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Il tredicesimo capitolo della nostra serie di podcast Internal Selection vede protagonista Astronomy Domine, italianissimo astro nascente della scena elettronica e techno.

Fondatore di OVUNQVE, etichetta nata, come ci ha raccontato, “per arrivare ovunque” e rilasciare, oltre alla sua musica, le produzioni dei suoi “artisti preferiti”, Andrea Atzeni (vero nome di Astronomy Domine) produce musica dal 2006. Ha collaborato con artisti del calibro di Svreca, Electric Indigo, Korridor, Fjader, Retina.it o Hydrangea ed ha suonato in club come il TRESOR di Berlino, oltre che in diverse realtà italiane ed estere.

L’anno scorso, Richie Hawtin ha inserito la sua traccia “Piena” nel CLOSE Christmas Special per BBC Radio 1 con B.Traits, definendola “una traccia in cui perdersi”.

Reduce da una particolare (e lunga!) esperienza al MoDem Festival in Croazia, Astronomy Domine ha condiviso in esclusiva per noi un estratto del set che ha suonato in quell’occasione. Insieme ad alcune considerazioni sulla scena clubbing italiana, ci ha regalato anche qualche anticipazione sui suoi progetti futuri.

Ascoltate il podcast e godetevi l’intervista!

Ciao Andrea e grazie per dedicare un po’ del tuo tempo a rispondere alle nostre domande. Partiamo innanzitutto dal tuo moniker, Astronomy Domine, nome di una celebre traccia dei Pink Floyd. Perché hai scelto proprio questa traccia e che ruolo hanno avuto i Pink Floyd nella tua formazione musicale?

Ciao ragazzi, è un vero piacere, grazie a voi per avermi invitato.  Ho avuto un’infanzia per così dire “psichedelica”, dettata da ascolti di tutti i tipi, partendo dai suoni ossessivi e tribali della musica etnica sudamericana, all’italiano Franco Battiato, al francese Jean-Michel Jarré e chiaramente i Pink Floyd. Penso che questi ultimi mi abbiano formato e preparato ad ascolti più contemporanei, come quelli della musica techno e derivati.

Ad agosto sei stato al MoDem festival in Croazia con Shaded Explorer, dove hai suonato per un totale di 7 ore sui due stage del festival. Raccontaci come è stata questa esperienza, come avviene la preparazione per una performance così lunga e da dove nasce la collaborazione con Shaded Explorer.

Sono parecchio onorato di essere stato invitato ad un evento di tale portata e molto soddisfatto della qualità delle performance. Il MoDem è uno dei festival più importanti in Europa che va a toccare generi come trance/psy e techno (solo da qualche anno l’organizzazione del festival ha deciso di sperimentare con il genere techno/ambient). Ho avuto l’onore di suonare in due stage, “The Swamp”, dove ho fatto un set prettamente techno con parecchie migliaia di persone che hanno ballato con me dall’inizio alla fine, e “The Seed”, l’alternative stage del festival, dove ho fatto un set ambient/dub/sperimentale. Non ho mai avuto difficoltà nel preparare set di così tante ore, amo e preferisco suonare per più di 3 o 4 ore consecutive. Non mi preparo mai una scaletta, mi piace guardare la pista e seguire le sensazioni e l’empatia che si crea con le persone. La collaborazione e amicizia con Emanuele (Pertoldi, aka Shaded Explorer) è nata nel 2012, ai tempi della mia ex-label SOMEWHERE REC. Nel 2016 ho chiuso SOMEWHERE e aperto la mia nuova etichetta OVUNQVE, dove Emanuele ha rilasciato un album (la prima release di OVUNQVE [OVQ001] e svariate tracce per compilation in CD e vinile), diventando dunque uno degli artisti principali della label. 

Sei originario della Sardegna, da molti anni a Torino. Come vedi la scena clubbing e musicale italiana e, in particolare, di Torino? Quest’estate hai suonato nella tua isola, ti emoziona sempre tornare in Sardegna?  

