seventy five − 66 =

Massive Attack, Elton John e i Nine Inch Nails saranno i primi artisti ad esibirsi nel Walled Off hotel, l’ultima creazione di Banksy in Cisgiordania.

Banksy ha realizzato un progetto complesso, una creazione che sta facendo discutere tutti, attirando l’interesse di artisti in ogni angolo del pianeta: il “Walled Off Hotel”, l’albergo fuori dal muro.

Progettato e arredato in gran segreto, una ex cristalleria di West Bank City a Betlemme è stata trasformata in un Hotel con vista sul muro della striscia di Gaza, muro fatto costruire da Israele per separare la città palestinese dai territori di Gerusalemme. Tra le opere d’arte presenti all’interno dell’hotel e realizzate dall’eclettico artista ingelese, è stato posizionato un pianoforte con un monitor collegati in remoto, in modo da dare la possibilità agli artisti che vorranno essere parte integrante del progetto di questo straordinario visionario, di esibirsi e regalare a tutti un’occasione unica.

Tra i primi nomi confermati per le esibizioni troviamo Elton John, il primo ad esibirsi qualche giorno fa (guarda il video QUI), Robert Del Naja dei Massive Attack, artista col quale Banksy ha già collaborato in passato e che voci non ancora del tutto scomparse vedono proprio nel leader dei Massive Attack la vera identità dello street art più misterioso della storia, i Nine Inch Nails, Flea e Hans Zimmer.

Le dieci stanze dell’albergo contengono inoltre decine di opere del controverso street artist di Bristol, tutte dal contenuto profondamente inserito nei contesti politico e socio culturali del pianeta. La capacità di Banksy infatti è sempre stata quella di riuscire con estrema eleganza a lanciare dei messaggi visivi al cui interno risiedono vere e proprie urla di protesta; in una delle stanze per esempio è presente un dipinto che raffigura un militare palestinese e uno israeliano che giocano coi cuscini, dipinto che amplifica violentemente quell’urlo scaraventandolo in ogni coscienza sensibile all’arte e non solo. Un messaggio forte di cui forse tutti quanti abbiamo bisogno.

Banksy hotel

Ma la storia che lega Banksy alla Cisgiordania inizia nel lontano 2003 a Gerusalemme, quando su un muro di un edificio privato compare un uomo, con un fazzoletto che gli copre il volto, intento a lanciare un mazzo di fiori al posto di una molotov (Flower Thrower). Qualche anno dopo nel 2005 a Betlemme, sempre sul muro di separazione dei territori palestinesi da Israele, disegna una colomba della pace con indosso un giubbotto antiproiettile, nel becco tiene un ramo d’ulivo mentre un mirino gli viene puntato sul cuore (Armored Dove). Dieci anni dopo, nel 2015, la polizia palestinese confisca una porta di legno in prossimità sempre della striscia di Gaza. Il disegno che vi è raffigurato sopra è quello di una dea che si tiene fra le mani il capo, sofferente, in lacrime. Lo Street Artist è riuscito ad arrivare sulla striscia attraverso un tunnel sotterraneo nascosto e chiuso da una porta di acciaio; attraversando un corridoio sotto terra lungo quasi un miglio, un cunicolo buio che viene utilizzato ancora oggi dagli abitanti per scappare dalle braccia enormi di una guerra che dura da troppo tempo. Banksy quel cunicolo è riuscito a percorrerlo tutto per raggiungere l’inferno e disegnarci dentro una dea. Estremo, meraviglioso, unico!

walled off hotel

Banksy – The Flower Thrower

Tutte provocazioni che nel corso degli anni hanno contraddistinto Banksy come l’artista in grado di manipolare sapientemente i codici comunicativi delle culture di tutto il pianeta, trasformando temi feroci come la guerra o il razzismo, in opere dal profondo significato simbolico; in grado di sensibilizzare le persone che si trovano di fronte alle sue creazioni verso le problematiche sociali proposte, trasformando il tessuto urbanistico delle metropoli, in luogo di riflessione.

 

Stefano Grossi