Debutto di lunga durata sulla “super fascion” Running Back di Gerd Janson, del prolifico ed eclettico produttore di Sofia, Strahil Velchev, al secolo KiNK.

Dopo un singolo floor-filler come “Perth” arriva finalmente l’album “Playground”.

Tracklist:
01. Soar 
02. Yom Thorke 
03. The Russian 
04. Samodiva
05. Suncatcher 
06. Perth 
07. Teo Techno 
08. Peter Plet Plete 
09. Organ 
10. A Taste Of Metal 
11. Five 
12. The Universe In Her Eyes

Le intenzioni del Nostro sono subito chiare, un campo da gioco quanto mai variegato: Analog-Techno da main room in primis, con intramezzi down-tempo di scuola Uk (Ninja Tune per intenderci) come l’iniziale Soar, cinematica e dub, Samodiva mid-tempo tra Bristol e South London, The Universe in Her Eyes, dichiarazione d’amore con retro gusti tra baleari e Planet Mu.

Svarione sperimentale è Peter Pit Pete: glitchato terzinato ipnotico e delirante come lo è Taste of Metal che attraversa scuri territori industriali da catena di montaggio cyborg.

Andiamo ora alle tracce da ballo. Yom Thorke, divertissement sul famoso cantante pop ma soprattutto killer da pista à la Innervision che ricorda molto da vicino un capolavoro dell’underground come “Bon Voyage” di Jesper Dahlback sotto il moniker Air Frog ai tempi della Swek. Segue il loop epic di The Russian, sicuramente molto gradito a Tenaglia e soci, e Suncatcher che riporta alla memoria sonorità progressive-breaks dei primi duemila,  tanto care a Timo Maas. Superato il singolo Perth, rimangono solo tracce da battaglia: Teo Techno, detroitiana e noise (Kink nel 2017 ha anche partecipato con un brano insieme a Kevin Sounderson alla celebrazione del trentennale della label KMS) Organ più deep e drivin’ e Five, traccia raw che nasconde tra le sue note pad che danno speranza, oltre il buoio c’è la luce!

Non un concept album ma a suo modo un caleidoscopio di suoni che delineano bene la personalità di questo producer.

Un album consigliato da tenere in borsa a lungo!

Ettore Sorrentino