+ twenty seven = twenty nine

L’artista più discusso degli ultimi venti anni, questo è Aphex Twin. Infinitamente contorto, ridicolosamente controverso e stupendamente, sempre, sorprendente; Richard D. James non conosce semplicità, non conosce immediatezza e, fino ad oggi, non sembra conoscere limiti.

La storia di Aphex Twin è stata raccontata innumerevoli volte e in ogni possibile modo, il suo ritratto, dipinto secondo i canoni più assurdi. Chi lo vede come il messia della musica (non solo) elettronica, chi come la risposta nerd alla voglia di strafottenza dei primi anni novanta, chi come un personaggio fin troppo esagerato. Pochi non gli riconoscono l’importantissimo ruolo nella scena (e ci permettiamo di dubitare del metro di giudizio applicato da quest’ultimi).

Come fare allora per costruire una monografia che non sappia di già letto? Di scontato?
La soluzione è non fare una monografia, anzi fare una non monografia, prendere le 10 tracce ed estrapolarle dal personaggio, trattare Aphex Twin da persona normale, pur sapendo che di normale in lui c’è veramente poco, per riaccorgerci tutti insieme, che la cosa più straordinaria dello stesso è la musica.

1) AFX & The Schizophrenia – En Trance to Exit (Analogue Bubblebath)

Analogue Bubblebath è l’EP di debutto di Aphex Twin e ci regala quattro tracce di valore assoluto, dalle atmosfere angeliche dell’omonima opener a quelle via via più cupe degli altri 3 pezzi. Un biglietto da visita per il mondo che è tutto un programma.
Qui proponiamo “En Entrance to Exit”, collaborazione con quel genio assoluto che risponde al nome di Tom Middleton (per l’occasione sotto uno dei suoi moniker, Schizophrenia).
Da questo primo EP partirà una serie di gloriosi seguiti che scandiranno la carriera di Aphex per alcuni anni a venire.

2) Aphex Twin – Xtal (Selected Ambient Works 85-92)

Il primo LP di Aphex Twin esce nel ’92 ed è una raccolta dei suoi lavori nei 7 anni precedenti. Lo fa su Apollo Records, divisione Ambient di R&S.
Tralasciando la normale dietrologia sul come la qualità dell’etichetta del cavallo rampante sia una delle poche certezze nella vita insieme alla morte e al motore dei Technics 1200, andiamo subito ad ascoltare quest’opener.
Qualità, qualità, vocal angelici, qualità…

Quando compri un disco e la prima traccia che ascolti è di questo livello, non puoi che sentirti soddisfatto.
All’interno del disco il pezzo di maggior successo sarà Heliosphan, una sorta di killer app di Aphex Twin, che siamo sicuri apprezzerebbe il termine.

3) Caustic Window – The Garden of Limri (Joyrex J9 EP – 1993)

Cosa era il buon Richard prima di Aphex Twin? Cosa senza di questo alter ego? Probabilmente, anzi, sicuramente, sarebbe un’altra deriva, moniker, alter ego o personalità multipla. Se ne contano una ventina di noti, tra i nomi con la quale si è fatto chiamare in passato.
E il primo e più antico è Caustic Window. Un’incarnazione a tratti noise, a tratti industrial, a lunghi tratti eccellente.

4)Aphex Twin – Alberto Balsam ( … I Care Because You Do – 1995)

1995, terzo LP, altro capolavoro. Alberto Balsam è il manifesto di un altro Aphex Twin, non quello IDM/Breakbeat, e nemmeno quello Noise/Industrial.
Alberto Balsam è l’Aphex Twin più riflesivo e ambient, quello più soft e, per questo, magari più (relativamente) avvezzo alle masse. Il pezzo sarà poi un inno per tutti quei fan nuovi o ritrovati quando, tra la fine degli anni 00 e l’inizio degli anni 10 la figura di Richard D. James si ritroverà, volente o meno, a capo della nuova rivoluzione della musica elettronica e di un pubblico che, stanco dei ritmi troppo facili della tech-house, si lancerà verso nuovi generi, più ragionati e complessi.

