eighty three + = 90

Il MACRO – Museo per l’Immaginazione Preventiva di Roma ha scelto la dimensione sperimentale dell’etichetta discografica Editions Mego per inaugurare la sua nuova sezione temporanea denominata Musica da Camera: una sala interamente dedicata all’ascolto di musica sperimentale registrata. Un ambiente immersivo realizzato ad hoc per offrire le condizioni migliori per ascoltare, studiare e presentare le sperimentazioni di singoli musicisti o etichette discografiche come oggetti d’arte.

Declinare la musica elettronica come forma d’arte nel panorama contemporaneo è oggi argomento quanto mai più lontano dalle logiche di mercato e apparentemente fuori luogo in un contesto come quello attuale, dove prevale l’attesa per un ritorno ad un contesto di aggregazione catalizzato intorno alla club music.
Nondimeno, proprio la scena della musica elettronica sperimentale ha beneficiato nell’ultimo anno di grande attenzione da parte del pubblico.

Una mostra ibrida tra installazione ed esperienza di ascolto quella promossa dalla curatela artistica del MACRO dedicata ai 25 anni della “non funded independent label” sperimentale  che è anche un modo per restituire uno spazio istituzionale alla musica elettronica, ormai orfana dei palcoscenici e dei contesti in cui abitualmente si esprime.

L’etichetta austriaca, infatti, sarà protagonista fino al 6 giugno all’interno della sala allestita per l’ascolto di Musica Da Camera,la sezione dove è in mostra, anzi “in ascolto”, una  produzione che copre 25 anni di ricerca musicale che dal 2006 è  nelle mani di uno dei cofondatori, Peter Rehberg, figura tra le più influenti della scena elettronica sperimentale.

Editons Mego

Ph. credit Agnese Bedini e Melania Dalle Grave di DSL Studio

Dal 2006 alla guida della label viennese cui ha dato il nome di Editions Mego, Rehberg si unì infatti nel 1995 a Ramon Bauer, Andreas Pieper e Peter Meininger, gli altri fondatori della label inizialmente chiamata Mego, contribuendo a delineare l’identità di un marchio discografico in grado di dare un forte impulso alla ricerca sonora sperimentale a livello globale assorbendo e metabolizzando gli stimoli della scena techno europea.

Editions Mego

Il concept che si cela dietro al marchio Editions Mego, infatti, deve molto alle intuizioni dei cofondatori e in particolare a quelle di Rehberg, il cui nome può essere annoverato tra quelli dei più perspicaci ed intelligenti sound artist contemporanei. Radici mitteleuropee, cresciuto nel Regno Unito e protagonista della scena underground techno berlinese di metà anni ’90 nella quale è riuscito a trovare una sintesi delle sue passioni : dai Kraftwerk ai Sonic Youth, dalla computer music all’industrial passando per il noise rock e le prime propaggini della drone.

Quando ho iniziato ad avvicinarmi alla musica, mi piaceva di più l’elettronica, come i Kraftwerk e la roba industrial” ha dichiarato una volta il producer austriaco in un intervista; “Mi piace la fisicità del suono della musica rock; mi piace la musica ad alto volume su un amplificatore, sia che provenga da qualcuno che usa la chitarra o che usi una noise box, non mi importa. Non mi interessa il fatto che un virtuoso sappia suonare molto bene; non ho mai preso lezioni di piano. Sono quello che si potrebbe definire un non-musicista”.

Peter Rehberg è nato a Londra nel 1968 ed è cresciuto nella città di provincia di St. Albans, nell’Hertfordshire.
Austriaco da parte di padre, nel 1987 decide di andare a Vienna con una borsa di dischi e una valigia, per vedere cosa succede in una città apparentemente lontana e diversa dagli epicentri musicali di quel periodo.
Attratto dai rave e dai warehouse party della città, viene rapidamente coinvolto nella scena musicale locale lavorando come DJ e scrivendo per alcune fanzine locali.
La svolta arriva nel 1994 quando aderisce al progetto dell’etichetta Mego avviato da Bauer e Pieper nel tentativo di “fare qualcosa di più sperimentale sviluppando il modello sonoro della techno“, e debutta quell’anno con quello che rimarrà il suo pseudonimo musicale, Pita.

