KOMOREBI, IL SUONO DELLA MONTAGNA

3 Settembre 2026

Dal 4 al 6 settembre il Forte di Vinadio apre le sue mura alla ricerca elettronica: Mathew Jonson, Paquita Gordon, Philippa Pacho, Eric Cloutier, Edward, Ness e una line-up di oltre trenta artisti per tre giorni sospesi tra techno, ambient e paesaggio alpino.

C’è una particolare qualità della luce che attraversa gli alberi, si posa sulle superfici e per qualche istante trasforma ciò che abbiamo davanti agli occhi. In giapponese si chiama “Komorebi”. È una parola che descrive un fenomeno naturale e, allo stesso tempo, una sensazione: quella di trovarsi dentro qualcosa che esiste per un equilibrio delicato fra elementi differenti.

È da questa immagine che prende forma Komorebi Music Festival 2026, in programma dal 4 al 6 settembre all’interno del Forte Albertino di Vinadio, in provincia di Cuneo. Un festival che trova nella relazione fra musica e paesaggio il proprio principale elemento distintivo e che porta una selezione elettronica internazionale dentro uno dei contesti architettonici più suggestivi delle Alpi italiane.

Komorebi

Il Forte di Vinadio è un bastione ottocentesco circondato dalle montagne e affacciato sulle sponde del lago. Pietra, natura e architettura compongono una scenografia che durante il festival diventa parte integrante dell’esperienza: il suono attraversa le mura, occupa le camere del forte, si apre verso gli spazi esterni e incontra il paesaggio.

È una cornice che sembra chiedere alla musica profondità, spazio e tempo.Ed è proprio attraverso queste coordinate che Komorebi ha costruito la propria identità musicale. Il primo nome a emergere è quello di Mathew Jonson, protagonista della giornata di venerdì con un live. Canadese di nascita e berlinese d’adozione artistica, Jonson appartiene a quella generazione di musicisti che ha contribuito a ridefinire la techno come linguaggio capace di accogliere improvvisazione, armonia e ricerca timbrica.

Il suo rapporto con gli strumenti analogici e con la dimensione performativa ha prodotto nel corso degli anni una firma immediatamente riconoscibile: sequenze ipnotiche, melodie oblique, tensioni che si sviluppano lentamente e una concezione del live profondamente legata all’ascolto del momento.

Portare Mathew Jonson dentro il Forte di Vinadio significa affidare l’apertura del festival a un artista capace di lavorare proprio sulla dilatazione del tempo. Il suo live diventa così una porta d’ingresso naturale nel mondo di Komorebi, dove il ritmo può perdere la propria funzione puramente funzionale e trasformarsi in atmosfera, spazio, movimento.

Il sabato cambia prospettiva e la programmazione entra con maggiore decisione nel territorio della techno.

Philippa Pacho è fra le figure più interessanti della nuova generazione internazionale. La sua selezione attraversa techno, electro e sonorità più sperimentali con una sensibilità fortemente orientata alla tensione ritmica. Nei suoi set convivono energia e profondità, materia per il dancefloor e ricerca, creando una progressione che può muoversi dalle zone più ipnotiche della techno verso territori più ruvidi e imprevedibili.

Il suo nome dialoga con quello di Eric Cloutier, selector statunitense che negli anni ha costruito una reputazione fondata sulla ricerca e sulla capacità di leggere il dancefloor attraverso traiettorie musicali complesse. Il suo approccio attraversa techno, house, electro e ambient, privilegiando la continuità del viaggio rispetto alla logica del singolo momento. È una sensibilità particolarmente adatta a un festival che concepisce la programmazione come un flusso articolato, dove ogni set contribuisce alla costruzione dell’atmosfera generale.

Accanto a loro, Ness porta sul palco la propria dimensione live. La sua produzione si colloca in una zona della techno dove il ritmo diventa ipnosi e la sottrazione acquista peso. Il suo suono è essenziale, profondo, costruito attraverso stratificazioni graduali e frequenze che lavorano più sulla percezione che sull’impatto immediato.

