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Venerdì 11 settembre, una delle poche giornate fresche in una Roma tenuta in ostaggio dal caldo. In questa sera d’estate, la Deutsche Akademie ci fa uno splendido regalo: Electric Campfire, una notte di musica targata Raster-Noton. Gli ingressi sono limitati e meravigliosamente gratuiti, per garantirsene uno basta iscriversi al sito dell’accademia e lasciare il proprio nome e cognome. Sembra facile, ma la richiesta è talmente alta che l’evento diventa sold out in una manciata di minuti. Nonostante ciò, la fila all’ingresso scorre abbastanza rapidamente e senza intoppi, il pubblico è educato e decisamente variegato: tanti adulti in abito scuro, tanti ragazzi vestiti di nero.

La location è bella ed elegante, un viale alberato porta all’area di giardino dove si trova lo stage dei live. Se non fosse per la presenza dei panini con la porchetta al buffet (anche quello offerto) e per la presenza di qualche elemento molesto di troppo (mi dispiace dirlo, ma noi italiani, purtroppo, non riusciamo a renderci conto che, certe volte, è meglio stare zitti o perlomeno parlare a bassa voce, per permettere al resto del mondo di ascoltare le performance senza il disturbo di voci maleducate e inopportune) potrei dire di non essere in Italia ma all’estero.

Mi faccio spazio tra la folla e riesco a conquistare un posticino proprio sotto il palco, a pochi centimetri da me, Kangding Ray balla divertito sulle note del live di Grischa Lichtenberger. D’altronde, è impossibile non seguire il ritmo. Il live proposto è coinvolgente, logico e tutt’altro che banale. Basso costante ma mai eccessivo, momenti lenti e sensuali come un tango lasciano il posto ad altri più concitati, un andamento piacevolmente sinusoidale che cattura l’attenzione dal primo momento e fa battere forte le mani al termine della performance.

Adoro questi eventi perchè, puntualmente, l’artista che non conosco mi regala inaspettate sorprese. Il mio taccuino ora ha un nome in più sulla lista di quelli da seguire. I minuti che separano il suo live da quello successivo sono abbastanza frenetici. Il pubblico si stringe attorno allo stage, è il turno di Dasha Rush.

Dasha Rush

Dasha Rush

Lei è come sempre attesissima e le sue performance non deludono mai. Il suo ultimo lavoro su Raster-Noton ,”Sleepstep”, è il racconto di un viaggio compiuto “once upon a time” in luoghi sconosciuti. La sua voce al microfono è dolce e delicata, il sound ipnotico. Adoro Dasha: è un artista (l’assenza dell’apostrofo nell’articolo indeterminativo non è accidentale) asessuata, lontana da quei discorsi da giornali di gossip sulle donne in consolle. Non ha bisogno di balletti sexy e abiti alla moda per far parlare di sé.

La semplicità e l’eleganza sono il valore aggiunto ad ogni suo live. Lei è la nota mancante sul pentagramma, è musica. Ascoltarla è sempre bellissimo, rigenerante, come respirare una boccata di aria fresca sulla cima di una montagna. In questa occasione, però, non è sola ad esibirsi. Accanto a lei, emozionato e felice, c’è Francesco Werner, visual artist della crew Vjit, unico nome italiano in line-up.

Ho avuto modo di osservare i suoi lavori durante i party Container Project, ma in questa occasione ho prestato molta più attenzione. Solitamente la musica di Dasha fa chiudere gli occhi e viaggiare ma, questa volta, per poter godere appieno della performance, bisognava tenere le palpebre alte e lo sguardo fisso allo schermo. Durante questi eventi, in cui la musica si ascolta in maniera più composta, si apprezza davvero l’importanza dei visual; il live di Dasha, senza le proiezioni di Francesco, sarebbe stato comunque bellissimo ma non del tutto completo.

A rendermi conto di questo non sono solo io e molte altre persone intorno a me che battono le mani e gridano il suo nome, ma anche Kangding Ray, che decide di esibirsi con il suo supporto. L’atmosfera cambia radicalmente, si abbandonano le sonorità techno-ambient di Dasha per immergersi in un clima decisamente più carico e tirato. Il pubblico comincia a scaldarsi e, insieme a lui, anche Kangding.

Guardarlo all’opera è bellissimo. Comincia ad esibirsi con la giacca e il cappello e termina indossando solamente una t-shirt. I suoi occhi brillano mentre suona, le macchine per il live sono i suoi giochi preferiti, il suo sguardo è felice come quello di un bambino alle giostre, la sua mano, decisa e impeccabile come quella di tutti i grandi artisti. Balla dalla prima all’ultima nota, batte le mani, si diverte. Quando lascia lo stage il pubblico è esaltato. Ma lo è ancora di più il boss Alva Noto, ultimo artista in programma, unico dj set (anche questo accompagnato da Vjit). Anche lui è scatenato in consolle, il pubblico grida soddisfatto.

Un’ora di dj set che sembra passare in un istante, una selezione musicale impeccabile. Mezzanotte e mezza. Sulle note dei Joy Division termina l’Electric Campfire, gli artisti prendono posto sullo stage come gli attori al termine di uno spettacolo teatrale e si godono i meritatissimi applausi. La Raster-Noton si conferma una delle etichette più interessanti di sempre, dal 1996 è garanzia di qualità altissima.

Una bellissima notte di musica, sorrisi, cultura e videoarte. Un evento completo in un clima davvero piacevole e familiare. Eventi del genere sono perle rare da gustare dall’inizio alla fine, grazie all’Accademia Tedesca per aver reso tutto ciò possibile anche quest’anno.

Photo Credits: Martina Campoli

Marta Fantini