thirty one − = thirty

Per il Cocoricò sembrano non avere fine i guai giudiziari.

Stando a quanto riportato dal quotidiano Resto del Carlino  (rilanciato da altri media nazionali e locali), la storica discoteca di Riccione, già interessata a dicembre da un’ordinanza di temporanea chiusura per il mancato pagamento di alcune tasse locali (poi revocata in tempi record), dovrà vedersela nei prossimi mesi con nuove questioni legali.

L’altro ieri, il 9 gennaio, lo storico logo del club è finito all’asta insieme ai due marchi che identificano due tra le serate più apprezzate dai clubber della Piramide sulle colline romagnole, Titilla e Memorabilia.

A distanza di 24 ore, inoltre, la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro preventivo il club contestando a Fabrizio De Meis, patron del locale, presunte irregolarità fiscali per un ammontare complessivo di 800.000 Euro, contestate in qualità di Amministratore unico della Mani Avanti (società di gestione negli anni 2015-2016 oggetto dell’accertamento).

Cocorico

Il logo Cocoricò insieme ai marchi che hanno reso celebri due delle sue serate più conosciute, Titilla e Memorabilia, sono stati messi all’asta per la cifra base di 423.500 Euro, spese accessorie incluse; la scadenza per la ricezione delle offerte è stata fissata dal tribunale per il prossimo 25 gennaio.

A meno di sorprese e di un’accordo tra il Cocoricò e il debitore, rischia di concludersi quindi nel peggiore dei modi per il club, ovvero con la decisione innanzi all’Istituto vendite giudiziarie per i tribunali di Perugia, Terni e Spoleto, una controversia in essere ormai dal 2015, quando cioè la Dancelove, società di produzione fondata dal DJ Gabry Ponte, promosse un pignoramento per circa 200.000 Euro nei confronti della del club per alcuni corrispettivi non pagati.

L’espropriazione forzata venne iscritta sul logo e non sull’immobile, dato che quest’ultimo non è di proprietà della società FDM, la quale invece gestisce il club .

Le vie legali sono state intraprese poco dopo la vicenda di Lamberto Lucaccioni, il 16enne deceduto in circostanze tragiche per overdose di stupefacenti; le conseguenze giudiziarie del grave fatto di cronaca costrinsero il Cocoricò ad uno stop forzato e alle conseguenti difficoltà finanziarie, dalle quali discese, secondo gli avvocati del club, il mancato pagamento nei confronti della Dancelove.

All’epoca della vicenda, il questore di Rimini decise, infatti, di chiudere la discoteca per quattro mesi.

Nonostante il management del locale  Riccione si dichiari fiducioso per la positiva conclusione della trattativa e sostenga di aver già corrisposto alla società di Ponte metà della cifra richiesta, il tribunale nel frattempo ha convocato l’asta e il conto alla rovescia per la vendita del celebre logo è iniziato.

Stando alle ultime dichiarazioni rese da De Meis, ottimista come nel caso dell’ordinanza poi revocata proprio a ridosso di San Silvestro, i legali delle due parti sarebbero al lavoro per trovare un accordo prima che si concluda l’asta.

Cocoricò

La cronaca che riguarda il Cocoricò non finisce qui: è proprio di ieri infatti la notizia di un’altra tegola giudiziaria che rischia di complicare la già articolata vicenda.
La Procura della Repubblica di Rimini ha disposto, infatti, un provvedimento di sequestro preventivo per un importo di oltre 800.000 euro per imposte inevase a seguito della mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali relative agli anni 2015 e 2016 da parte della società Mani Avanti che ha gestito il club in quegli anni.

La misura di sequestro è stata contestata a De Meis in quanto l’autorità giudiziaria lo ritiene amministratore unico della società nei confronti della quale si sono concentrate le attività investigative della Guardia di Finanza durante gli accertamenti di carattere fiscale.

Anche su questa nuova tappa della vicenda giudiziaria che sta interessando il Cocoricò , De Meis si è dichiarato sereno e fiducioso nel lavoro della Magistratura, nonché certo della sua estraneità ai fatti riservandosi di dimostrarla nelle sedi opportune.