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In occasione della sua ultima release “Point Break” EP, con remix di Marvin & Guy e Diass, abbiamo avuto il piacere di intervistare Glauco Di Mambro, uno degli artisti italiani più interessanti del momento.

Eccentrico, appassionato e consapevole sono i primi aggettivi che descrivono fedelmente Glauco Di Mambro. Da sempre amante della musica in generale, è cresciuto sotto le influenze del papà musicista e della curiosità artistica. Oggi Glauco è un dj, produttore e polistrumentista italiano, con all’attivo decine di release e di serate, in cui ha performato sia live che in dj set. Definito da molti ambasciatore della organic house, l’artista ha da sempre prodotto musica di diversi generi, accomunata da caratteristiche comuni. Oggi presentiamo il suo ultimo Ep “Point Break”, pubblicato sull’etichetta The Gardens of Babylon, con la presenza di due remix di Marvin & Guy e Diass. Con l’occasione abbiamo scambiato quattro battute con lui.

Glauco Di Mambro al Marvellous Island Festival a Parigi

La sua musica è un rituale di emozioni. Elettronica, contaminata, organica, spirituale e selvaggia: questa è la sintesi della produzione musicale di Glauco Di Mambro. Un vortice di creatività che unisce suoni antichi a tonalità moderne, profondi bassi e melodie cosmiche. In costante ricerca ed esplorazione, Glauco è impossibile incatenarlo a un solo genere musicale: la sua musica è un viaggio che rende libera l’anima. Nell’arco degli anni si è esibito nelle migliori città, di fronte al pubblico più diverso. Ha avuto l’onore di condividere la console con Satori, Red Axes, Monolink, Ry X, Dj Tennis, Acid Pauli, Keinemusik, Damian Lazarus, Black Coffee, Be Svendsen, Blond:ish, Nicola Cruz e molti altri.

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Glauco di Mambro è curatore musicale e dj resident di The Sanctuary Eco Retreat Roma, Milano, Porto Cervo e Ostuni. Abbiamo avuto il piacere di condividere con lui diversi punti, dall’inizio della sua carriera alla sua ultima release, dal suo rapporto con la musica e del recente ingresso in We Are E, agenzia di booking di rilevanza internazionale.

Glauco Di Mambro a The Sanctuary Eco Retreat

Ciao Glauco, è un piacere averti qui su Parkett, benvenuto. Per cominciare mi piacerebbe fare una panoramica sulla tua figura da produttore e dj, da come è iniziato questo percorso fino a dove sei arrivato. 

Ciao Riccardo, il piacere è mio, grazie dell’invito. Il mio viaggio nella musica parte da lontano: ho iniziato a studiare pianoforte classico quando avevo 5 anni, grazie a mio padre che era anche lui un pianista, anche se di musica leggera. Aveva un trio con cui suonavano cover di brani italiani e stranieri: Lucio Dalla ma anche Eart Wind & Fire, sia i grandi classici che le novità del momento. Andavano forte in zona, si chiamavano “Blue Moon”: li seguivo sempre quando si esibivano e già da piccolo ero affascinato dal concetto di “touring”, seppur vissuto in una piccola dimensione. Ho continuato a studiare pianoforte Classico al Conservatorio: mi sono innamorato di Bach e Chopin, Liszt e Beethoven. Il pianoforte mi ha dato tantissimo, una sensazione stupenda di essere “dentro” la musica e capirne tutti i meccanismi, le armonie, le dinamiche: ma mi mancava il contatto col pubblico, e allora ho iniziato a suonare anche in band jazz e fusion: Emerson Lake & Palmer, Yellow Jackets… Ah, ho avuto anche una fase punk ed epic metal: non mi sono fatto mancare nulla insomma.

