I due produttori Cleric e Reflec hanno dato vita ad un nuovo progetto artistico: Works Unit.

Scopriamo insieme questa nuovo unione, nata sotto il nome di Works Unit.

ITALIAN – ENGLISH

Non ci vuole certo chissà quale astrusa conoscenza scientifica per essere consapevoli dell’infinito potenziale dei prodotti della creatività. Nella scienza, come nelle arti, giorno dopo giorni assistiamo piacevolmente impotenti al trascorso del “vecchio”, la cognizione dell’antico che libera il suo spazio di dominio per fare largo al nuovo.

Ma cosa accade quando non uno, ma due di questi spiriti lavorano sinergicamente all’unisono in prospettiva di una focus comune, partecipe e condiviso? Semplice: il processo di esplorazione e scoperta accelera esponenzialmente, nello spazio e nel tempo.

Adoriamo le collaborazioni tra artisti, specie se non sporadiche e comuni ad un unico minimo comune multiplo; quelle protratte nei giorni a venire; attentamente programmate, ma non troppo, così da non escludersi l’incredibile (e quanto mai effimero) potere generativo del “disordine”, quel lampo di bellezza che vien fuori da una sconclusionata tempesta.

Jorden e Sean li conosciamo molto bene, alias Cleric e Reflec, giovani talenti della “new school” dell’elettronica europea che da subito hanno saputo come far parlare di loro.

Appunto per questo, in questa breve intervista, non ripassiamo i passi che sono già stati compiuti singolarmente, ma quelli ancora da percorre “mano nella mano”. I due britannici infatti ci hanno illustrato i caratteri distintivi di WORKS UNIT, una nuova label di loro fondazione, di cui, date le premesse, sicuramente avremo qualche riscontro nei mesi a venire.

Se ne siete già curiosi, ma allo stesso modo impazienti di fare esperienze voi stessi di questo nuovo progetto, vi basta attendere il 9 Settembre, data in cui è programma la prima release ufficiale “WORKSUNIT001”, un three-tracks EP di cui vi possiamo garantire l’incredibile spessore.

Prima di tutto ragazzi, sono d’obbligo i formali complimenti del caso. WORKSUNIT001 ci ha stupito oltre quanto ci potessimo aspettare. Seppure non vediamo l’ora che ci iniziate a rivelare i dettagli più interessanti di questo EP, andiamo per grandi e muoviamoci con ordine. Quando, ma soprattutto perchè avete capito che era giunto il momento di dare vita ad un progetto comune? Avreste potuto limitarvi ad una serie di singole collaborazioni indipendenti l’una dall’altra, ma avete preferito mettere su una vera e propria etichetta, sicuramente un processo più lungo, impegnativo e complicato, quali sono stati i maggiori fattori che vi hanno condizionato in questa scelta?

Jorden: Grazie mille per il commento, è gratificante riconoscere che già la prima release è stata accolta così bene.
L’idea di dar vita ad un nuovo alias e ad un’omonima etichetta scorreva molto naturalmente. In un primo momento, avevamo l’idea di rimanere in anonimato dietro il progetto, ma dopo qualche confronto avvenuto vicino la data di uscita, decidemmo di associarci comunque i nostri nomi. Nonostante tutto, ci teniamo a far riconoscere Works Unit come un’entità separata da noi e che non venga giudicata sui preconcetti dei nostri alias da solisti.

Sean: Grazie mille, siamo veramente contenti che vi piaccia. Il modo in cui il progetto è progredito dal semplice produrre insieme al decidere di rilasciare il materiale su di una sua propria etichetta, ha seguito un iter molto logico.
Ci è sembrata come se fosse la cosa giusta da fare, nonché molto più eccitante di mandare singoli promos alle labels; sicché è un qualcosa di completamente nostro, ne abbiamo il controllo a 360°, dalla musica agli artworks.

Una volta che vi siete convinti del “Ok dai, facciamolo!”, quale è stato l’immediato passo successivo e la prima immediata difficoltà? Come siete riusciti da subito a conciliare i vostri impegni individuali con lo sviluppo di qualcosa che richiedesse l’attenzione e la presenza (non necessariamente “fisica”) di entrambi? Inoltre, quali sono, a vostro avviso, quei parametri fondamentali da definire, assolutamente imprescindibili, nella costruzione di un progetto del genere?

Jorden: Senza ombra di dubbio, come prima cosa, è arrivata la musica. Una volta realizzato che questa collaborazione stava funzionando bene, abbiamo deciso di pubblicare in serie.
Ritengo che l’unica vera difficoltà sia trovare il tempo; sono quasi sempre impegnato ed ho moltissimo a cui pensare, dai miei progetti in solo, al lavoro da dedicare per la casa discografica, Clergy

Il fattore fondamentale per una collaborazione di questo tipo, sta nella capacità di saper recepire le critiche e nel comprendere reciprocamente il filone della “storia” che si intende trasmettere in pista
Che si tratti di un singolo suono, o dell’intera struttura di un mix, lavorare da solo a volte potrebbe significare avere dei paraocchi senza potersene accorgere, il che è quanto mai fuorviante. In virtù di ciò, per dare forma e concretezza al progetto, è molto più utile operare in coppia.

