+ fifteen = twenty four

Giuseppe Cennamo è un producer e dj napoletano, fondatore di Carillon Records e Hangover, che negli anni si è fatto notare da artisti di caratura internazionale, ha suonato in alcuni dei locali più famosi al mondo, tra cui Pacha, Rex e Arena, e può vantare uscite su Desolat, 8bit, Leftroom e Suara.

ITALIANO – ENGLISH

Col suo stile soft ed esotico si è fatto un nome nella scena e sta vivendo un gran momento, con uscite previste su Moan Recordings, Yoruba Grooves e Innocent Music. Noi abbiamo avuto l’occasione di porgli alcune domande e questo è ciò che ne è uscito.

Partiamo dalle tue radici: Napoli è la città in cui sei nato e cresciuto. Cosa pensi della scena musicale della tua città, ovviamente con riferimento alla musica elettronica? Quali sono gli artisti napoletani che più apprezzi e più ti hanno influenzato?

Sì, sono napoletano, sono nato qui, e Napoli è la città in cui avrò per sempre le mie radici, ma per fortuna ho viaggiato molto; ho vissuto un anno in Spagna a 24 anni ed ho avuto la possibilità di conoscere tante persone e culture diverse, che inevitabilmente mi hanno influenzato. Quindi mi definisco un Napoletano atipico.

La scena elettronica a Napoli è da sempre molto presente e di rilevanza mondiale. Sono stati tanti i dj che sono usciti da questa città e che ancora si impongono a livello mondiale. Avendo 35 anni credo che prima la scena napoletana fosse più interessante, ora, invece, come in tutto il resto del mondo, si è perso un po’ il valore del club. Troppi party in una città che dovrebbe farne di meno e più selezionati, ma si sa che è una guerra e il business al giorno d’oggi è ciò che conta di più. Dei napoletani che mi hanno influenzato sicuramente c’è stato Danilo Vigorito che mi ha fatto avvicinare al mondo delle produzioni nel 2005, e tecnicamente in studio rimane uno dei più validi. Invece chi tutt’oggi guardo con molta stima è Marco Carola, con il quale ho sempre avuto un buon rapporto. Marco è per me uno dei dj più bravi al mondo. Ha la capacità di suonare per giorni e sempre con lo stesso stile, lo stesso che usa da anni, e proprio per questo è lì in alto dove si trova.

A proposito di Napoli, recentemente il Duel Beat ha ospitato un evento Boiler Room che ha visto protagonisti Joseph Capriati, Luigi Madonna, Flavio Folco, Gaetano Parisio e Markantonio. Purtroppo l’evento è stato bersagliato da insulti riguardanti Napoli e la presunta scarsa qualità della line-up. Cosa ne pensi di questo fenomeno vergognoso, che si presenta spesso in Italia?

Non vorrei scendere nei dettagli della questione Boiler Room a Napoli, dato che se ne è già abbondantemente parlato in modo negativo (la solita storia del sud che viene discriminato). La line-up non aveva nulla da invidiare a nessuna line-up di altre Boiler Room, anzi, c’è stata una piacevole scoperta, Flavio Folco. Gli altri sono nomi che girano nei club e nei festival da anni ormai. Anche se io non sono Techno, Napoli è Techno (almeno una buona fetta), ed era giusto che ci fossero quei dj alla Boiler Room del Duel Beat.

Tra tutte le tua passate release, El Gitano, uscita su Monique Records, è quella che più ha avuto successo. Cos’hai provato nel percepire un riscontro positivo e nel vedere la tua traccia suonata da artisti del calibro di Carl Cox e Luciano?

El Gitano è quella traccia che un artista fa una sola volta nella vita, è un po’ come il cavallo di battaglia che ti mostra al mondo intero. L’hanno suonata e strasuonata tutti. Luciano è stato quello che la metteva ovunque per 2 anni e più, tipo il prezzemolo che sta bene dappertutto 🙂 Ma il primo a suonarla fu Marco Carola: gliela diedi su un volo per Barcellona, era senza master, senza mixing, insomma “impresentabile” eppure da li cominciò tutto. In più uscì su una label allora semisconosciuta, la Monique, a conferma che non è tanto importante dove sia pubblicata la musica ma la qualità del prodotto!

Negli anni le tue uscite sono comparse su etichette di rilievo internazionale; Leftroom, 8bit, Suara, Desolat, SCI+TEC. Quali sono gli elementi che, a tuo parere, ti hanno permesso di sfondare su label così importanti e di farti notare da dj di altissimo calibro?

Guarda, esattamente non lo so, semplicemente conoscevo i miei mezzi e ci ho provato. Mi prefiggevo un obbiettivo e mi buttavo a capofitto con tutte le mie risorse. Ad esempio il primo Desolat l’ho preparato in 3 settimane, ed ho avuto il primo contatto con Loco Dice solo dopo che la release è stata confermata. Quindi è stata solo questione di musica. Lo stesso con Dubfire e Nick Curly per SCI+TEC e 8bit.

