forty nine − forty =

Facciamo un respiro profondo e analizziamo il caso Alicante/Barrakud e il post uscito sabato notte sulla bacheca Facebook di Ansome, entrambi riguardanti problemi con il soundsystem della venue in cui si esibivano.

La cronaca dei fatti, almeno fino a quello che è accaduto un paio di giorni fa, è abbastanza nota. Ilario Alicante, Dj che non ha bisogno di presentazione alcuna, scrive un bel post su Facebook dove chiede scusa al pubblico del Barrakud Festival per una serata che, causa soundsystem definito “ridicolo”, non è andata come doveva.

Ieri, un post apparentemente identico compare sulla bacheca di Ansome. Di ritorno da uno spettacolo al Rotterdam Rave, l’artista inglese lamenta l’assenza di casse monitor che gli permettessero di capirci qualcosa su ciò che stava suonando.

Analizzando il post del britannico salta all’occhio la prima differenza tra i due eventi. Da una parte Ilario Alicante si è scagliato contro il Barrakud e il club che l’ospitava (L’Aquarius di Zrce beach, sull’isola di Pag), per non aver messo a disposizione un impianto degno di una festa del genere.

Dall’altra parte Ansome scarica la colpa sulle spie rotte, guardandosi comunque dall’accusare e limitandosi invece ad una scusa.

Il primo pensiero è, a caldo: maledetti gestori! Bravo Ilario, bravo Ansome, dite le cose come stanno, ditelo che non glie ne frega niente della musica. Difendeteci!

Poi, per fortuna, si rilegge il post a freddo, si analizzano i fatti senza la foga del momento, e ci si rende conto che qualcosa non quadra.

Nel primo caso non sappiamo se il problema sia stato dovuto a un qualcosa di accaduto dopo il soundcheck o precedente. Le questioni sono varie. Alicante avrebbe potuto rifiutarsi di suonare, avrebbe potuto lamentarsi in maniera privata con gli organizzatori dell’evento.

Ha deciso invece di manifestare tutto pubblicamente, magari rischiando di risultare un po’ polemico ma dichiarando in un certo senso una causa nobile.
Lamentandosi pubblicamente, infatti, “costringe” il club a correre ai ripari al più presto, mettendolo sotto un riflettore grande quanto la popolarità internazionale del DJ toscano.
Insomma potrà non piacervi come si è comportato, ma ci ha messo la faccia, e glie ne va dato atto.

Per quanto riguarda Ansome invece la questione è stata presa molto più alla larga, senza attaccare nessuno, a parte quando fa espressamente il nome di Jeff Mills, che ha suonato prima e che apparentemente è stato lui a far saltare le spie.

Ansome si è scelto un profilo più basso, più soft, si è concentrato più nel descrivere le sue sensazioni – “looking like a fucking goose” si può tradurre grezzamente con “sembrare un idiota” – e nello spiegare ciò che gli stava succedendo. Si è trovato in una situazione inaspettata e ingestibile ed ha cercato di tirarsene fuori senza macchiare nessuno, a parte la frecciatina a Jeff Mills.

Non sta a noi decidere quale dei due profili sia stato giusto o sbagliato, ma ci sentiamo solo di dire che ci sembra abbastanza ridicolo che ancora oggi si possano ancora verificare situazioni del genere, a maggior ragione in due festival internazionali. Di chiunque sia la colpa. Due brutti episodi, che rischiano di rovinare una festa e che obbiettivamente ci intristiscono un po’.