In pochi fanno vero clubbing e quei pochi che realmente lo fanno, purtroppo, sono destinati a morire, vittime di un mercato saturo e di un pubblico a volte parecchio limitato o di nicchia, se preferisci. Il clubbing in Italia, purtroppo, non paga, e molte organizzazioni usano il termine club, perché fa figo, perché è uno dei termini più usati negli ultimi vent’anni, perché il vento ora sussurra “club, black, Berlin, Berghain”. Organizzare eventi in magazzini da 4.000-5.000 persone, portando ospiti random, non educando la gente ad ascoltare, ricercare e studiare gli artisti, a pensare con la propria testa, non fidelizzare la clientela e non facendoli sentire a casa (a casa propria!) … questo, per me non è fare clubbing. Purtroppo vedo tanta gente con molti soldi, ma poche idee. Come dicevo, ci sono davvero poche realtà che fanno vero clubbing, qualcuno a Torino, Milano, a Roma, Bologna, in Puglia, a Cagliari. Per quanto riguarda Torino, ci sono realtà che stimo: chi più chi meno sta abituando ed educando il pubblico ad un certo tipo di cultura e di movimento… Tornare a casa mia è sempre bellissimo, andarmene è sempre un trauma. Suonarci è la cosa che mi crea maggior ansia: sento il peso delle origini, conosco bene il pubblico sardo, attenti ascoltatori ed esaminatori. 

La tua viene definita una techno ipnotica, atmosferica, deep, dubby. Sei d’accordo con questa definizione? Le tue sono sonorità molto delicate, ma profonde e potenti allo stesso tempo. Che cosa ti ispira quando produci?

Non ho mai capito realmente cosa e come dare una definizione… Obiettivamente però sì, sono d’accordo con te: ipnotica, deep, dubby. Non ho delle fonti  o dei punti di ispirazione fissi, posso liberamente dire che traggo ispirazione da tutto: da un temporale, da una chiacchierata, da un film o da una passeggiata in bici. 

Nelle tue produzioni ci sono molti elementi naturali, ripresi anche dai titoli delle tue tracce e dalle sonorità che produci, in generale. La natura è una fonte di ispirazione per te?

Mi è sempre piaciuto inserire elementi naturali negli EP o tracce che andavo a comporre. Ci sono periodi in cui mi isolo e vado al parco vicino a casa (lungo Po) con il mio registratore Zoom, ascolto e registro, cercando di isolarmi dai suoni della vita quotidiana (traffico, sirene…). Mi rilassa e mi fa star bene. Fino a quattro anni fa mi immergevo nei boschi sardi, con i miei amici, per lunghissime camminate a tu per tu con la natura, con la paura ed ansia di perdersi. Sapevo che non mi sarei perso davvero, ma ogni tanto un po’ di panico (ride). Mi piace l’odore del bosco e sentire la vita della flora e la fauna attorno a me. Mi dà energia.

Parlaci un po’ della tua label OVUNQVE che nasce nel 2016. Hai rilasciato musica anche su diverse altre etichette come Illegal Alien Records, MM Audio recentemente, o Kapvt Mvndi nel passato. Come è nata per te l’esigenza di avere una label tua? Chi sono gli Ovunqvers (artisti che scegli per la tua etichetta) e come vengono scelti?

OVUNQVE è nata dopo la chiusura di SOMEWHERE REC, etichetta che aprii insieme ad Andrea Porcu nel 2011. Ho aperto OVUNQVE perché avevo l’esigenza di rincominciare da capo: SOMEWHERE era una net label, con OVUNQVE volevo arrivare ovunque, come dice il nome stesso dell’etichetta. Ho iniziato con CD e digitale, poi anche con il vinile 7”, formato poco usato nella techno. Mentre lavoravo al lancio di OVUNQVE, ho iniziato anche il mio progetto come Astronomy Domine. Gli Ovunqvers sono innanzitutto amici: artisti che hanno condiviso qualcosa con me… gli Ovunqvers sono i miei artisti preferiti.

Quali sono gli artisti del passato e del presente a cui guardi o tieni come punto di riferimento?

Come punto di riferimento del passato e presente penso a Moritz Von Oswald, Richie Hawtin, John Acquaviva. Nel nostro presente, non ci sono tanti artisti che mi soddisfino a tal punto da prenderli come punto di riferimento, penso che l’unico sia Svreca e la sua Semantica, uno dei pochi che è rimasto coerente alla linea iniziale. Anche l’ italiano Lory D. Prendo forse più le etichette discografiche come punto di riferimento: TRESOR su tutte, M_nus, Plus8, Basic Channel, Rhythm & Sound, R&S, Warp. Con questo non sto dicendo che non ci sia nulla di buono in giro, anzi! Ci sono parecchi artisti validi, ma anche tanti costruiti a tavolino.

Presentando il tuo lavoro su Illegal Alien Records, hai detto “mi piace essere versatile e fare quello che sento”, questo significa che possiamo aspettarci anche altre sonorità rispetto a quelle a cui siamo abituati? Pensi che potresti mai produrre un altro tipo di techno?