Sean: Al di là del tempo, abbiamo riscontrato veramente poche difficoltà in termini di processo creativo. Nelle occasioni in cui eventualmente riuscivamo a sederci insieme, il flusso di lavoro era sorprendentemente rapido. Avere accanto a te qualcuno di cui ti fidi, elimina quel tempo che si spenderebbe deliberando su dettagli troppo minuziosi. Come già ribadito da Jorden, essere in grado di dimostrarsi “brutalmente onesti”, è un elemento chiave per lavorare in modo produttivo.

works unit

Provate a fare uno sforzo d’astrazione: Riuscite a sintetizzarmi in una sola parola la visione più intima che avevate di WORKS UNIT prima ancora che si chiamasse WORKS UNIT e perché credete sia quella giusta? Quel termine che, a vostro avviso, riesce meglio di altri a racchiudere l’anima del vostro lavoro…

Jorden: Chi lo sa?! Lascio che sia Sean a rispondere quì…

Sean: Sinceramente la sua portata è così vasta che non potremmo confinarla tra i recinti di un unico termine

Parlando proprio di termini e parole, non possiamo non soffermarci per un secondo al nome composto che avete scelto: “Works Unit”. Ora, dando uno sguardo alle grafiche associate e lavorando con la fantasia, noi immaginiamo che alluda all’operare di una squadra di operai impegnata in cantiere, una squadra molto unita ed eterogenea dove ognuno è specializzato in una specifica mansione.

Le stesse tracks del primo EP (cui tra un po’ arriviamo a parlare) si intitolano “Foundations”, come a voler intendere: “Nella costruzione di un palazzo, iniziamo dalle fondamenta.”
Posto che questo è solo il nostro punto di vista e che, magari, voi stessi per primi lasciate spazio ad ogni libera interpretazione; se esiste un riferimento univoco, a cosa si riferisce esattamente “Works Unit”? Quale immagine concreta o quale idea astratta volete rappresentare?

Sean: Dati tutti coloro che ne sono benefattori, il nome viene a prestarsi proprio a costoro.

Jorden: Hai assolutamente colpito il chiodo in testa [fare pienamente centro]. Il lavoro di squadra è tutto ciò di cui si caratterizza un cantiere. Pur conservando le specifiche individualità/abilità, lavorando insieme, gli individui, sono nella possibilità di creare qualcosa molto più grande del singolo. Questo semplice concetto si può estendere anche al nostro lavoro all’interno dello studio.

Abbiamo tutti dei punti di forza e punti di debolezza; ma quando è possibile compensare le carenze degli altri con ciò che ti è possibile, a quel punto sono alte le probabilità che venga a manifestarsi qualcosa di bello.

Abbiamo appena accennato alla grafiche.
Jorden, so che te ne sei occupato tu personalmente, raccontaci un po’ di quest’altro tuo estro artistico.
Di quanto credi che il tuo lato musicale riprenda della tua illustrazione e viceversa?

Jorden: Ad essere onesti, non mi sono mai occupato di graphic design in tutta la mia vita. Le idee per le pubblicazioni Clergy provengono da me, ma uno volta che c’è da tradurle su di uno schermo, a quel punto necessito di aiuto.
Sono comunque sempre stato un grande appassionato di rappresentazione grafica nella misura in cui questa è espressione della propria creatività. Giorno per giorno, tutto il giorno, mi affiorano alla mente visions e concepts, così per questa volta ho deciso di concretizzarli da me.

Giungiamo finalmente a parlare della prima release, in uscita il 9 Settembre. WORKSUNIT001 ha tutte le prerogative per rientrare nei “super favourites” di questi mesi conclusivi del 2016. Avete il via libera per raccontarcene come e quanto volete, date libero sfogo ai pensieri…

Sean: Beh, credo di poter dire che le tracce sono state prodotte molto tempo fa, ma ancora le apprezziamo moltissimo, segno che le cose sono state fatte bene.C’è un vero e proprio senso di “gratificazione ritardata” nell’assistere finalmente alla release e non possiamo già aspettare per la prossima, si spera presto.

…e dopo che succederà? Potete già darci qualche interessante anticipazione?

Jorden: Speriamo che 002 seguirà il prima possibile. Per ora stiamo prendendo i bookings come DJ set, pur se un live set è in piena pianificazione. Dovrebbe esser pronto a breve, probabilmente già ad inizio del prossimo anno.

