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Sbirri analogici. Difensori del vinile. Ambasciatori del “Sound of Brenta” nel mondo. Ci sono mille modi per identificare con inequivocabile precisione Lucretio e Marieu aka The Analogue Cops. Uno di questi è sicuramente “quanto di meglio la musica elettronica made in Italy abbia da offrire”.

I The Analogue Cops sono nati e cresciuti nell’entroterra veneto, più precisamente nel padovano. Amanti del vinile, della musica elettronica e degli hardware praticamente da sempre. Stabili a Berlino da circa undici anni, dopo un breve periodo a Barcellona. Fondatori di Restoration e Muscle Records, protagonisti di moltissime etichette, tra cui la celebre Hypercolour, e parte integrante di diversi progetti e collaborazioni. Anche riassumendo il più possibile la carriera degli Analogue Cops è impossibile non dilungarsi.

Questo succede quando la storia di due artisti si basa essenzialmente e primariamente sulla passione e sulla voglia di fare, di produrre, di sperimentare. Di celebrare la musica.

Ci sarebbero mille cose da premettere e di cui parlare: il loro nuovo progetto come Nightjars, le nuove uscite, le unioni artistiche. Ma preferiamo che siano Domenico e Alberto, i due ragazzi di Padova che stanno esportando il suono del Brenta in lungo e in largo, a raccontarvi questo e molto altro.

ITALIAN – ENGLISH

Partiamo dal filo conduttore di tutta la vostra attività musicale: voi vi definite “difensori del vinile”. Che valore ha nella vostra vita e, soprattutto, nella vostra carriera il supporto analogico e qual è il motivo di questa strenua e appassionata difesa?

Lucretio: Quando ho iniziato a suonare, quasi vent’anni fa, i dj suonavano praticamente solo ed esclusivamente con i vinili, a parte Marco Dionigi e i grossi dj House americani che suonavano con quella ciofeca che era il cdj100, ma solo perché era l´unica maniera di suonare le loro produzioni. Non esisteva Beatport, non si potevano comprare le tracce online. La musica “dance” si comprava e si suonava con il vinile. Negozi di dischi ce n´erano quasi dappertutto, e tutti i dj “professionisti” sapevano metter i dischi a tempo senza bisogno di un software con il quale adesso può mixare anche un macaco. C´erano dj bravi e dj meno bravi, c´era chi metteva musica di merda e chi metteva musica celestiale. Ma se volevi che qualcuno ti facesse suonare in un locale, dovevi dissanguarti a comprare dischi e saperli mettere a tempo. Il mondo è cambiato, ma per me il vinile resta il miglior supporto portatile per la registrazione e riproduzione di musica da ballo. Per altri tipi di musica (mi viene in mente Rjoji Ikeda), molto probabilmente una riproduzione digitale riesce a esprimere meglio spettri più complessi. Nel 2006, con l´avvento di Beatport, il vinile stava morendo. E ci pareva giusto cominciare a difenderlo, perché tanto lo amiamo. Ora il vinile si deve difendere da se stesso, ma su questo tema ci sarebbe bisogno di un´intera intervista.

All’interno del panorama della musica elettronica underground, siete tra i pochi artisti veneti riconosciuti a livello internazionale. Cosa ci potete dire riguardo al modo in cui l’ambiente da cui venite ha influenzato la vostra personalità artistica?

Lucretio: Veniamo da background differenti. Io ho cominciato ad ascoltare una “progressive” che stava mutando in techno ed electropop al Teatro La Scala, dove grazie alla visione di Nando, all’amicizia di Riccardino e all’influenza di Gabry Fasano mi sono innamorato della musica che veniva da Detroit e da Berlino. Marieu frequentava dei ragazzi più grandi che ascoltavano tantissima house americana di altissima qualità, soprattutto “vocal” e “spiritual”. C’erano un sacco di locali alla fine degli anni 90 in Veneto e si potevano ascoltare tanti dj americani e non solo. Poi, nella seconda metà degli anni 2000, c’è stato un periodo nero, ma ora le cose forse vanno meglio. Negli ultimi 5 anni ho cominciato a frequentare Dj Octopus, Steve Murphy, Madi Grein, Sagats, e insieme abbiamo fondato Muscle Records, che è diventata la casa per quello che in molti chiamano “The Sound of Brenta”.

the analogue cops live

Come molti altri artisti, ad un certo punto avete deciso di trasferirvi a Berlino. Se questa è una scelta largamente adottata, i motivi sono diversi da caso a caso. Nel vostro caso quali sono stati? Quanto e come l’ambiente berlinese ha cambiato e migliorato le vostre produzioni e, in generale, la vostra attività?