Assolutamente si, è da un anno che sto lavorando ad un altro tipo di techno, sonorità fresche, nuove, non del tutto dark, come quelle a cui siete abituati, qualcosa che nell’ascolto ti lasci un briciolo di speranza, un po’ di luce.

Prossimi appuntamenti in Italia e all’estero?

Sembrerà strano ma per ora in Italia non ho nemmeno una data. Qualche serata in Francia, Costa Azzurra e Parigi, Praga, Budapest, Berlino, un mini tour in Asia, Giappone e Sud Corea e per il 2019 un tour in Sud America.

Qualche progetto a cui stai lavorando che vuoi condividere con noi?

Ho tante cose in cantiere, tra tutte l’apertura di una sub-label dedicata ad un genere diverso da quello che sto facendo ora. Ho in programma 6 remix/collaborazioni che usciranno in vinile, qualche compilation in CD ed un album che sto ultimando e che uscirà nel 2019. Si tratta di un album a cui tengo tantissimo e a cui lavoro da metà del 2017: si racconta tanto di me, oserei dire che è un album autobiografico, techno da pista ma con il giusto tocco malinconico.

ENGLISH

The 13th guest for our podcast series, Internal Selection, is Astronomy Domine, one of the most inspiring Italian new names of the techno and electronic scene.

Andrea Atzeni (real name of the artist) has been producing music since 2006 and in 2016 founded his own label OVUNQVE, with the aim, as he told us, “of getting everywhere” (“ovunque is the Italian word for “everywhere”, editor’s note) and producing, beside his own, music from his “favourite artists”. He collaborated with artists of the likes of Svreca, Electric Indigo, Korridor, Fjader, Retina.it and Hydrangea and played at the legendary TRESOR of Berlin and many other venues around the world. Last year, Richie Hawtin added his track “Piena” in his CLOSE Christmas Special for BBC Radio 1 with B. Traits, calling it “a track in which you can get lost”.

After a very intense (and long!) experience at MoDem Festival in Croatia, Astronomy Domine shares exclusively on Parkett an excerpt of the set he played there. Together with some of his views on the clubbing scene in Italy, he told us about his many projects for the upcoming future.

Listen to the podcast and enjoy the interview!

Hello Andrea and thanks for taking the time of answering a couple of questions for Parkett. Let’s start with your name, Astronomy Domine, famous Pink Floyd song. Why did you choose this track in particular? Did Pink Floyd have an influence on your music education?

Hi guys, it’s a pleasure and thanks for having me. I would describe my childhood as somehow “psychedelic”: I spent it listening to a wide range of sounds, starting from tribal music from South America, to Franco Battiato, Jean-Michel Jarré and obviously Pink Floyd. I think that listening to Pink Floyd especially made me ready to explore and understand better new and contemporary sounds, like techno for example.

You have just played at MoDem festival in Croatia, together with Shaded Explorer for a total of 7 hours on two stages. Tell us about this experience and how do you prepare for such a long performance. Also, when was the collaboration with Shaded Explorer born?

I am truly honoured to have been invited to such a big event as MoDem festival and very happy about the performances I saw. MoDem is one of the best realities in Europe for trance/psy and techno (this latter being a more recent introduction at the festival, together with ambient). I played on two stages: “the Swamp”, where I did a techno set and “the Seed”, the alternative stage of the festival, where I played ambient, dub and experimental. Preparing long sets is not a problem for me, I actually love and enjoy more playing for over 3-4 hours in a row. I don’t usually have a tracklist in mind, I like looking at the dancefloor and understanding the general feeling of the crowd, trying to create empathy with the dancers and take it from there. The collaboration and friendship with Emanuele (Pertoldi, aka Shaded Explorer), was born in 2012, the times of my previous label SOMEWHERE REC. In 2016 I closed that label and started a new one, OVUNQVE, where he released an album (OVUNQVE first release, [OVQ001]) and many tracks for some compilations in CD and vinyl, becoming one of the main artists of the label.

Originally from Sardinia, you have been living in Turin for many years. How do you see the clubbing scene in Italy and in Turin, particularly? You have recently played in Sardinia too, how does coming back to your island feel for you?