Poi è arrivata l’elettronica, ed è stato amore a prima vista: un amore nato piuttosto tardi, ma forse per questo ancora più intenso, viscerale, consapevole. Non avrei mai pensato di fare il DJ, eppure la sensazione di libertà totale che mi dava il poter costruire una visione musicale e condividerla con le persone in tempo reale, anzi costruirla insieme a loro  disco dopo disco, traccia dopo traccia… non l’avevo mai provata prima. Non c’è stato un vero e proprio passaggio dalla fase di Dj a quella di Producer, le cose sono nate insieme: per me l’elettronica  è sempre stato questo, la libertà di poter comporre musica praticamente senza limiti, e la grande possibilità di poterla condividere quasi istantaneamente con il pubblico. Per uno come me che veniva dal rigore e dai canoni della musica classica, è stato un sogno. Che vivo ancora oggi, sempre di più.

Glauco Di Mambro al The Sanctuary Milano

Dato per certo che la musica è emozione allo stato puro, mi piacerebbe conoscere quali sono state le esperienze, i viaggi e gli incontri più significativi che hanno creato le “basi emotive“ delle tue produzioni musicali ? 

Credo che comporre musica sia un atto di affermazione e liberazione della propria personalità e della propria visione del mondo, sia “dentro” che “fuori”: è  un momento di sintesi in cui si raccoglie e si cerca di dare forma al complesso di stimoli che riceviamo ogni giorno, nel loro insieme. E’ totalizzante, non si riferisce ad una esperienza o viaggio o incontro particolare, ma è il risultato di tutti i viaggi, gli incontri e le esperienze che vivo. Vedo la musica come un qualcosa di molto intimo: ed ogni volta che qualcuno ascolta un mio brano, è come se mi stessi mettendo a nudo.

Sicuramente i molti viaggi che ho avuto la fortuna di fare (soprattutto quelli in solitaria) mi hanno fornito e continuano a fornirmi un materiale ricchissimo da cui attingere. Ecco, se posso dire quello che è più importante per me nella produzione musicale, è la solitudine che la precede: senza quella solitudine, non esisterebbe la musica. Almeno per me. 

Glauco Di Mambro a Chichen Itza a Città del Messico

Parlando appunto di produzioni, il tuo ultimo EP Point Break uscito su The Gardens Of Babylon è energia pura, ricco di energia elettronica e un ritmo incredibile. Ti andrebbe di parlarmi del processo creativo e dalle influenze che ti hanno portato a sviluppare i tuoi lavori?

Point Break” è un EP a cui tengo molto: è composto da 2 tracce originali, “Point Break” appunto e “Ride The Swell”, più 2 remix pazzeschi di Marvin & Guy, che non hanno certo bisogno di presentazioni, e Diass, un giovane talento a cui mi ha fatto piacere dare spazio. Come si intuisce dai titoli delle tracks, “Point Break” si ispira al Surf, disciplina che pratico assiduamente e che per me è anche metafora di vita. Ma è anche un EP dal titolo fortemente simbolico: volevo dare un punto di rottura davvero netto con la mia discografia precedente, e soprattutto con le definizioni, le scatole dentro cui veniamo chiusi ed etichettati come artisti.

Glauco Di Mambro “Point Break” EP – The Gardens of Babylon

Oggi l’industria è così satura che comprendo anche la necessità (soprattutto da parte dei promoter) di mettere ordine e di categorizzare gli artisti: ma secondo me l’unica vera differenza un‘artista la fa quando è impossibile definirlo precisamente. E il pubblico, in questo, spesso è molto più intelligente degli addetti ai lavori. Per anni sono stato definito come un artista “downtempo”, “shaman”, “ethno-elettronico”, “organico”… addirittura pioniere di questa scena in Italia: la cosa mi fa ovviamente piacere, ma volevo dimostrare a me stesso e agli altri, che questa è solo una piccola parte della mia visione musicale. E quindi mi sono lasciato ispirare dalle scariche di adrenalina che mi dà il surf, da quella espressione di energia pura, grezza e potente che provo quando sono in mare, e che ho cercato di trasferire sul dancefloor.

Nei precedenti EP ho sempre lavorato con musicisti in studio, registrando dal vivo percussioni, parti di flauto, bansuri, marimba, mandolino, bozouki, dan moi e tantissimi altri strumenti. Io stesso registravo parecchi “solo” con i synth, accordi, bassline, tutto:  insomma era una musica molto “suonata”, a volte frutto quasi di jam session con gli altri musicisti. E’ stato bellissimo.