In quegli anni, l’effetto di propagazione delle onde d’urto della scena techno di Berlino innescò un effetto a catena in tutto il Nord Europa.
Come osserva Rehberg “potevi arrivare da un posto come Vienna o Helsinki e far uscire dischi che sarebbero piaciuti alla gente in America, Gran Bretagna e Giappone, cosa che prima era praticamente impensabile; l’interesse e l’autorevolezza conquistata dalla scena underground techno aveva finalmente spezzato lo strapotere commerciale anglo-americano sulla scena elettronica“.

Dalla corrente più avanguardista e sperimentale di quella scena culturale nacque la prima Mego.
Tuttavia già nel 1994 l’utopia techno underground cominciava rapidamente a svanire, sulla falsariga di quanto era accaduto per il punk alla fine degli anni ’70 e la new wave negli anni ’80; dalla rapida commercializzazione della scena rimasero indenni soltanto alcuni fautori del suono industrial noise della prima ora, con i quali Rehberg avrebbe potuto relazionarsi.

Uno di questi era proprio Roman Bauer, sua vecchia conoscenza già dalla fine degli anni ’80 a causa di  diverse esperienze in ambito musicale, dalle alterne fortune.
Insieme convengono che sulla necessità di rispondere alla commercializzazione imperante della techno con uno sviluppo della matrice elettronica in grado di ricomprendere noise, industrial, minimalismo e improvvisazione: “c’erano molte notti in cui tornavo a casa dopo la notte trascorsa nei club, mi sedevo in cucina e non c’era niente tranne il ronzio del frigorifero”, ricorda Rehberg in un’altra intervista di qualche tempo fa.
Così ho comprato un lettore di minidisc e così ho iniziato a registrare tutti questi suoni particolari che provenivano dall’interno del frigorifero; poi li ho semplicemente tagliati e riassemblati in diverse tracce con una strumentazione analogica”.

Con una certa sorpresa sia Bauer che Pieper risposero con entusiasmo all’idea di Rehberg e contribuirono con i suoni estrapolati dai loro elettrodomestici: “avevamo questa registrazione, ma nessuna idea su cosa farne” ricordano i tre.
A tutti noi piaceva l’idea di realizzare un disco ed eravamo convinti che doveva essere pubblicato, così invece di cercare un’etichetta decidemmo di pubblicarlo noi stessi e quello fu l’inizio della Mego”.

Accreditato a General Magic & Pita, l’EP uscì nel maggio del 1995 ed è stato ristampato nel 2015 insieme all’album completo che seguì come “Live and final Fridge”, originariamente pubblicato su Source nel 1995; la deluxe edition ancora disponibile nel catalogo EM e che rappresenta la porta d’accesso all’universo sonoro di questa label si intitola Fridge Trax Plus.

Entrambe le release confluite in “Fridge Trax Plus” vennero realizzate attraverso lo stesso processo: i microfoni sono stati posizionati nei frigoriferi per raccogliere l’insolito e apparentemente insignificante mondo sonoro che si sviluppa all’interno delle macchine : ronzii di resistenze, frequenze di transistor, scricchiolii di plastiche e metallo come droni sono stati poi disarticolati e ricomposti in vere e proprie tracce con un loro sviluppo sonoro.

L’inatteso successo di Fridge Trax superò le aspettative di Rehberg Bauer e Piper, mettendo sotto pressione la label perché chiamata a produrre prontamente qualcosa di altrettanto sorprendente.
Per tale ragione il team Mego venne costituito rapidamente, con Rehberg e Bauer a Vienna, e Pieper a Berlino; tale nucleo iniziale venne presto ampliato grazie all’arrivo della graphic designer Tina Frank, il cui primo compito fu quello di disegnare a mano il caratteristico e oggi immediatamente riconoscibile logo del marchio Mego.

Da quando Peter Rehberg ha preso definitivamente in mano le redini del progetto e ha rilanciato la Mego come Editions Mego, l’attenzione dell’etichetta si è progressivamente spostata dalle molteplici varianti dell’elettronica al centro del suo radar tra l’inizio e la fine degli anni ’90 verso le sfere, spesso contigue, del noise drone, dell’industrial, del doom metal e dell’improvvisazione.

Editions Mego è diventata progressivamente una delle etichette di musica elettronica più importanti d’Europa, contribuendo alle discografie di esponenti autorevoli dell’avanguardia contemporanea quali Christian Fennesz, Oren Ambarchi, Farmers Manual, Russell Haswell, Merzbow, Zeena Parkins & Ikue Mori, oltre ai diversi progetti che vedono protagonisti e sideman gli stessi Rehberg, Bauer e Pieper.