I think that just a few realities do real clubbing in Italy and those few have to survive in an overcrowded market, with a public that’s often limited or very niche, if you prefer. Clubbing in Italy doesn’t pay enough, and many organisations use the word “club” because it’s cool, because it’s now trendy saying “club, black, Berlin, Berghain”. Organising events in 4,000/5,000-capacity venues, choosing DJs randomly, not aiming at educating the public in terms of the artists chosen or the type of music selected … well, that’s not doing clubbing in my opinion. I am afraid I just see many people with a lot of money, but not enough good ideas. There are obviously good realities in Milan, Rome, Bologna, Puglia, Cagliari… I see this in Turin too: there are organisations keen on creating a culture, some sort of music education and I do like those. Going back to Sardinia is always wonderful, leaving quite painful. Playing there always gives me mixed feelings: I feel the burden of coming from there and knowing very well the Sardinian crowd, made of attentive listeners and observers.  

Your techno is said to be hypnotic, atmospheric, deep, dubby. Do you agree with this definition? Your sound is very delicate yet powerful and deep at the same time. What inspires you when producing?

I never really understood how to define it… but yes, I agree with you: hypnotic, deep, dubby. I don’t have some fixed sources of inspiration, I am inspired by anything, really: a thunderstorm, a chat, a movie or a ride on my bike.

There are many natural elements in your productions, as well as for the titles of your tracks and the type of sound you make, more in general. Is nature a source of inspiration for you?

I have always loved using natural elements in my EP or tracks. There are periods in my life in which I like to be alone and go to the park near where I live. I go there with my Zoom recorder, I listen to the nature and I try to isolate myself from the noise of daily life (traffic, horns…). It makes me feel so good and relaxes me. Till four years ago, I used to go into the woods in Sardinia: with my friends we were out for long walks immersed in nature … with a bit of fear of getting lost too. I knew I wouldn’t get lost, but sometimes I was scared I could (laughs). I love the smell of nature, I love feeling the living flora and fauna around me. It gives me energy.

Tell us something about your own label OVUNQVE born in 2016. You have released music also on other labels like Illegal Alien Records, MM Audio more recently, or Kapvt Mvndi in the past. Did you feel like you needed your own label? Who are the Ovunqvers (artists that you select for your label) and how do you choose them?

OVUNQVE was born when I closed SOMEWHERE REC, label that I started with Andrea Porcu in 2011. I started OVUNQVE because I felt I needed to start from scratch: SOMEWHERE was a net label, with OVUNQVE I wanted to go everywhere as its name says. I started on CD and digital, then with 7’’ vinyl, a format not that common in techno. While I was working on this, I also started my project as Astronomy Domine. The Ovunqvers are friends, first of all: artists who shared something with me, they are my favourite artists.  

Who are the artists from the past or the present that you look at and take as your point of reference?

I think of Moritz Von Oswald, Richie Hawtin, John Acquaviva as artists from the past and present. Other than that, I don’t see that many artists to be chosen as point of reference, I think the only one is Svreca and his label Semantica. And the italian Lory D too. I look more at labels as point of reference: TRESOR above all, then M_nus and Plus8, Basic Channel, Rhythm & Sound, R&S, Warp. I am not saying that there’s nothing interesting out there: there are many great artists, but I also see a lot of fake ones.

When presenting your work on Illegal Alien Records, you said “I like being versatile and do what I feel”. Does this mean that we could expect different sonorities from you? Do you think you could ever make another type of techno?

Yes, absolutely. In the last year or so, I have been working on a new type of techno: fresh sounds, not as dark as the ones you might be used to… something that gives you some hope, makes you see a bit of light when listening to it.

Next gigs in Italy and abroad?

It seems weird but I don’t have a single date in Italy at the moment. Some gigs in France (Côte d’Azur and Paris) Prague, Budapest, Berlin, a small tour in Asia (Japan and South Korea) and a mini tour in South America in 2019.

Any projects that you are working on and want to share with us?

I am working on many things at the moment. I am planning on opening a sub-label for a slightly different genre than the one I am now doing. I am also going to release 6 remix/collaborations on vinyl, some compilations on CD and an album out in 2019. This is a project I really care about and I have been working on it since 2017: it’s kind of an autobiographic album, where I tell a lot about me. It’s techno for the dancefloor with the right touch of melancholy.

Tracklist

Woo York – Inception

Perc – Exit

Sebastian Mullaert – Ode To be

Woo York – Second Breath

Photek – Glamourama

Unknown – Unknown

Stefan Rein – Rosebud (Matrixxman Remix)

Stimata – God Of Souls

Unknow – Unknown

Unknow – Unknown

747 – Aurora Centralis