Nella tua bio si legge che hai iniziato, come molti, facendo girare i dischi a delle feste private locali. Quali sono state le tue emozioni quando ti sei trovato, invece, alle consolle di locali quali il Pacha di Ibiza, il Rex Club di Parigi o l’Arena di Berlino?

Beh sai, secondo me fa tutto parte di un percorso e di una gavetta, che oggi non fa più nessuno perchè molti vengono presi e messi dietro una consolle senza troppi giri di parole, magari non pronti. Io invece credo di aver fatto (e stare ancora facendo) la famosa “gavetta”. Quindi iniziare dai party privati e alle prime feste di amici, per poi andare all’Arena di Berlino o al Pacha di Ibiza e poi Al Rex di Parigi (e ricevere i complimenti del proprietario che ha voluto sentire tutto il mio set), sono step che ti fanno arrivare abbastanza sicuro di te ad un certo pubblico. Ovviamente l’ansia e l’emozione ci sono sempre, ma non paura, quella mai.

Nel momento in cui produci la tua musica o scegli le tracce da suonare durante una serata, che criteri di scelta usi? Tendi ad anteporre i tuoi gusti personali e a preferire i dischi che secondo te meritano di più, o vari in base alla reazione della folla davanti a te?

Diciamo che le due cose sono totalmente diverse. Per fare delle produzioni devi avere un metodo, soprattutto in base a cosa vuoi che esca fuori e su quali label vuoi che escano. Per il dj set, come per le produzioni preferisco sempre qualcosa di più morbido o comunque non “rumoroso” o metallico e caotico, ecco proprio quello lo odio. Serve grazia e calore nella musica, non sono tipo da “cassa dritta e pedalare”. Purtroppo non sempre il dj set può essere fatto come mi andrebbe, a volte il pubblico vuole più spinta e più ritmo ed è giusto che gli venga dato. Hanno pagato un biglietto e devono usufruire di un servizio, anche minimo, ma che li accontenti. Quelli che a testa bassa suonano il loro set e basta non dovrebbero fare i djs. Un bravo dj si adatta alla pista, la capisce. Un anno fa mi è capitato di suonare ad un pool party dove la gente, un po’ sparsa qui e lì, aveva solo voglia di cassa ed effetti (cosa che non uso dato che non uso il computer). Cosi nelle 3 ore di set mi sono lavorato bene la pista e li ho portati dove volevo io. Ricordo che c’era un mio amico con me, e mi disse alla fine “Giusè…te li sei andati a prendere uno ad uno…anche quelli che stavano sui lettini sdraiati”. Forse anche questo un po’ vuol dire fare il dj.

Prima la Carillon Records, a cui hanno collaborato artisti talentuosi come Mendo, Matteo Spedicati, Aldo Cadiz e Alex Celler, poi Hangover, recentissima label su cui sembri puntare molto. Parlaci un po’ di questi tuoi progetti e delle sorprese che potrebbero riservarci in futuro.

La Carillon è come la prima fidanzata, “o’ Primm Ammor” non si scorda mai. Al momento sto facendo poche release su Carillon, non è il tempo suo, e per ora resta una label di profilo. Mentre la Hangover sta avendo un grosso successo. È una label da battaglia, tutte cose molto cool ma da pista, cose che tutti possono suonare facilmente. Ci sono molti artisti bravi che sono usciti e altri che usciranno più o meno noti. Ma c’è un vero e proprio cambio generazionale nella musica elettronica e la Hangover c’è dentro al 100%.

Parlando di futuro, a breve sono previste tue release su Innocent Music, Moan Recs, Yoruba Grooves e Dubgestion, con remix di Mirko Loco e Dorian Paic. Cosa dobbiamo aspettarci da queste tue produzioni?

Sì, tante cose nuove. Uscito a Gennaio su Little Helpers, Febbraio su Innocent e Marzo sarà la volta di Moan con remix di Mirko Loco e Artslaves. La Moan è un’ottima etichetta, forse una delle più consolidate degli ultimi 4 anni. Poi ci sara Yoruba Grooves dove mi sono “dovuto” tenere molto minimal e poi Dubgestion che sarà solo in vinile con remix di Dorian Paic o di Mihai Popovichiu. Rispetto allo scorso anno sono tornato più su quello che so fare meglio: groove, ricerca nelle percussioni e un po’ di melodia, che non guasta mai. Less is more!

Intervista e Traduzione Alberto Zannato

ENGLISH VERSION

Giuseppe Cennamo is a producer and a dj from Naples, founder of Carillon Records and Hangover, which over the years has been noted by artists of international level, played in some of the most famous clubs in the world, including Pacha, Rex and Arena, and released on labels like Desolat, 8bit, Leftroom and Suara.

With his soft and exotic style, he’s made a name for himself in the scene and he’s living a great moment, with future releases on Moan Recordings, Yoruba Grooves and Innocent Music. We’ve had the opportunity to ask him some questions, and this is what came out.

Starting from your roots, you were born and raised in Naples. What do you think about the music scene in your city, with obvious reference to electronic music? Which Neapolitan artists you like influenced you the most?

