ninety nine − = ninety six

St. Germain, all’anagrafe Ludovic Navarre, venti anni or sono dava vita all’album “Tourist”, cult per gli amanti di jazz, lounge e deep house.

I nostri cugini d’oltralpe tra tutti i loro meriti hanno anche quello di aver saputo cogliere in maniera innovativa le sonorità elettroniche di oltreoceano. Artisti come Cassius Daft Punk sono stati tra i primi pionieri della corrente musicale che poi sarebbe stata famosa nel mondo come French touch. Tra tutti i nomi che possiamo ricordare c’è sicuramente quello di Ludovic Navarre, più noto con il suo nome d’arte: St. Germain.

St.Germain

Negli anni 2000, quando french touch e funky house spadroneggiavano nei locali di tutto il mondo, nel Magic House Studio si stava scrivendo la storia.

St. Germain, infatti, stava ultimando i dettagli di quella che sarebbe diventata una delle sue creazioni più iconiche ed una vera colonna portante del genere: “Tourist”, il suo terzo album.

Il titolo in sé è un’evocazione di un viaggio ed effettivamente l’intero album rappresenta un tour musicale attraverso atmosfere tra loro radicalmente differenti, che però combaciano perfettamente grazie alla precisa opera di cesellatura di St. Germain.

La natura intrinseca del movimento e lo stesso spirito del titolo sono chiaramente presenti sin dalla copertina: ad essere rappresentata è la Station du touriste St Germain, immortalata dal fotografo Charles Lansiaux.

Passando ora alla musica vera e propria, già dall’ascolto del primo brano, il malinconico Rose Rouge, si capisce che è l’intera opera è molto di più che un disco di musica elettronica; “Tourist”, infatti, si apre con un sensuale sassofono, una batteria permeante e un’atmosfera che richiama eleganti jazz club dalla luce soffusa.

In aggiunta a ciò la voce di Marlena Shaw, che incita gli ascoltatori ad unirsi e a prendersi per mano, ci catapulta istantaneamente in scenari che ricordano New Orleans e i complessi musicali afroamericani, con le loro profonde voci e i suoni ben definiti.

Proseguendo con l’ascolto, Montego Bay Spleen è guidato da una base che traspare essere un magistrale miscuglio tra suoni reggae e downtempo, ai quali si aggiunge un basso ed un pianoforte completamente appartenenti all’universo lounge.

Di colpo, una scossa elettrica ci sveglia da questo elegante torpore: è l’energico flauto di So Flute, che insieme all’immancabile piano che si muove sia su un groove ripetitivo sia su variazioni fluttuanti, la ritmata cassa e le percussioni vagamente tribali, scuote  i sensi e imprime una certa velocità all’intera esperienza.

“Latin Note”, “La Goutte d’Or” e “What You Think About…” mantengono il loro grado di innovatività, presentando tuttavia tratti più comuni alle tre precedenti tracce, ma mai scadendo nella pedissequa copia e non dando per nulla adito a pensieri riguardo copie o pigrizie artistiche. Quel che è certo è che in “Tourist” non esiste riciclo: tutto è concepito per essere un tripudio di sensazioni uditive uniche nel loro genere.

Menzione speciale va fatta, in particolare, a due tracce, a mio personale parere i perni di tutto l’album: “Sure Thing” e “Pont Des Arts“.

La prima, Sure Thing, è creduta da molti essere una collaborazione ufficiale tra St.Germain e John Lee Hooker, ma non è cosi. Hooker, al tempo dell’incisione dell’album di Navarre, era già gravemente debilitato dalla malattia e dall’età.

St.Germain, quindi, ha campionato dalla canzone “Harry’s Philosophy” la voce di Hooker e l’ha unita con una solidissima base jazz-lounge: un groove che si ripete per tutta la durata del brano e su cui aleggiano le decise note della chitarra di Hooker. Quel che ne risulta è un magistrale tributo alla carriera dello stesso John Lee, che anche i fan del cantante afroamericano hanno grandemente apprezzato.

Il secondo dei cardini, Pont Des Arts, è il brano più ballabile di tutta l’opera: non abbandona lo spirito lounge di St.Germain, ma lo arricchisce con un battito di cassa più deciso e un nitido synth elettronico, con cui Navarre crea fantasie che mantengono viva l’attenzione e attivi i piedi durante tutto l’ascolto.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti in questa poliedrica testimonianza del genio artistico e della meravigliosa bravura di St.Germain. Tanti auguri, dunque, a Tourist, per i suoi venti anni di splendore musicale.