particolarmente calda ed elettrica grazie ai numerosi eventi organizzati per l’occasione. Camminando per la città, non si possono non notare le decine di migliaia di clubbers che invadono le strade, appassionati che anno dopo anno arrivano puntuali all’appuntamento pieni di aspettative ed illusione.
Dal mercoledì infatti, giornata del tradizionale concerto inaugurale, per le vie di Barcellona si è inziato a percepire che qualcosa di speciale stava accadendo, e come ogni anno, anche in questo 2017, il Sónar rimarrà nella mente di chi lo ha vissuto come un’esperienza indimenticabile.

Mercoledì 14 giugno alle ore 16.30 è iniziato il nostro festival, con 45 minuti di attesa per entrare nella’area del Sónar+D dove Björk avrebbe deliziato i presenti con una mezz’ora abbondante di intervista condotta da Brandon Stosuy, direttore del magazine “The Creative Independent”.

 

Sónar 2017

L’intervista è stata fondamentale per capire il tipo di performance che l’artista islandese avrebbe presentato durante le 4 ore di dj set in programma per la serata. Il dj set di Björk infatti è stato un evento dal valore culturale immenso: il significato di cui è stato caricato ha completamente ribaltato la valutazione tecnica che si può dare ad un’esibizione di questo tipo. Björk durante l’intervista ha spiegato che il suo obiettivo era quello di condividere la sua libreria musicale con il pubblico, senza dare particolare importanza alla forma, al mix, ma mettendo in primo piano il contenuto.

Quello che ne è risultato è stato un grande viaggio tra i generi musicali più disparati, dalla musica araba a quella giapponese (si veda la versione orientale del classico di Gloria Gaynor “I Will Survive” proposta), passando per il Reggaeton e la Drum’n’bass anni ’90. Il significato di quest’esibizione ha però dell’incredibile: Björk ha esplicitamente affermato di voler condividere la musica dell’umanità, dell’umanità intesa come genere, per arrivare a riunire l’essere umano in un un’unica grande danza primitiva che passa dalle forme musicali più disparate.

Björk, così facendo, ci ha ricordato di essere troppo selettivi al giorno d’oggi, sottolineando come la musica sia una grande danza che unisce i popoli. Dopo una presentazione di questo tipo abbiamo vissuto il dj set in maniera completamente diversa, meravigliati dall’idea di unità universale che il genio di Björk ha esposto al pubblico. A tratti, ci siamo sentiti davvero piccoli e limitati davanti a così tanta varietà e grandezza.

Björk è riuscita a dimostrare che si può davvero ballare di tutto, e che la musica può rompere qualsiasi confine e barriera, perché il suono sta dentro ad ogni essere umano; la danza è una delle manifestazioni artistiche più antiche, un movimento che unisce e depura lo spirito fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra. È stata un’esperienza che potremmo definire mistica. Il Sónar 2017 non poteva iniziare in modo migliore.

Sónar 2017

 

Venerdì 16 giugno

Il programma del festival è stato talmente fitto che abbiamo dovuto prenderci una giornata di vacanza per poter affrontare i due giorni clou nel migliore dei modi. Venerdì 16 giugno siamo stati al Sónar+D, l’area del Sónar by Day dedicata all’innovazione digitale. Allo stage Sónar+D, KiNK è stato chiamato a presentare l’ultimo prodotto creato da Pioneer, il sintetizzatore monofonico Toraiz AS-1.

Una volta preso in mano il microfono, KiNK timidamente spiega che avrebbe fatto una jam session con il nuovo prodotto di casa Pioneer. Da quel momento in poi è salito in cattedra uno degli artisti più acclamati degli ultimi anni. La sessione di KiNK ha fatto ballare tutti i presenti, alzando le persone dalle proprie sedie. La passione con cui il bulgaro coinvolge il pubblico è davvero commovente: in sala, non c’era una persona che non stesse sorridendo, che non si stesse facendo trascinare dal carisma del producer.

Un aspetto curioso è che durante l’esibizione hanno iniziato a cadere pezzi di intonaco dal soffitto della sala, a testimonianza di quanto KiNK ci stesse dando dentro (guarda qui se ti sei perso la presentazione di KiNK del Toraiz AS-1 al Sónar + D registrata in diretta sulla nostra pagina Facebook).