Nel corso della sua carriera solista, in particolare, Rehberg ha collaborato con Jim O’Rourke e Fennesz nel laptop trio Fenn O’Berg e ha prodotto album con Florian Hecker, Kevin Drumm, Matmos e Keith Rowe.
Tra i numerosi progetti che l’hanno visto protagonista Rehberg ha realizzato musica per coreografie, installazioni e performance d’arte contemporanea; inoltre ha ha collaborato con il chitarrista di Sunn O))) Stephen O’ Malley nel duo KTL.

Editions Mego

Ph.credit: Agnese Bedini e Melania Dalle Grave di DSL Studio

Negli spazi di Musica da Camera al Macro di Roma risuonerà l’intero catalogo Editions Mego in modalità random, dando ai visitatori di l’opportunità di immergersi – in modo non lineare – nei mondi dei tanti autori che ne hanno fatto parte: un catalogo di straordinario spessore che oltre a quelli citati, riunisce padrini dell’avanguardia come Luc Ferrari, Pierre Schaeffer, Iannis Xenakis fino ad artisti che hanno segnato l’elettronica contemporanea come Emeralds, Oneohtrix Point Never, Prurient, fino ad arrivare anche ai compositori e producer italiani quali Caterina Barbieri e Lorenzo Senni.

Attualmente Editions Mego si caratterizza anche per la presenza di sotto-etichette curate direttamente da musicisti vicini alla label come Spectrum Spools di John Elliott, Ideologic Organ di Stephen O’Malley, Old News di Jim O’Rourke.

Dal 2012, con la volontà di valorizzare il passato della musica elettronica nel presente, collabora con l’istituzione parigina GRM (Groupe De Recherches Musicales) a una serie di riedizioni dedicate ai maestri della musica concreta e della sperimentazione elettroacustica.

#MUSICADACAMERA
(Editions) Mego 1995–2020
Fino al 6 giugno 2021
Macro Roma – Museo Per l’Immaginazione Preventiva
In riproduzione casuale l’intero catalogo dell’etichetta Editions Mego dal 1995 al 2020

Con il sostegno del Forum Austriaco di Cultura.

PETER REHBERG (a.k.a. Pita) è artista e musicista.
È una delle figure di riferimento nella scena internazionale dell’elettronica radicale live.
Autore di performance audio elettroniche in solo o in collaborazione, ha collaborato fra gli altri con: Russell Haswell, Florian Hecker, Carlos Giffoni, Jim O’Rourke, Christian Fennesz, Dennis Cooper, Gisèle Vienne, Stephen O’Malley (come KTL), Tina Frank, Matmos, Tujiko Noriko, Kevin Drumm, Marcus Schmickler, Gert-Jan Prins, Mika Vainio, General Magic, Zbigniew Karkowski, Z’EV.
Come Pita ha inoltre un’intensa collaborazione con registi e coreografi fra cui Gisele Vienne/DACM Meg Stuart, Chris Haring e Gyula Berger. Gestisce l’etichetta Editions Mego, precedentemente nota come Mego.
Tra i compendi che racchiudono l’opera dell’artista viennese la raccolta Works For GV 2004-2008 include il materiale che ha prodotto per tre produzioni di Gisèle Vienne : I Apologize (2004), Una Belle Enfant Blonde (2005) e Jerk (2008).

MACRO – MIP
Museo per l’Immaginazione Preventiva è il programma del nuovo direttore artistico del MACRO Luca Lo Pinto: un singolo progetto espositivo concepito per svilupparsi in modo organico fino alla fine del 2022.

Il titolo è ispirato al progetto Ufficio per la Immaginazione Preventiva istituito nel 1973 da Carlo Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca con l’obbiettivo di produrre un’arte capace di rivoluzionare la società. Esso funge da manifesto per l’attitudine e l’identità che caratterizzano il museo.
Il progetto è elaborato immaginando il museo come un magazine tridimensionale sviluppato in rubriche che accoglieranno contenuti eterogenei. Le varie rubriche (Solo/Multi; Polifonia; Aritmici; In-Design; Studio Bibliografico; Musica da camera; Palestra; Retrofuture; Appunti per una collezione; Agorà) sono ideate per dare vita a un’esperienza del museo insieme frammentata e totalizzante. Un centro culturale polifonico dove tradurre una struttura editoriale in una forma vivente.
Ogni visitatore avrà la possibilità di navigare in modo fluido e al tempo stesso avrà il compito di trovare i nessi tra i diversi elementi, focalizzando l’attenzione sugli scarti tra le discipline.