Funky Express, Anti Santa e Frissòn hanno trasformato le cave di tufo in una cattedrale a cielo aperto di funk, disco e house, regalando alla Capitale una delle giornate più riuscite della stagione
C’è un modo giusto per passare il Primo Maggio a Roma, e quest’anno Funky Express lo ha dimostrato senza bisogno di troppe parole.
Bastava esserci, allo Spazio Cavea, per capirlo: una venue open-air scavata nella pietra, a Via di Salone, dove il tufo diventa cassa armonica e il cielo fa da soffitto.

Il collettivo romano, ormai punto di riferimento della scena disco-house capitolina, ha messo in piedi — insieme ad Anti Santa Club e Frissòn — una giornata battezzata Cava Paradiso, e il nome si è rivelato tutto fuorché esagerato.

La formula era chiara fin dall’annuncio: una maratona musicale dal mezzogiorno fino alle due del mattino, ospiti internazionali targati Toy Tonics, residents di casa e un contorno fatto di mercatino artigianale, cibo, drink e buone vibrazioni.

Sulla carta prometteva bene. Nei fatti, ha superato le aspettative.
Una line-up costruita col bilancino
A scaldare i motori ci hanno pensato Ces Garçons — Lapo e Geremia, le due anime fondatrici di Funky Express.
Sono stati seguiti da OceanWax, il progetto di Antonio Vicario e Maurizio Acreman che da anni ibrida jazz, hip hop, funk e disco con una sensibilità tutta romana.
Un inizio morbido ma deciso, il tipo di warm-up che non fa rumore ma costruisce le fondamenta per quello che verrà dopo.
E quello che è venuto dopo aveva il timbro inconfondibile della Toy Tonics. Sam Ruffillo e Fimiani, in un tandem ormai tra i nomi più caldi dell’etichetta berlinese.
I due hanno anno preso il controllo della consolle portando quella miscela di funk mediterraneo, disco italiana e house dal sapore vintage che li ha resi riconoscibili ovunque.
Ruffillo, siciliano adottato dalla rossa e dotta Bologna e oggi punto di riferimento del catalogo Toy Tonics, e Fimiani — alias BPlan, nato a Torre del Greco e cresciuto tra Ischia e Milano — hanno dimostrato ancora una volta perché nomi come Blessed Madonna, Pete Tong e Gerd Janson li tengono in rotazione.
Subito dopo è toccato ai GOME, il duo di Amburgo che porta sul palco un approccio interamente hard: una scelta che ha spaziato tra classici house e ritmiche dure.
La loro disco cruda e muscolare, figlia della tradizione di Monaco e della scuola funk anni Ottanta, ha alzato l’energia di un dancefloor già ben caldo.
Un set fisico, diretto, che ha confermato la loro reputazione di animali da palco.
A chiudere la serata ci hanno pensato Jason K e Diego, che hanno tirato le fila di una giornata lunga quattordici ore con la sicurezza di chi conosce il proprio pubblico e sa esattamente dove portarlo.
Lo Spazio Cavea: quando la venue fa la differenza
Parlare di Spazio Cavea come di una semplice “venue a cielo aperto” sarebbe riduttivo.
Inaugurata il 25 aprile con un sold-out che ha sorpreso anche gli organizzatori, lo spazio si è imposto in poche settimane come una delle realtà più interessanti del panorama romano.
Le pareti di tufo, la conformazione geologica naturale, la capienza contenuta e l’impianto ben calibrato creano un’esperienza d’ascolto che non ha paragoni in città.
Il suono non si disperde: rimbalza, avvolge, accompagna. Ogni set diventa un dialogo tra chi suona, chi balla e la materia stessa che li circonda.
Per Cava Paradiso, la venue era piena — veramente piena — di un pubblico eterogeneo per età e provenienza, distribuito in maniera quasi omogenea su un’area vastissima.
Nessun assembramento soffocante, nessuna zona morta: solo un flusso continuo di persone che si muovevano tra dancefloor, area food e mercatino, in un’atmosfera che più di un presente ha definito “da festa di paese, ma con il sound system giusto”.
Un Primo Maggio che sa di futuro
L’ambiente era sereno, colorato, funky nel senso più pieno del termine.
Le file ai bar e ai bagni restavano gestibili, il cibo e i drink facevano il loro lavoro, e la sicurezza — presente ma discreta — garantiva un clima di tranquillità senza mai appesantire l’atmosfera.
C’era un senso di fratellanza autentica, quel tipo di energia collettiva che non si costruisce a tavolino ma che nasce quando la cura di chi organizza incontra la voglia di chi partecipa.
Funky Express conferma, ancora una volta, di essere molto più di un semplice format: è un progetto che ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso nella scena romana.
Hanno infatti continuato nel loro trend di far scoprire Roma a nomi internazionali senza mai perdere il legame con il territorio e con un’idea di festa inclusiva, accessibile e di qualità.
Dopo l’evento con Michael Gray al Lanificio di febbraio e gli LF System a marzo, Cava Paradiso segna un altro capitolo di una stagione che sembra non volersi fermare.
Se questo è l’antipasto di ciò che Funky Express hanno in serbo per l’estate romana, il consiglio è uno solo: restate sintonizzati.