Oggi il famoso DJ Joe T Vannelli ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post dove ha preso una decisione e si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Joe T Vannelli pare non sia entusiasta della proposta di esibirsi insieme a Gianluca Vacchi. Anzi, diciamo che non ne ha nessuna voglia e il suo ultimo post di oggi lo dimostra chiaramente.

In calendario era prevista una data per il 30 luglio vicino Verona. Secondo il programma, avrebbe dovuto esibirsi in un DJ set, nella stessa sera, nello stesso party e nello stesso locale dove nella timetable sarebbe stato presente anche Gianluca Vacchi.

Quest’ultimo si è reso noto ultimamente per l’urto psicologico che il suo approccio al DJing ha provocato nella collettività. Un approccio che molti reputano, e a ragione, piuttosto improvvisato. Il background di Vacchi è lontano dal mondo del DJing, dal mondo della musica dance, e da una rosa di attitudini che nel lavoro di un DJ sono considerate un po’ come l’ABC.

Ultimamente si è parlato molto di figure come la sua, che non è nemmeno l’unica e non è un problema solo italiano. Figure che fondamentalmente sono capaci di riempire locali pur non portando qualità alla scena dance e alla vita notturna in generale.

Negli anni passati c’era stato il caso di Paris Hilton DJ, che ha aperto il dibattito: da una parte uan schiera di persone che ritenevano non fosse lei il problema, quanto piuttosto la mentalità che c’è dietro, specialmente in chi vuole solamente riempire un locale di clienti-consumatori e farsi bastare solo questo; dall’altra chi condannava in toto la questione come una pagina infelice della storia del clubbing.

Potevamo forse in Italia farci mancare l’occasione di offrire al mondo i nostri più improvvisati rappresentanti? Assolutamente no, ed ecco che spunta prima Nicole Minetti DJ – la versione italiana di Paris Hilton DJ. E ora a quanto pare abbiamo un altro esponente nella categoria, che si fa strada forte di migliaia e migliaia di followers – tantissimi, c’è da riconoscerglielo. Fortunatamente non è nemmeno difficile afferrare che il numero di followers non è un indice attendibile circa la reale caratura di un artista o personaggio pubblico, altrimenti saremmo già dentro una puntata di Black Mirror.

Ora, d’accordo: saremo invidiosi, saremo poveri, probabilmente anche con un aspetto sciatto e indecoroso dovuto alle nottate passate in studio davanti al mixer o ai pomeriggi passati con le dita nere a cercare vinili per la serata. Però, almeno, ci sono pochi dubbi sul fatto che quello del DJ, come quasi tutti i mestieri creativi, soffre di quella patologia tipica di questi nuovi anni ’10. Ed è proprio il fatto di non essere preso sul serio, come se fosse un’attività che non richiede studio, apprendimento, tempo, frustrazione, dedizione, applicazione e talento. Ma anzi, che può essere iniziato al volo da chiunque, come se bastasse solo l’attrezzatura (talvolta addirittura spenta e senza cavi collegati, durante certe ingenue riprese video)

C’è chi, come Joe T Vannelli, esasperato dal fatto che figure inconsistenti schizzino improvvisamente tra le stelle di un sistema che più che altro è un business di alcuni, decide prendere una posizione netta e rifiutarsi di sottostare a un andazzo che non pare dare segni di ripresa.