Sean: Il live set è qualcosa per cui siamo davvero euforici. Ammetto di avere un forte interesse per ogni sorta di apparecchiatura hardware, oltretutto non ho mai suonato live in un club: sarà un punto di apprendimento veramente interessante.

works unit

Piccola provocazione, concedetela: in cosa credete di essere più “adatto” dell’altro e in cosa credete invece di non essere altrettanto preparato rispetto il vostro socio? In quali ambiti riuscite a dare forma a delle fantastiche sinergie e in quali trovate meno punti di incontro?

Sean: Jorden è formidabile nel sequenziare delle spettacolari linee di batteria e percussioni e riuscendole comunque a tenerle interessanti nel tempo. Va pur detto che ci sono tracce dove entrambi abbiamo aggiunto “cose” che non è che rientrino poi così bene nei nostri punti di forza. Non è mai troppo bianco o troppo nero.

Jorden: Sean è molto più musicale di me nonché molto più preparato nel capire la teoria musicale dietro la produzione, possiede difatti un Master in Ingegneria del suono. Io dal canto mio sono completamente un auto didatta, per questo motivo, un produttore molto meno convenzionale nel mia approccio allo studio.

Ragazzi siamo giunti alla fine di questa piacevole conversazione, speriamo che abbiate avuto lo stesso piacere a confrontarvi come noi, dal canto nostro, possiamo garantire.

Salutateci con un paio di tracce, EP o interi album se preferite (di qualunque genere) che assolutamente più di altri hanno contribuito a definire il vostro bagaglio musicale.
Insomma, regalateci qualche sofisticata gemma.

Jorden: St.Germain – Tourist LP (2000)
Decisamente la mia scelta, perfetto per iniziare la giornata.

Sean: Indigo & Synkro – Guidance
Vivevo con questi ragazzi quando iniziai ad approcciarmi all’elettronica seriamente e hanno avuto una grandissima influenza su di me parlando di conoscenza e produzione musicale. L’ID della traccia  è solo un gioco di parole accidentale.

Intervista e Traduzione Riccardo Di Marco

ENGLISH VERSION

Cleric and Reflec have created a new art project: Works Unit.

We discover together this new union, born under the name of Works Unit.

It doesn’t certainly take some kind of abstruse scientific knowledge to state that, potentially, the creative spirit of human consciousness does not lend itself into finite limits. In science, as in the arts, day after day we pleasantly and powerless witness to the “old” and the ancient knowledge that frees its domain space to make way for the new.

But what happens when not one, but two of these spirits work synergistically in unison in perspective of a common focus, which is participatory and shared? Simple: the process of exploration and discovery accelerates exponentially, through space and time.

We love collaborations between artists, especially if protracted in the days ahead and carefully planned sharing a least common multiple. Yes, we just said “carefully planned”, but not too much, so as not to exclude the incredible (and utterly ephemeral) generative power of the “disorder”, that flash of beauty that comes out of a rambling storm.

Of course, we all know Jorden and Sean, a.k.a. Cleric and Reflec, two very young talents of the European “New-School” made in UK which definitely knew from the very first moment how to let people talk about them.

That’s the reason why, during this short interview, we won’t go back over the steps already individually undertaken, but we’ll look for the ones still to run from this moment “hand in hand”.

They’ve illustrated us all the distinguishing features of WORKS UNIT, a new label of their foundation, which, given the circumstances, we will certainly have some feedbacks in the coming months.

If you just can’t wait to experience by your own what WORKS UNIT is about, all you have to do is to wait until September 9th, when WORKSUNIT 001 will be officially released, a three-tracks EP that definitely deserves your attention.

First of all guys, we want to compliment with you for such a massive EP, when we gave a first heard it really amazed us beyond every expectation.

Before you begin to reveal the most interesting details of this work, let’s do order moving step by step.
When and Why did you realised it was time to give birth to “something in common”? You could limit yourself to a series of individual and independent collaborations, but you preferred to found a label, a longer, more complicated and challenging process.

What were the major factors that influenced you in this choice?

Jorden: Thank you for your comments, its nice to hear the first release being so well received.
The concept of creating a new alias and label actually flowed naturally. At first, we had planned the alias to be anonymous, but after some discussions closer to the release, we decided to put our names to it. For Works Unit, it is important for us it is considered a separate entity and not judged on pre-conceptions of our solo aliases.

Sean: Yeh cheers really glad you like it. The way it progressed from just making the tracks together to deciding to release it on its own imprint was a really logical process. It just felt like it was the right thing to do and a lot more exciting than sending demos to labels as it is completely ours and we have full control of everything from the music to the artwork.

Once you both convinced yourself and thought “Okay come on, let’s do this!”, which has been the immediate next step and the first immediate difficulties? How were you able to reconcile your individual commitments, and at the same time, developing something that required the attention and the presence (not necessarily “physical”) of both? Also, what are in your opinion, the “absolutely and essential” fundamental parameters to define during the construction of such a project?

