+ 29 = thirty eight

La sofferta e inesorabile virata di SoundCloud procede con un’altra novità, o volendo essere più precisi dovremmo dire con un’ulteriore restrizione a ciò che rimane permesso agli iscritti, dopo il più o meno forzoso cambio di passo che sta stravolgendo l’identità di SoundCloud come lo conoscevamo un tempo.

Ci troviamo nuovamente sul campo minato del Copyright, e i colossi dell’industria musicale internazionale che di recente hanno fatto breccia nell’azienda berlinese (QUI) stanno pesantemente influenzando la linea al quartiere generale della nuvola arancione.

Sono quindi imminenti alcuni aggiornamenti al regolamento che interessano direttamente i DJ, per i quali probabilmente sarà vietato l’upload di mixati contenenti materiale non “cleared“, cioè di cui non si dispongono gli opportuni diritti di utilizzo. Cosa che implica procedimenti lunghi e costosi per ottenere (o quantomeno sperare di ottenere) tali permessi. Pena, la rimozione del mixato dal database. Possiamo immaginare la portata di tale provvedimento su una piattaforma che ospita ben 185 milioni di persone, in buona parte DJ, anche di un certo calibro. Ne sa qualcosa Morgan Page, che su Twitter lamenta la rimozione del suo account praticamente nella sua interezza. Probabilmente tutto questo corroborerà la diaspora degli utenti verso altre piattaforme, processo già in atto, in primis verso MixCloud, ma non solo.

Tutto questo aumenta ancora di più, all’intero del mercato musicale, lo strapotere di logiche monopolistiche o pseudo-monopolistiche che non faranno altro che accentuare ancor di più l’impietoso divario economico tra le major e le realtà indipendenti.

Paolo Castelluccio