sixteen − = thirteen

Con “All We Wanna Do Is Dance”, il regista Gordon Mason racconterà la nascita dell’acid house e della cultura “rave”, un movimento che hanno segnato l’inizio alla “second summer of love”.

“All We Wanna Do Is Dance” è un documentario che vuole raccontare la storia della musica acid house dalle origini nella Chicago di fine anni ’80, fino alla sua diffusione negli anni ’90, prima ad Ibiza e poi nel Regno Unito. E’ proprio nel Regno Unito infatti che la diffusione dell’acid house ha dato il via a quella che viene definita come la “second summer of love”.

Il lungometraggio potrà contare su oltre sessanta interviste esclusive ai protagonisti della scena  (DJ, promoter e clubber di ogni genere). Saranno presenti inoltre filmati originali relativi a festival, party e club leggendari come The Haçienda di Manchester che testimonieranno la nascita della rave culture britannica.

Il documentario è narrato da Robert Owens, storico cantante, vocalist e protagonista della scena statunitense; la colonna sonora invece, è stata affidata invece al DJ britannico “Evil” Eddie Richards, noto anche come Jolly Roger, tra i primi a campionare ed esportare l’house music in patria e in Europa. Richards ha realizzato una grandissima ricerca per quanto riguarda l’aspetto musicale di “All We Wanna Do Is Dance”, fino ad arrivare al perfetto di mix di circa cinquantasei tracce appartenenti all’epoca, per creare il tappeto musicale perfetto alle immagini mostrate.

“All We Wanna Do Is Dance” è realizzato e finanziato dal regista Gordon Mason, una figura a noi nota poiché aveva già tentato di produrre e distribuire un documentario simile, nel 2009 intitolato They Call It Acid, tramite una campagna di crowfunding sul sito “Indiegogo”, sfortunatamente fallita per il mancato raggiungimento della quota prevista. Anche nel caso di “All We Wanna Do Is Dance” è stata proposta la medesima operazione tramite il sito Greenlit, avendo però un obiettivo di più facile raggiungimento (25.000 sterline), per potere riuscire a coprire le spese finali relative al film, che al momento risulta terminato.

Anche Mark Wigan è stato coinvolto nel progetto “All We Wanna Do Is Dance”: grande frequentatore di club e della scena rave, dai quali ha trovato grande ispirazione per i suoi lavori creativi, quali The Clubland Chronicles e The Museum of Club Culture.

E’ proprio Mark ad aver creato l’artwork per i titoli di testa, utilizzandolo nei vari premi messi in palio per il finanziamento del documentario (che includono da semplici riproduzioni dell’opera, a t-shirt, maglioni, fino a dei featuring all’interno del documentario stesso). Non ci resta quindi che aspettare l’uscita di questo nuovo lungometraggio dedicato alla club culture per scoprire alcuni aspetti ancora poco conosciuti di quella che è stata una delle rivoluzioni più grandi del mondo del clubbing.

 

Lorenzo Tucci