seventy nine − seventy four =

L’associazione A-DJ fondata nel 2008 dalla sua presidente, l’avvocatessa romana Deborah De Angelis, ha lanciato il primo maggio scorso sul sito albodj.it, il portale nazionale per l’auto-censimento dei DJ che vivono e operano in Italia. L’obbiettivo è la futura creazione di un Registro nazionale dei disk jockey.

Il progetto è supportato dal Sindacato Italiano dei Lavoratori dello Spettacolo SILS, l’associazione Italiana DJ AID e la Club Festival Commission CFC.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di valorizzare, tutelare e promuovere i performer riconoscendo il valore artistico e portando all’attenzione dei legislatori alle esigenze degli appartenenti ad un comparto – quello degli eventi da ballo – che nel 2019 fatturava più di 700 milioni di euro, ora praticamente azzerato da oltre 17 mesi di completa inattività.

In primo luogo, dal punto di vista legislativo, vi è la necessità di aggiornare la normativa vigente in materia che risale al 1941.

Il ruolo del DJ infatti viene erroneamente equiparato a quello di tecnico del suono, trascurandone la componente artistica e creativa.

A tal proposito è stato depositato alla Camera dei Deputati, in data 7 luglio un disegno di legge. Esso propone di riconoscere professionalmente gli artisti con la creazione di un registro nazionale per il loro inquadramento giuridico quali interpreti, esecutori e maestri d’arte.

Contarci per contare: questo è lo slogan dell’associazione A-DJ, che ci tiene a precisare quanto sia ancora complicato il percorso da compiere in un panorama ancora in continua evoluzione, per arrivare ai livelli degli altri paesi europei dove sono garantite tutele, legalità, sostegno professionale ed imprenditoriale.

Se sei un DJ o aspiri a diventarlo puoi registrarti gratuitamente al portale QUI (il sito, al momento è in manutenzione).

Oltre a questo progetto, l’associazione A-DJ tramite la sua presidente, si batte per l’eliminazione del compenso sulla copia lavoro concesso dalla Siae, che va dai 200 ai 600 euro l’anno a seconda delle copie lavoro prodotte in un anno di attività.

Recentemente la Siae ha preso atto – con qualche decennio di ritardo – che un dj non possa suonare esclusivamente materiale bollinato, quindi originale e ne ha consentito la copia legale per la riproduzione ai fini di divulgazione su pen drive. D’altro canto però, chiede il pagamento di questa ulteriore tariffa che secondo la De Angelis non è dovuta. In sostanza se suono il mio vinile non si è tenuti al pagamento extra, mentre se lo stesso vinile lo trasferisco su chiavetta, si.

Speriamo si trovi una soluzione in tempo utile anche perché oggi giorno con musica prodotta interamente da intelligenze artificiali.

o l’integrazione delle librerie di piattaforme di streaming all’interno delle DAW, la questione è passata già ad un livello superiore e visti i precedenti chissà quando verrà presa in considerazione e normata.