I am from Naples, born here, and here I will forever have my roots, but fortunately I have traveled a lot; I lived one year in Spain when I was 24 and I had the opportunity to meet so many different people and cultures, which have inevitably influenced me. So I call myself an atypical Neapolitan.
The electronic scene in Naples has always been very present and of global significance. A lot of Neapolitan djs are still rocking worldwide. I’m 35 and I think the scene here was more interesting some years ago, but now, as throughout the rest of the world, clubs lost their meanings. Too many parties in a city that should make less and more selected parties, but you know, it’s a war, and business, nowadays, is the only thing that counts. Among the Neapolitans who have definitely influenced me, there’s Danilo Vigorito, who got me closer to the world of production in 2005, and technically he’s one of the most valid. A dj that has my respect is Marco Carola, with whom I have always had a good relationship. Marco is for me one of the best DJs in the world. He has the ability to play for days and always with the same style, the same he used for years, and that’s why he’s there, at the top.

Talking about Naples: Duel Beat has recently host a Boiler Room event with Joseph Capriati, Luigi Madonna, Flavio Folco, Gaetano Parisio and Markantonio. Regrettably, there’s been lots of insults regarding Naples and the quality of the line-up. What do you think about this unpleasant occurance?

I don’t want to talk about the details of the matter Boiler Room in Naples, since a lot of people already talked about it in a negative way (the usual story of the South that is discriminated). The line-up had nothing to envy to any line-up of other Boiler Room events, indeed there was a pleasant surprise, Flavio Folco. The others have been playing in clubs and festivals for years. Although I am not Techno, Naples is (at least a good portion), and it was right that those djs played at Duel Beat for Boiler Room.

Among your past releases, El Gitano, on Monique Records, is the one that had the biggest success. How did you feel when you noticed the positive feedback and you found out djs like Carl Cox and Luciano were playing it?

El Gitano is that track an artist produces once in a lifetime, it’s like the strong point that shows to the whole world who you are. Luciano was the one who put it anywhere for two years and more, like the parsley which is fine everywhere! But the first to play it was Marco Carola: I gave it to him on a flight to Barcelona, with no master, no mixing, in short, “unpresentable”, but everything started form that point. Moreover, it came out of a then little-known label, Monique, confirming that it’s not so important where the music is published but the quality of the product!

Over the years, your releases appeared on internationally renowned labels; Leftroom, 8bit, Suara, Desolat, SCI+TEC. Which are the elements that, in your opinion, made you break through on important labels and made you famous among the best artists?

Well, I don’t know, I just know my means and I tried. I set a goal and did everything to reach it. For example, I prepared the first “Desolat” in three weeks, and I had my first contact with Loco Dice only after the release had been confirmed. So it was only a matter of music. Same with Dubfire and Nick Curly for SCI + TEC and 8bit.

Your bio says you started, like many others, by spinning discs at local private parties. What were your emotions when you played in clubs such as Pacha in Ibiza, Rex Club in Paris or Arena in Berlin?

You know, I think it’s all part of a process and an apprenticeship, which today no one follows because lots of guys are put behind the decks although they are not ready. But I think I’ve done (and I’m still doing) the famous “apprenticeship”. So starting with private parties and parties with friends, and then going to the Arena in Berlin or at Pacha, or at Rex in Paris (and receiveing the compliments of the owner who wanted to hear my whole set), are steps that make you confident enough to get you to a certain audience. Obviously anxiety and excitement still exist, but not fear, never.

Which criteria do you use when you produce your own music or when you choose tracks to play during an event? Do you tend to prefer your personal tastes and to prefer the discs that you think deserve more, or does it depend on the reaction of the crowd?

To produce, you must have a method, especially depending on your intentions and on the label. For DJ sets, as for production, I always prefer something soft, not “noisy” or metal and chaotic, that’s just what I hate. Unfortunately I can’t always play a set as I want, sometimes the public wants something more strong or with more rhythm and you have to make them happy. They paid a ticket and they have to be satisfied. Those who play their set “head down” just shouldn’t be djing. A good dj understands the dancefloor.

The Carillon Records first, which saw the partnership of talented artists like Mendo, Matteo Spedicati, Aldo Cadiz and Alex Celler, then Hangover, recent label on which you work a lot. Tell us about this projects and about the possible future surprises coming from them.

Carillon is like the first girlfriend, the one you never forget. But it’s a profile label by now. While Hangover is having a big success. It’s a “battle label”, just cool things, suitable for dancefloors, things that anyone can easily play. There is an actual generational change in the electronic music and Hangover’s 100% inside

Talking about the future, you’re going to release tracks on Innocent Music, Moan Recs, Yoruba Grooves and Dubgestion, with remixes by Mirko Loco and Dorian Paic. What can we expect from these productions?

Yes, so many new things. I released on January on Little Helpers, on February on Innocent and on March I will release on Moan with remixes by Mirko Loco and Artslaves. Moan is a great label, perhaps one of the most consolidated of the last four years. Then there will Yoruba Grooves where I “had to stay minimal”, and then Dubgestion (only vinyl) with remixes from Dorian Paic or Mihai Popovichiu. I returned to what I do best: groove, percussions and a bit of melody, which never hurts. Less is more!

Interview and Translation Alberto Zannato