Glauco Di Mambro a Otta Res Studio di Roma

Questa volta invece sono andato con un approccio molto più elettronico: ho lavorato più in solitaria, sempre nel magico Otta Res Studio di Roma che mette a disposizione una quantità e qualità di strumentazione impareggiabile. Ho cercato di essere più diretto, istintivo, meno “pensato”.  Come quando fai surf, non c’è troppo da ragionare: devi solo sentire l’onda, e lasciarti andare. 

Nel corso del tempo hai collaborato con grandi etichette come Sol Selectas, The Gardens Of Babylon, LDNKHN, Global Hybrid e Discolypso. Negli anni hai condiviso la console con grandissimi dj come Satori, Red Axes, Jan Blomqvist, Dj Tennis… solo per citarne alcuni. Mi piacerebbe sapere cosa ti aspetti che il futuro abbia in serbo per te?

Sol Selectas è stata la prima etichetta a credere in me, e questo mi ha dato grande fiducia nel potere della musica e nell’industria: ero veramente uno sconosciuto quando ho inviato la mia prima demo a Sol Selectas, e il fatto che la pubblicassero subito semplicemente perchè era stata la musica a convincerli, è stata come un’illuminazione per me. Ho pensato “allora ce la posso fare!”. Fortunatamente quella release andò bene, e poi da lì si sono aperte altre porte. Anche per gli artisti che citi, ovviamente è stato un onore condividere la consolle con loro e con molti altri: soprattutto è stata un’opportunità incredibile per osservarli da vicino e vedere come interpretano la serata, e la figura stessa del DJ. Ho imparato molto, e sicuramente ancora molto ho da imparare. 

Glauco Di Mambro al Marvellous Island Festival a Parigi

Per il futuro voglio continuare a pubblicare musica senza compromessi, continuare a costruire il mio suono disco dopo disco, in maniera che sia unico, riconoscibile fin dalle prime note. Sogno di poter collaborare e produrre qualcosa con gli artisti che stimo di più, da Red Axes a Satori, ma anche di contaminare l’elettronica con generi diversi, e non solo di uscire con tracce propriamente clubbing, solo per cercare di scalare le Beatport Chart. In questo senso, l’ultimo remix che ho fatto per il maestro Adrian Sherwood, uno dei padri della dub, è una vera chicca: non vedo l’ora che esca, sarà fuori per Ottobre 2023 su Salgari Records, un‘etichetta italiana di Torino. Anche questo, motivo di orgoglio!

Per quanto riguarda il touring, l’obiettivo è quello di selezionare un po’ di più gli show, e di puntare ai Festival soprattutto: negli ultimi anni ho suonato veramente ovunque, cogliendo ogni occasione. E sono contentissimo di averlo fatto. Adesso però sto lavorando molto sul mio suono affinchè sia pronto per un  pubblico grande, big room, da festival appunto. Mi piacerebbe essere l’elemento di novità nelle line-up, quella cosa che non ti aspetti e che ti spiazza, ma allo stesso tempo stupisce positivamente.  So che non è facile: ma o così, o preferisco restare nell’ underground. Vediamo cosa succede, sono molto curioso delle prossime 2 / 3 stagioni. 

Glauco Di Mambro al Amsterdam Dance Events 2022

Durante la tua carriera hai avuto l’opportunità di girare il mondo e di portare la tua musica negli scenari più incredibili che ci sono. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere in merito all’importanza dell’energia trasmessa dalla venue e l’interazione che si crea tra essa e il tuo set? Esiste una reale alchimia? 

Assolutamente, la venue è fondamentale, soprattutto per una musica molto “visiva” e “visionaria” come la mia. C’è un’alchimia fortissima, io mi lascio ispirare totalmente dalla venue, è una delle guidelines più importanti quando penso a come costruire un set. Oltre al pubblico ovviamente. Quando suono, quello che tento di fare è catapultare le persone in un‘altra dimensione, in un altro posto. Di fargli letteralmente vedere degli scenari, e vivere delle sensazioni. Mi capita spesso per esempio che definiscano la mia musica non con un aggettivo, ma con un luogo: quelli più usati sono “Tulum”, Burning Man”.  

