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Vi ricorderete sicuramente la notizia di qualche settimana fa, di cui ci eravamo occupati anche noi in quest’articolo, che riguardava il fallimento di SFX Entertainment, società gestrice di Beatport, nonchè di Tomorrowland, ed Electric Zoo.

Bene, se avevate seguito la questione nei dettagli vi ricorderete che SFX, dopo aver fatto ricorso al Chapter 11 del codice americano sulla bancarotta per riorganizzarsi e tentare di salvarsi, dichiarò che nessuna delle sue attività avrebbe risentito del colpo.

La notizia che, però, è emersa dai documenti depositati dalla società in bancarotta è che Beatport, nel corso del 2015, ha perso oltre cinque milioni di dollari; la grossa perdita, che arriva dopo un 2014 dal trend opposto (7.1 milioni di guadagno) per la società con sede a Denver, è causata principalmente dal notevole aumento dei costi, che sono lievitati di 8 milioni, senza causare un conseguente aumento dei ricavi.Con ogni probabilità è questa la ragione principale per cui Beatport congelò i pagamenti che spettavano alle etichette per il periodo da aprile a giugno scorso.

Fenomeno analogo quello che sta colpendo Soundcloud: la società tedesca, nonostante abbia recentemente annunciato diverse novità per rendere il proprio servizio all’avanguardia e competitivo, negli ultimi quattro anni ha perso quasi 80 milioni di dollari, soprattutto a causa delle spaventose spese amministrative. Difficilmente l’accordo siglato con Universal Music Group a gennaio sarà sufficiente a risollevare le sorti della piattaforma di distribuzione e promozione musicale berlinese.

Resta comunque da capire se queste crisi sono causate da problemi interni di gestione o se si sta effettivamente profilando il collasso del mercato della musica digitale.

Alberto Zannato

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