twenty two + = 25

Sta per uscire, il 17 di giugno, il nuovo EP degli AnD. Verrà rilasciato su Perc Trax, label inglese nota per la proverbiale delicatezza del suo suono. Il debutto del duo sarà intitolato “Psychoanalysis Shapes” e in copertina abbiamo raffigurata una mattonella di pietra con su scritto “in case of riot: break up, throw”. Aspettatevi a breve una review perchè già da alcuni ascolti in anteprima abbiamo potuto saggiare tutta la cattiveria che si sprigiona da questo lavoro.

Nell’attesa, vi raccontiamo una particolarità di questo EP che riguarda la traccia “Fierce”, il cui titolo già dice molto. Si tratta infatti di una traccia assai dura e veloce, dal suono sporco e adrenalinico, che gli stessi autori definiscono “malato”. Dal momento che volevano un video altrettanto malato, hanno pensato bene di contattare i Vjit, progetto di due talentuosi artisti visivi appartenenti al collettivo romano Container. I due sono ormai navigati nella scena techno e vantano collaborazioni con un gran numero di pesi massimi, sia italiani che internazionali. Proprio in occasione di precedenti serate a marchio Container, AnD e Vjit avevano avuto modo di incontrarsi e intrecciare le loro performance.

Questo video, però, è un lavoro più speficicamente su misura: i due AnD, per questa release sull’etichetta di Perc, hanno lasciato praticamente carta bianca agli autori del video, dando come unica linea guida quella di ricalcare l’attitudine punk, ribelle, riottosa dell’EP. I visual rispecchiano il ritmo incalzante della traccia con un susseguirsi di fotogrammi intenzionalmente non facili da capire, parzialmente oscurati da una selva di linee che come un noise si sovrappongono alla componente umana sottostante.

Abbiamo una sorta di reticolato che fa pensare vagamente ad un panorama lunare, roccioso o comunque poco ospitale che scorre velocemente come se lo sorvolassimo o ci passassimo accanto a gran velocità. Al di sotto di questa trama si susseguono freneticamente corpi sfocati, strattonati o mossi da movimenti convulsi, a metà tra la lotta, la punizione e la gestualità teatrale. E poi occhi, bocche, mani, volti, in un brainstorming violento ma non esplicito. Se ne esce schiaffeggiati, ed è ciò che rende efficace questo connubio audio-video, rigorosamente monocromatico.