Finita la presentazione, ci siamo avventurati tra i palchi del Sónar by Day, capendo subito dalla quantità di persone che stava assistendo al concerto dei Fat Freddy’s Drop, che quest’anno il festival ha fatto il record di partecipazioni (ben 123000 presenze confermate dagli organizzatori).

 

Sónar 2017

L’unica delusione del Sónar de Día l’abbiamo avuta dal live di Floorplan. Durante la performance di Robert e Lyric Hood la musica si stacca spesso, soprattutto quando è il turno di Lyric al mixer. Uno show poco fortunato per il duo, che comunque propone grandi classici come “Confess” dall’album Paradise oppure “Tell You No Lie” da Victorius. Dopo il live di Floorplan ci spostiamo al Sónar by Night pieni di aspettative, poiché la serata del venerdì proponeva spettacoli a cura di nomi veramente importanti provenienti dal mondo della musica elettronica contemporanea.

Iniziamo con il dj set di Jon Hopkins, forse uno dei migliori della serata iniziale: l’inglese, dal primo all’ultimo disco, non lascia un attimo di respiro al Sónar Club, tenendo per un’ora e mezza i bpm alti e  destreggiandosi in una selezione di musica Techno-elettronica di altissima qualità. Peccato che abbia suonato così presto, poiché un dj set simile merita di chiudere un evento di questa portata.

Dopo di lui, salgono sul palco i Moderat, le star indiscusse del festival. I Moderat riempiono il Sónar Club fino a quasi alla fine della sala. Al momento del loro inizio si è notato come la grande affluenza di quest’edizione abbia alzato ancora di più la temperatura dell’aerea, che ha iniziato a farsi rovente.

Lo show dei Moderat è stato impeccabile anche se inizia a non stupire più: ormai, non essendo una novità, ma essendo solo una conferma, il live dei Moderat può essere paragonato ad un concerto di quelli che riempiono gli stadi, con decine di appassionati che si stringono a cantare le loro canzoni a squarciagola. Una conferma dello stato di grazia di Apparat e Modeselektor, che di fronte a folle oceaniche propongono spettacoli da 110 e lode senza sbagliare un passaggio.

Non si può dire lo stesso del live di Nicolas Jaar. Le aspettative sull’esibizione del cileno erano altissime, soprattutto dopo la sua ultima volta alla fira di Barcellona nel 2013. Jaar parte molto lento e concettuale, aprendosi progressivamente. Quello che non ci è piaciuto della sua performance è stata la discontinuità della sua esibizione: troppi alti e bassi. Ci aspettavamo uno show più omogeneo e in un certo senso maturo, uno spettacolo completo dalla A alla Z, un percorso musicale a 360°, simile all’esperienza di ascolto di un suo album.

Nonostante i grandi classici proposti come “Space Is Only Noise If You Can See” oppure “No” dall’album Sirens, l’artista cileno non ci ha lasciato dentro quel segno che speravamo ci lasciasse. Jaar rimane così uno dei grandi rimpianti, un’occasione mancata di questo Sónar 2017.

 

Sónar 2017

Un altro set che non ci ha convinto a pieno è stato quello dei Masters at Work, che per l’occasione si sono esibiti per 6 ore di seguito. Non abbiamo ovviamente avuto l’occasione di sentire tutta la loro proposta, ma in base a quello che abbiamo ascoltato possiamo affermare che da loro ci aspettavamo un po’ di più. Vega e Dope tengono i ritmi alti, ma si appiattiscono in un’alternanza di house music e tech-house che a tratti risultava un po’ monotona e banale. Molto meglio di loro hanno faranno Seth Troxler e Tiga il giorno seguente, nella loro maratona al Sónar Car.