Jorden: Well the music came first, then once we realised the collaboration was working well we decided to release it and create a series. I think the only difficulty is finding time. I am on the road quite a lot and have to think about my solo projects and also work to timeframes with the record label, Clergy.

I think the most essential thing for a collaboration like this, is the ability to take criticism well and a mutual understanding of the story you want the track to convey. Whether it’s an individual sound or in the structure of the mix, working alone can mean that you sometime have blinkers on and can go off track a bit – so it is useful to work together to shape the project.

Sean: Other than finding time to work together there have been little or no difficulties in terms of the creative process. When we did eventually sit down together the flow of work was surprisingly quick. Having someone that you trust in the studio to work with eliminates the time that one would spend deliberating over minute details. Also like Jorden said, being able to take brutal honesty is a key element to working collaboratively and successfully.

works unit

Try to make an effort of abstraction: Can you summarise in one word the most intimate vision you had of WORKS UNIT even before it was called WORKS UNIT and why do you believe is the right one? That term which, in your opinion, succeeds better than others to enclose the soul of your work…

Jorden: Who knows? I’m letting Sean answer this one.

Sean: Its scope is so vast it can’t be defined by one term.

Talking about terms and words, we can not pause for a second to the name you chose: “Works Unit”.
Now, taking a look to the associated graphics and working a bit with imagination, we kind of thought that it alludes to a construction team-work, a very heterogeneous and united group where everyone is specialised in a specific task. The same tracks of the first EP (we’re gonna talk about it soon) are titled “Foundations”, as to say: “In the construction of a building, everything starts from the lower levels, which are the foundations”.

Clearly that’s just our opinion, perhaps, you guys too could give credit to every free interpretation, but, if actually exists a unique reference, what “Works Unit” really means? What’s the concrete image or the abstract idea that it represents?

Sean: The name is very fitting given all the benefactors.

Jorden: You have absolutely hit the nail on the head. A construction site is all about team work. People still retain their own their own individual jobs/skills, but work together to create something much larger than an individual. This also translates to us within the studio. Everybody has their own strengths or weaknesses in anything, but if you can solidify the others weaknesses with your strengths, you can create something special.

We’ve just mentioned graphic and artwork. Jorden, I know that you personally took care of it, tell us a bit about this other artistic inspiration. According to you, How these two sides of Cleric are mutually influenced?

Jorden: To be honest, I’ve never done graphic design in my life. I do create most of the ideas for the Clergy label, but once it gets to the developing stage on screen, thats where I need help.
I have always been fond of using visual representation for expression of creativity. I create ideas and concepts constantly on a day to day basis and this time I decided to put them down myself.
Once the second EP is released, I think you will be able to see the concept of the artwork much more clearer.

Finally we come to talk about the first release, out on September 9th. WORKSUNIT001 has all the prerogatives to get in the “super-favorites” of these final months of 2016. We just let you free your mind and your thoughts, tell us whatever you want about it…

Sean: Well I guess I would say is that it was made so long ago and we both still really like the tracks so that’s a good sign. There is a proper sense of delayed gratification seeing it finally be released to the world and can’t wait to get onto releasing the next one, hopefully it won’t be too long of a wait.

…and after that, what’s going to happen? Can you already give us some interesting anticipation?

Jorden: Well hopefully 002 will follow up soon. We will be taking bookings as DJ sets for now but a live set is in the planning. It should be ready soon, maybe start of next year.

Sean: The live set is something were really excited about getting down. I love a bit of hardware and I have never played live in a club before so will be an interesting learning curve.

works unit

Grant us to make you both a little cheeky question: what do you think that are the weakness and the strengths of each one? In which areas you guys are able to shape fantastic synergies and in which you find less “meeting points”?

Sean: Jorden has a serious knack for making drums bang hard and to keep them interesting. Although saying that there are tracks where we have both added things that are were not to our ‘strengths’ so to speak; its not always so black and white.

Jorden: Sean is a lot more musical than me and a lot better at understanding the music theory behind production as he has a Masters Degree in Sound Engineering, where as I am completely self-taught and therefore more of a unconventional producer in my approach to the work.

Guys we came to the end of this pleasant conversation, we hope you had the same pleasure to confront as we can surely guarantee. Saying goodbye, would you like to suggest us some good EPs or whole albums if you prefer (of any genre) that absolutely more than any other defined your musical knowledge?

In short, give us some sophisticated gem.

Jorden: St. Germain – Tourist LP (2000)
My go to album, Perfect to starting your day off.

Sean: – Indigo & Synkro – Guidance
I used to live with these guys when I started getting into electronic music properly and they were a massive influence on me in regards to musical knowledge and production. The track name is just an accidental pun.

Interview and Translation Riccardo Di Marco

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