Marieu: Ci siamo trasferiti a Berlino quasi undici anni fa, principalmente perché Barcellona, dove avevamo vissuto per tre anni, era diventata troppo cara per il nostro budget. In precedenza Domenico si trasferì assieme a Eduardo de la Calle, il quale aveva comprato una casa con studio annesso; un anno dopo arrivai io. Diciamo che l’intorno berlinese ci ha aiutato a creare quello che poi sarebbe diventato il nostro suono attuale. Bisogna dire che la situazione rispetto ad oggi era molto differente. Forse c’era un approccio differente riguardo la musica elettronica. Era tutto un po’ meno conosciuto e tutto ancora da scoprire. All’inizio ci ha aiutato molto anche il supporto di Eduardo visto che ci permetteva di vivere in casa sua e di usufruire di uno studio degno di nota; poi un po’ alla volta abbiamo iniziato a comprare le prime macchine e così via fino ad oggi.

Amanti del vinile ma anche degli hardware. Qual è il principale motivo per cui amate inserire una robusta componente live nei vostri set?

Lucretio: Il live è una cosa totalmente differente da un dj-set. Necessita di più tempo per essere preparato ma ti permette una grandissima libertà espressiva, oltre alla possibilità di sperimentare con il suono e con le strutture.

A proposito di live, sappiamo che avete in cantiere un interessantissimo progetto live audio-visual come Nightjars. Cosa ci potete dire di più al riguardo?

Lucretio: Nightjars è il nostro live e studio project maggiormente influenzato dalle radici e dalle ceneri della dubstep, fusa con veloce techno industriale e sequenze cinematiche. Abbiamo in cantiere un live audio-visual in cui la parte visiva verrà curata dal nostro amico Al Grain, il quale accompagnerà le nostre performance dal vivo mescolando forme e colori generate da un microprocessore con un sintetizzatore video analogico in bianco e nero. La première dovrebbe essere quest´estate ad un festival a Berlino, ma ancora nulla è confermato e non posso rivelare maggiori dettagli. Questo è il primo video che Al Grain ha realizzato per noi, per la traccia “Atomo”, che appare sulla compilation di Land of Dance Records:

Parliamo ora del vostro rapporto: quali sono i lati positivi e quelli negativi di lavorare in coppia per quanto riguarda sia il lavoro in studio, sia le esibizioni?

Marieu: Con Domenico c’è un lungo rapporto di collaborazione, abbiamo inizialmente vissuto assieme molti anni e questo ci ha permesso di conoscerci meglio. Poi è iniziata la collaborazione in studio, io principalmente imparavo le cose che lui mi spiegava e poi siamo passati alla collaborazione per quanto riguarda le serate sia per il live che per i dj-set. Siamo abbastanza fortunati perché abbiamo più o meno gli stessi gusti musicali e questo ci facilita la collaborazione in studio e la preparazione del live; diciamo che ci fidiamo uno dell’altro.

Una delle collaborazioni più solide che avete instaurato è quella con Jamie Roberts, aka Blawan, come Parassela. Il 15 marzo è in uscita su Restoration il vostro “Flunkey” EP e pochi giorni dopo, il 18, il pubblico di Mestre avrà la rarissima occasione di godere di una vostra esibizione a sei mani per il release party ufficiale al Roov. Qual è il segno distintivo di questa collaborazione? Cosa ci possiamo aspettare da “Flunkey” e dai futuri lavori firmati Parassela?

Marieu: Attualmente le esibizioni con Jamie sono molto rare ma stiamo cercando di sviluppare di più il progetto, contenti di poter presentare la prossima uscita di Restoration con i nostri amici del Crispy. Sicuramente sarà una serata a base techno ma non solo, inizieremo dal warm up per passare al live e finiremo nuovamente con il dj-set.

Domanda scontata ma obbligatoria: cosa ha significato per due ragazzi provenienti da una realtà relativamente marginale esibirsi in luoghi come il Tresor di Berlino (che ha ospitato in più occasioni serate Restoration), Il Berghain o essere i protagonisti di un attesissimo streaming di Boiler Room?

Marieu: Per noi significa moltissimo, significa che il lavoro che stiamo facendo viene riconosciuto dalla gente. Siamo sempre grati per tutto questo e cerchiamo di non dimenticarlo mai, di ricordare le nostre radici, da dove veniamo e di tutta la gente che ci ha sempre supportato durante tutti questi anni.

Per concludere: da grandi amanti del vinile quali siete, qual è il disco, se c’è, che non potete non mettere in borsa prima di ogni esibizione e che passate sempre con particolare piacere e passione?

Lucretio: Non ce n’è uno in particolare, ma un disco di Jeff Mills, uno di Joey Negro, un Masters at Work, e un Underground Resistance li mettiamo sempre.

ENGLISH VERSION

Let’s start from the main theme of your entire music business: you define yourselves “vinyl defenders”. What is the value of the analog support in your life and, above all, in your career? And what is the reason of this braev and passionate defense?