5) Aphex Twin – 4 (Richard D. James – 1996)

Scegliere un pezzo solo di questo LP è incredibilmente difficile. Il livello medio di questa quarta fatica (ufficiale, c’è da menzionare anche un altro LP auto-prodotto, tenuto volutamente fuori da quest’elenco per non rendere il pezzo l’ennesima, tediosa, cronostoria delle mirabolanti avventure del personaggio più che dell’artista, come già detto in precedenza) è veramente alto. Ciononostante manca un pezzo che spicchi sugli altri, anche se, per fama, sarebbe stato semplice lasciarsi andare a Girl/Boy Song.
La scelta ricade però su di un opener che dimostra da subito tutto il valore del lavoro del buon Aphex: tanto buon breakbeat e melodia.

6) Aphex Twin – Windowlicker (Windowlicker 1999)

L’apoteosi dell’irrisione, l’apogeo dello sberleffo, con Windowlicker si tocca un livello di dissacrazione mai visto prima nella musica elettronica. Il perchè è da ricercarsi anche nel contorno. Ascoltando l’EP spunta un ottima Nannou, quasi una ninna nanna elettronica, con sonorità che richiamano i carillon e che viaggiano a metà tra inquietante e rilassante. Ma il pezzo forte, che è anche quello che abbiamo deciso di farvi ascoltare, è (e ci scuserete se ci ripetiamo) l’irrisorio, sberleffeggiante e fantastico Windowlicker, sicuramente (anche grazie al videoclip) uno dei pezzi più famosi del genio cresciuto in Cornovaglia.

7) Aphex Twin – Kasson Daslef (Drukqs – 2001)

Per quanto ci si impegni a non far diventare questa “non monografia” una litania sulla qualità musicale del buon RDJ, va detto che fino ai primi duemila il buon Aphex Twin sposta l’asticella più in là con, quasi, ogni nuovo lavoro.
In Drukqs però non lo fa come ci aspetteremmo, infatti i pezzi IDM e Ambient presenti in questo nuovo LP, seppur di ottima fattura, non danno e non tolgono niente all’artista britannico; così come non lo fa di certo Lornaderek, registrazione di un “tanti auguri” cantatogli dai genitori, ci sono alcuni pezzi che cambiano decisamente le carte in tavola. Il disco è infatti farcito di bozzetti per pianoforte, alcuni, come questo, davvero da brividi. Perché non serve per forza una presa elettrica per fare musica di qualità.

8) AFX – W32.Deadcode.A. (Analord – 2005)

Gli anni del grande silenzio sono rotti solo da due progetti. Meno famoso, e per alcuni versi anche meno riuscito, quello sotto l’alias The Tuss. Ben più noto e apprezzato quello come AFX che risponde al nome di Analord, undici EP di ottima fattura. A lungo si è dibattuto sull’effettiva data di produzione di alcuni di questi lavori; discorso sterile, che nulla può togliere ad una serie così ben realizzata. Alcuni anni più tardi ripresa anche in una raccolta, Chosen Lords.

9) Aphex Twin – minipops 67 [120.2][Source Field Mix] (2013)

Il grande, chiacchieratissimo, ritorno. Che delusione. Lo diciamo senza mezzi termini, per Syro ci aspettavamo qualcosa di meglio, di più, qualcosa in grado di sorprenderci. Anche perchè l’attesa spasmodica e quel modo di fare pubblicità, tra finti leak e clues “for nerds only” erano comunque riusciti a far montare un’aspettativa enorme, nonostante iniziassero a stufare più di qualcuno. Sia chiaro Syro non è un brutto album, ma è nella media, e se ti chiami Aphex Twin non puoi permetterti di essere nella media.

10)Aphex Twin – Cirklon3 [Колхозная mix] (2016)

Sicuramente più apprezzato (anche perchè meno atteso) è stato Cheetah, poche pretese, buone qualità, suoni freschi ma sempre perfettamente riconoscibili, un buon lavoro, non ancora all’altezza degli Analord o di Druqks, ma non disdegnabile. Il video, diretto da un bambino di dodici anni, è sostanzialmente l’ultimo modo in ordine temporale di alimentare il personaggio Aphex.

 

Franco Amadio