La giornata di sabato si completa con ORION (IT), Feral & Pianeti Sintetici (live) e Hagva, delineando una traiettoria che attraversa differenti interpretazioni della techno contemporanea.

Poi arriva la domenica, e il paesaggio sonoro di Komorebi cambia temperatura.

Fra i nomi più attesi c’è Paquita Gordon, artista milanese dalla sensibilità musicale estremamente libera, capace di costruire set in cui house, disco, elettronica, psichedelia e sonorità esotiche possono convivere all’interno di una stessa narrazione. La sua ricerca parte dal dancefloor e arriva altrove, seguendo associazioni intuitive e una curiosità musicale che le permette di muoversi attraverso epoche, generi e geografie differenti.

La sua presenza sembra particolarmente adatta alla dimensione naturale di Komorebi. La musica di Paquita Gordon possiede infatti una qualità organica, un senso del viaggio che può trovare nel paesaggio alpino un’estensione naturale.A completare il quadro arriva Edward, nome centrale della scena house europea e artista dalla lunga esperienza internazionale. Il suo approccio alla consolle è fatto di eleganza, groove e profondità, con selezioni capaci di mantenere il movimento attraverso variazioni sottili e una particolare attenzione alla qualità del suono. La sua presenza contribuisce a spostare ulteriormente il baricentro della domenica verso una dimensione più calda e dilatata.

Komorebi

BSS-AMS e Serenne completano la giornata, accompagnando il festival verso quello che viene presentato come Le Gran Final, il momento conclusivo di un percorso musicale sviluppato nell’arco di tre giorni.Intorno ai nomi principali si sviluppa una seconda trama, altrettanto importante per definire l’identità dell’edizione 2026.

La line-up comprende Andrea Ferlin, Christine Benz b2b Lb Honne, Elisa Batti, A. Brehme, Artos Eleven b2b Heliopora, Hagva, Rosa, Dante Misja, L-3P, Kasei P (live), Torü Szafar, Ghetto Boogie, Marco Pizzini, Münch, Viels, Euca, Miùson, Globular Waves (live), Outburst Knobs, Alessia (live), dj church, Sereno Variabile e Hola, mi nombre es Iñigo Montoya.

Una presenza italiana numerosa che racconta la volontà di Komorebi di mettere in comunicazione la scena locale con una selezione internazionale, creando un ecosistema musicale dove i grandi nomi convivono con percorsi più laterali, sperimentali e personali.

Ma la musica rappresenta soltanto una parte dell’esperienza. Il festival si estende dalle sponde del lago alle camere del bastione, con installazioni e performance concepite in rapporto diretto con l’ambiente. Il Forte diventa una sorta di organismo attraversabile, dove ogni spazio può assumere una funzione diversa e dove il pubblico è invitato a muoversi fra suono, luce, architettura e natura.

È qui che Komorebi trova probabilmente la propria dimensione più interessante.

La scelta di un luogo storico come il Forte di Vinadio porta infatti la musica elettronica fuori dai suoi contesti abituali e la inserisce in una geografia capace di modificarne la percezione. La montagna diventa un elemento scenografico, ma anche acustico e sensoriale. Il lago apre lo spazio, le mura lo comprimono, gli ambienti interni modificano la percezione delle frequenze. Ogni passaggio contribuisce a costruire una diversa prospettiva sul festival.

Anche il camping adiacente all’area del festival partecipa a questa idea di immersione. Dormire nei pressi del Forte permette di attraversare Komorebi come un’esperienza continuativa, seguendo il festival dall’inizio alla fine e mantenendo il rapporto con il paesaggio anche oltre gli orari dei set.

Per l’edizione 2026 sono disponibili gli ultimi 3-Day Pass, con un costo indicato di 130 euro.

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