L’Italo Disco è il termine che definisce la musica prodotta in Italia alla fine degli anni ’70 influenzata da synth, vocoder e drum machine sdoganati un po’ di tempo prima da Moroder, Carpenter, Soccio e dal mito del’Hi-nrg Patrick Cowley.

Il termine “Italo Disco” fu coniato dal boss dalla tedesca ZYX Records che fece uscire nel 1983 due compilation di musica disco italiana con questo titolo: Italo Disco volume I e Italo Boot Mix Volume I.

Qualche tempo fa vi avevamo parlato di questo documentario sull’Italo Disco a cura di Boiler Room, date uno sguardo.

Fondamentalmente il termine serviva a indicare la musica dance del periodo non prodotta in Usa e Inghilterra che fino ad allora ne avevano avuto il monopolio e ciò contribuì inevitabilmente a creare una nicchia di mercato abbastanza definita.

Questo suono “raw” ed elettronico influenzerà per sempre il modo di produrre la musica da ballo e catalizzerà l’attenzione su dei produttori italiani presi a modello tanto dai dj di house music quanto a quelli più “techno oriented” (leggi questo articolo sulle 30 tracce che hanno fatto la storia della musica techno).

Proponiamo una selezione a nostro avviso di brani seminali dell’Italo Disco.

Se escludiamo “The Chase” di Giorgio Moroder del 1978 (Oscar miglior colonna sonora del film Midnight Express) possiamo partire dagli Easy Going col brano “Fear”dell’anno successivo. Il progetto prende il nome dall’omonimo night club romano, creato dal disc Jokey Paul Micioni (che sostituisce in consolle del locale nel ’77 Carlo Casalini, futuro fondatore dell’etichetta Best Records) dal “goblin” Claudio Simonetti e da Giancarlo Meo.

Voce robotica, rolling bassstring e fiatiepic” in un brano dalle atmosfere progressive disco.

È del 1980 “It’s War” di Kano, combo formato da Luciano Ninzatti, Stefano Pulga e Matteo Bronsato col vocalist Glen White. Brano seminale perché introduce elementi marcatamente electro con atmosfere sci-fi tanto care sia ai cultori della disco che a quelli della break-dance.

Ci spostiamo temporaneamente a Detroit perché nel 1981 i pionieri A Nambers of Name incidono “Sharevari” traccia che trasferisce i suoni italo in un futuro distopico ossessivo ed insieme al brano dell’Italiano Alexander RobotnikProblems D’Amour” getterà il germe alla futura Detroit Techno.

Del 1982 sono “Bad Passion” di Steel Mind, Lectric Vorkers con “Robot is Systematic” e “Cybernetic Love” di Casco.

Nella prima Giancarlo Meo che ripropone atmosfere horror industrial con un passo “slow” e un testo dark vocoder.

Più hi-nrg è la seconda del duo Rago e Farina mentre Salvatore Cusato aka Casco, al contrario, col suo brano quasi “new romantic” esce dalle atmosfere cupe dando quasi una speranza, c’è luce in fondo al tunnel…

Se vogliamo indicare una manciata di brani “starterdell’Italo Disco (tutti del 1983) questi sono sicuramente:

Klein & MBO – Dirty Talk

Mario Boncaldo e Tony Carrasco: con il vocal di Rossana Casale che hanno creato un vero è proprio “anthem” proto-house che influenzerà sia la scena Garage di NYC che quella di Chicago.

Mr Flangio – Take a Change

Bassline ossessiva, percussioni e vocoder da “autobhan”

Doctor’s Cat – Feel the Drive (instrumental)

My Mine – Hypnotic Tango

Alexander Robotnick – Problems D’Amour

Gaucho (Luciano Lizzati e Stefano Pulga) – Dance Forever

BWH – Stop


Dal 1984 in poi l’Italo Disco si sdogana dall’underground diventando un suono mainstream e un po’ “cheesy” come era successo alla Disco vera e propria, anche se ovviamente rimangono “act” di rilievo e dischi di qualità che si muovono nel sottobosco di appassionati e cultori.

È infatti di quell’anno uno dei nostri dischi preferiti di sempre prodotto da Maurizio”Robotnik” Dami: Dance Boy Dance.

Ettore Sorrentino