Della chiusura della prima nottata di festival non abbiamo ricordi particolarmente piacevoli. Dubfire non ha assolutamente impressionato, proponendo dei loop ripetitivi che non sapevano di nulla. Nina Kraviz è partita molto male, avendo addirittura problemi a cambiare i dischi. La dj russa ha risolto il tutto alzando il pitch sopra i 130 bpm e buttando dentro bassi senza pietà. Ma la velocità ed il basso non sono abbastanza se non c’è un’accurata selezione delle tracce alla base. Il venerdì del Sónar sulla carta poteva dare molto di più: saranno state le aspettative alte e la voglia di tornare a casa sazi di musica, ma non siamo rimasti pienamente soddisfatti dagli spettacoli a cui abbiamo assistito. Per fortuna che avevamo ancora il sabato davanti a noi.

Sabato 17 giugno

L’ultima notte del Sónar ha lasciato il segno. Anche se non siamo dei fan dei set pre-registrati, Cerrone ha aperto le danze in maniera sublime, facendo divertire il Sónar Club con i grandi classici dell’House music. Il francese in consolle si è divertito, nonostante non avesse dovuto impegnarsi particolarmente nel cambiare i dischi. Però la leggenda vivente ha fatto quello che la gente si aspettava da lui, ovvero ballare al ritmo dei grandi capolavori.

Prima della fine del suo show, ci siamo spostati perché incuriositi dallo spettacolo che Carl Craig aveva preparato per l’occasione, il “Versus Synthesizer Ensemble” realizzato in collaborazione con Francesco Tristano. Sul palco del Sónar Lab, Craig e gli altri cinque musicisti del gruppo, hanno proposto un’esperienza più adatta ad un ascolto domestico che ad un festival. Ciononostante, la precisione con cui il collettivo si è esibito ci fa pensare ad un buon punto di partenza per un’evoluzione futura del progetto.

Per quanto riguarda il Sónar Car, le sei ore di Seth Troxler back-to-back Tiga hanno lasciato un segno più ampio rispetto a quelle della coppia Kenny Dope – Louie Vega del giorno precedente. Ovviamente non è niente di paragonabile alle 6 ore realizzate da Laurent Garnier l’anno scorso, ma il duo Troxler-Tiga ha saputo far divertire il pubblico partendo subito forte. Anche di fronte a qualche momento di calo, la coppia ha proposto una tech-house non banale, piacevole, che ha visibilmente colpito i presenti.

Un’altra coppia che ha dato un’impronta molto positiva all’ultima giornata del festival, è stata quella formata da Marcel Dettmann & Dr Rubinstein. Il duo berlinese ha proposto una Techno di alta qualità senza sbagliare nulla. Non una battuta fuori posto, non un disco sotto il livello dell’altro: è stato un dj set solido, continuo, che ha fatto ballare il pubblico durante tutta la sua durata. I due sono stati impeccabili e si sono guadagnati di diritto un posto tra i migliori di questo Sónar.

L’ultimo artista che abbiamo ascoltato, e che si è rivelato davvero una delle sorprese del festival, è stato l’italiano Marco Carola. Carola ci ha fortemente stupito per il modo in cui ha suonato: non ha mai tergiversato con lunghi passaggi piatti, fatti di loop infiniti, filtrati e rifiltrati per ripartire sempre allo stesso modo. Al contrario, era da molti anni che non sentivamo il patron di Music On suonare a queste velocità. Ovviamente la chiusura del Sónar Club non è un’impresa facile da affrontare; gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di te, e nessuno vorrebbe essere ricordato come colui che ha deluso. Carola invece sarà ricordato come una delle sorprese di quest’edizione, carismatico, un dj che sa trasmettere emozioni ad una pista che rimane piena fino alla fine.

Le persone hanno ballato spensierate, portando nel volto sorrisi sinceri. È stata una grande festa, un successo senza precedenti, e siamo orgogliosi del fatto che un nostro connazionale abbia chiuso in questo modo il Sónar 2017.

Quello che porteremo dentro di quest’edizione del Sónar, è la grande capacità del festival di confermarsi ogni anno uno degli eventi migliori della stagione. Nonostante il caldo, ed il boom di presenze, l’organizzazione è stata impeccabile, non si sono verificati episodi di tensione in nessun momento, e tutto è filato liscio come doveva andare. Sónar 2017 è stata una celebrazione della musica in grande stile, una di quelle esperienze difficili da dimenticare.