Lucretio: When I started playing, almost twenty years ago, the djs played almost exclusively with vinyl, apart from Marco Dionigi and the big American House djs who played with that filthy cdj100, but only because it was the only way to play their productions. Beatport did not exist, you couldn’t buy the tracks online. You played and listened to “dance” music only thanks to vinyl. There were record stores almost everywhere and all the “professional” djs knew how to synchronize the discs without the need for a software, with which now even an ape can mix. There were good djs and worse djs, there were those who played shitty records and those who played awesome music. But if you wanted somebody to make you play in a club, you had to make a tremendous effort to buy records and to know how to synchronize them. The world changed, but for me vinyl still is the best portable media for recording and playing dance music. For other types of music (I think about Rjoji Ikeda), a digital playback can the express most complex spectra better. In 2006, with the advent of Beatport, vinyl was dying. And it seemed right to us to defend it because we love it so much. Now vinyl has to defend itself against itself, but we’d need an entire interview about this issue.

Within underground electronic music, you are among the few Venetian artists internationally recognized. What can you tell us about the way the environment from which you come influenced your artistic personality?

Lucretio: We come from different backgrounds. I started listening to a “progressive” that was changing into techno and electropop at the Teatro La Scala, where thanks to the vision of Nando, the friendship of Riccardino and the influence of Gabry Fasano I fell in love with the music that came from Detroit and Berlin. Marieu used to hang out with older guys who were listening to a lot of high quality American house, especially “vocal” and “spiritual” one. There were a lot of clubs in the late 90s in Veneto and you could hear many American djs and more. Then, in the second half of the 2000s, there’s been a dark period, but now things might go better. In the last five years I started hanging out with Dj Octopus, Steve Murphy, Madi Grein, Sagats, and together we founded Muscle Records, which has become the home for what many call “The Sound of Brenta”.

Like many other artists, at some point you decided to move to Berlin. This is a widely adopted choice but the reasons are different from case to case. What were the reasons? How much and how has the Berlin environment changed and improved your productions and, in general, your activity?

Marieu: We moved to Berlin nearly eleven years ago, mainly because Barcelona, where we lived for three years, had become too expensive for our budget. Domenico previously moved along with Eduardo de la Calle, who bought a house with attached studio; I arrived a year later. Let’s say that the Berlin environment helped us create what eventually became our current sound. It must be said that the situation was very different than today. Maybe there was a different approach to electronic music. It was all a bit less known and yet to be discovered. Earlier also Eduardo’s support really helped us, considering that he let us live in his house and make use of a noteworthy studio; then, step by step, we started buying the first machines and so on until today.

Vinyl lovers but also hardware lovers. What is the main reason why you love to include a strong live component in your sets?

Lucretio: The live set is something totally different from a dj set. It requires more time to be prepared but allows you a great freedom of expression and the ability to experiment with sound and with the facilities.

Speaking about live, we know you have a very interesting audio-visual live project as Nightjars incoming. What can you tell us about that?

Lucretio: Nightjars is our live and studio project more influenced by the roots and ashes of dubstep, merged with rapid industrial techno and cinematic sequences. We are planning an audio-visual live set where the visual side will be taken care of by our friend Al Grain, which will accompany our live performances mixing shapes and colors generated by a microprocessor with an analog video synthesizer in black and white. The premiere should be this summer at a festival in Berlin, but nothing is confirmed yet and I can’t reveal more details. This is the first video that Al Grain has created for us, for the track “Atom”, which will be released on Land of Dance Records’ compilation:

Let’s speak about your relationship: what are the positives and negatives sides to work in pairs, regarding both studio work and the performances?

Marieu: With Domenico we have a long working relationship; first we lived together many years and this allowed us to know each other better. Then the studio collaboration began, I mostly learned the things he explained to me and then we started with live and dj set collaborations during the events. We are quite lucky because we have more or less the same taste in music and this facilitates the studio collaboration and the preparation of the live; let’s say we trust each other.

One of the strongest partnerships you established is with Jamie Roberts, aka Blawan, as Parassela. “Flunkey” EP is about to be released on Restoration on March 15 and a few days later, on March 18, Mestre’s public will have the rare opportunity to enjoy your trio performance for the official release party at Roov. Which is the hallmark of this collaboration? What can we expect from “Flunkey” and the future works signed Parassela?

Marieu: The performances with Jamie are curently very rare but we are trying to develop the project more, happy to be able to present the next Restoration release with our friends at Crispy. It will definitely be a techno event but not only: we will start from the warm up to move the live part to end up again with the dj set.

Obvious but obligatory question: what does it mean for two guys coming from a relatively marginal environent to perform in places like Tresor (which hosted several Restoration nights), Berghain or to be the main actors of a highly anticipated Boiler Room streaming?

Marieu: It means a lot to us; it means that people recognize the work we are doing. We are always grateful for this and we try to never forget, to remember our roots, where we come from and all the people who always supported us during all these years.

Last question: from two huge vinyl lovers like you, what’s the record, if there’s any, that you can’t not put in a bag before each performance andyou always play with particular pleasure and passion?

Lucretio: There is not one record in particular, but we always put a Jeff Mills’ one, one from Joey Negro, a Masters at Work, and an Underground Resistance.

Alberto Zannato