Non so se è un complimento, ma a me va bene così. La musica deve suscitare, emozionare, trasportare.

Glauco Di Mambro al Marvellous Island Festival a Parigi

Recentemente sei sbarcato su We Are E Agency come unico artista italiano. Tra i nomi più importanti leggiamo Satori, Be Svendsen, Patrice Baumel, Sainte Vie, Armen Miran, Sabo ed altri ancora. Mi piacerebbe sapere quali sono state le tue emozioni a riguardo? 

Un’emozione fortissima, lavorare con lo stesso team con cui lavorano i tuoi artisti preferiti è qualcosa di impareggiabile: sento di essere nel posto giusto, e in un’industria così complessa come quella di oggi, non è facile. Su questo devo ringraziare molto Satori: è stato lui a incoraggiarmi e spingermi a entrare in questa famiglia. Ha creduto tantissimo in me, forse più di quanto ci credessi io stesso: ora non posso deluderlo, e questo mi motiva ancora di più. We Are E poi è basata ad Amsterdam, il team è tutto olandese ed è interessante vedere che approccio hanno all’industria dell’elettronica: molto diverso da quello italiano, dovremmo imparare molto da loro. 

Glauco Di Mambro a Futuro Primitivo a Xalapa in Messico

La tua musica e il tuo suono ha letteralmente ipnotizzato il tuo pubblico. Energia e vibrazioni sono forse gli aspetti principali dei tuoi set. Nel prossimo futuro avrai modo di esprimerti in diversi contesti, ti andrebbe di parlarmi delle prossime collaborazioni, residenze ed eventi?

Quest’estate sarò in giro per promuovere “Point Break”: ho già confermato alcuni Festival importanti, come Untold e Neverseas in Romania, ed Art With Me in Turchia.  Sono festival da decine di migliaia di persone, sono elettrizzato all’idea di esibirmi in questi palcoscenici. Sicuramente farò tappa ad Ibiza per Woomoon al Cova Santa ed Akasha, e ancora Casablanca, Amsterdam, Londra, Mykonos.

Continua la mia residency al The Sanctuary, sia a Roma che a Porto Cervo, ed andrò avanti anche con il mio format Traces, che va in scena una volta al mese sempre al The Sanctuary e che si caratterizza per i bellissimi visual AI based di Ka:Lu e la scelta di artisti internazionali come Satori, Jan Blomqvist, Stavroz, Sabo, Seth Schwarz, Marvin & Guy.

In più per la prima volta parto con un progetto di musica elettronica nella mia città natale, Gaeta, in una location stupenda, una spiaggia privata in uno scenario paradisiaco: si chiamerà Karma e faremo tutti i venerdì di luglio e agosto. Sono molto curioso di vedere come reagirà il pubblico, da quelle parti questo tipo di suono non è mai arrivato e spero di trovare tanti nuovi appassionati del genere.

Infine, sto curando un progetto di Residenza d’Artista con Red Bull Organics, in partnership con Hyatt e Hilton: per tutta l’estate ospiteremo artisti emergenti  provenienti da tutto il mondo,  sia all’Hyatt Centric di Milano che all’Aleph Hilton di Roma. Gli artisti si esibiranno nei Rooftop degli hotel, curati e gestiti da Red Bull: un progetto di cui sono molto orgoglioso perchè dà la possibilità al pubblico italiano di scoprire nuovi artisti di grande qualità, e ai giovani talenti di avere palcoscenici interessanti dove mettersi in mostra. 

Glauco Di Mambro Live con band al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria

Ti ringrazio molto per le tue parole: i concetti di “trance”, ipnosi, energia e vibrazione sono le basi su cui si fonda il modo di concepire la musica elettronica per me e non potevi farmi complimento migliore. 

Quando mi pongono la famosa domanda da un miliardo di dollari “ Tu che generi suoni?”. Ecco, io non so mai cosa rispondere. E spero che sarà sempre così, perchè se un giorno riuscirò a definire la mia musica con un solo aggettivo, un solo genere, significa che avrò smesso di sperimentare, di ricercare, di vivere.