fifty six − = fifty three

Un’idea innovativa che è già entrata nei club e negli studi dei producer di mezzo mondo quella che vi mostrammo qualche tempo fa (leggete qui).

Nel video, un tipo se ne sta seduto sul divano ad ascoltare della musica mentre sembra avere dei flashback della serata precedente; alla fine si alza e si scopre che dietro la schiena aveva una sorta di cuscino massaggiante che si trova normalmente nei negozi cinesi. Beh, non proprio.

Il nuovo SUBPAC S2 è un trasduttore tattile che, per quanto possa avere un effetto rilassante analogo di quei-cuscini-massaggiotori-dei-cinesi, porta l’ascoltatore a percepire il suono fisicamente come se si trovasse in un club.

L’idea alla base di questo progetto è quella di aggiungere una componente fisica al normale ascolto uditivo, quella che normalmente si avverte quando la musica viene spinta ad alto volume da un grosso impianto dotato di subwoofer. L’unico problema era trasmettere vibrazioni al corpo evitando di portarsi un subwoofer da 200 kg dietro che smuovesse l’aria con una forza sufficiente da farvi tremare l’intestino; per questo è nata l’idea di un “altoparlante” portatile che trasmettesse la musica direttamente al corpo.  Il primo prodotto dell’azienda è stato il Subpac M1, indossabile come uno zaino e pensato principalmente per i DJ set.

Da questo primo modello è nato SUBPAC S2, una versione migliorata sotto forma di schienale e orientato ai producers.

Abbiamo avuto modo di provarlo ed il risultato è stato abbastanza sorprendente.

Aprendo la confezione troviamo lo schienale, la centralina, l’alimentatore e una serie di accessori come cavi e strisce di velcro per il fissaggio della centralina.

Una volta montato lo schienale su una sedia (preferibilmente una sedia imbottita o una poltrona), si può scegliere se utilizzare l’ingresso mini-jack o la connessione bluetooth, anche se quest’ultima sembra causare una certa perdita di qualità nello streaming audio.

Andando per gradi, come indicato sul manuale, prima dell’ascolto bisogna settare il livello del subpac: aumentare il livello per generi meno carichi di basse frequenze e mantenersi al minimo per musica elettronica e affini.

Abbiamo provato a collegare l’uscita audio sia a un paio di cuffie che a una coppia di monitor da studio per testare il risultato migliore e siamo partiti con Bad Kingdom dei Moderat.

In cuffia si ha una strana sensazione, forse dovuta all’abitudine dell’ascolto isolato, in cui non è mai presente una componente fisica, perciò inizialmente risulta il tutto un po’ innaturale, ma dopo poco ci si abitua alla sensazione di avere una cosa che vibra dietro la schiena e ci si lascia trascinare.

Con i monitor da studio cambia tutto, lasciar credere al proprio cervello che ci sia un impianto che spinge la musica a pressioni sonore elevate diventa più semplice e ben presto diventa un ottimo strumento per lasciarsi trasportare nel mood del brano.

A seguire, abbiamo ascoltato Believe dei Chemical Brothers per testare un brano con una cassa più presente, riuscendo finalmente a capire fin dove potesse arrivare il subpac e, beh, ti smuove completamente dalla sedia, soprattutto se utilizzato assieme a delle casse. Sorprendente, anche se forse un po’ poco realistico.

Poco realistico nel senso che non è certo come trovarsi al Time Warp e non ha una gamma dinamica enorme, tuttavia può rivelarsi un ottimo strumento da aggiungere alla strumentazione di un produttore, soprattutto se usato per confrontare i propri brani con mix dei propri artisti di riferimento.

Insomma, il SUBPAC S2 è sicuramente da provare, ad alcuni potrà non piacere, ma la nuova dimensione tattile del suono, se usata con cognizione di causa, può diventare davvero utile in fase di creazione di un brano.

Daniele Gabrielli