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Leo Mas, pioniere della musica elettronica italiana e rappresentante di spicco del Balearic Sound, ci racconta la sua carriera tra Ibiza, Jesolo e sonorità cosmiche in occasione della sua esibizione di questa sera al Magazzino sul Po di Torino, per Magazzino Paradiso.

Chi ha frequentato le discoteche “di tendenza” del nord Italia tra gli anni ’80 e ’90 sa che quando parliamo di Leonardo Marras, in arte Leo Mas, stiamo parlando di una leggenda nazionale della cultura musicale elettronica; gli appassionati più giovani, che non hanno potuto percepire l’atmosfera che il dj con cui stiamo per parlare sapeva creare in quell’epoca, avranno comunque avuto occasione di ascoltarlo in tempi recenti, dato che lo si trova ancora spesso dietro ai piatti a diffondere un Vangelo musicale che pochi altri riescono a trasmettere.

Resident dj dell’Amnesia di Ibiza nell’epoca d’oro di fine anni ’80, tra i primissimi importatori delle sonorità house in Italia, pioniere assoluto del celebre Balearic Sound e dell’Italo Disco e protagonista delle consolle di mezza Italia negli ultimi 30 anni, su Leo Mas ci sarebbe fin troppo da dire, ma preferiamo lasciarvi alle sue parole e augurare ai fortunati che questa sera saranno alla sua esibizione al Magazzino sul Po (link all’evento Facebook) buon ballo!

Ciao Leo, è un piacere averti ospite su Parkett. Sei stato protagonista di un’epoca d’oro del clubbing, con residenze nelle migliori discoteche d’Italia e non solo, quando queste erano ancora importanti luoghi di avanguardia musicale. Quali sono i momenti che ricordi con più piacere e perché, secondo te, questi club hanno smesso di focalizzarsi sulla ricerca sonora, in particolare in Italia?

Io ho iniziato nell’estate del 1985 all’Amnesia di Ibiza con Alfredo Fiorito, il dj argentino che lavorava al Amnesia, e quelli sono momenti che ricordo con molto piacere. Amnesia è il club dove nel 1987 è partito tutto il fenomeno House / Balearic, che poi i dj inglesi che erano venuto all’Amnesia in quell’estate hanno portato a Londra nell’autunno di quell’anno, e che poi di riflesso ha cambiato il clubbing mondiale, sia musicalmente che nel modo di vivere la notte. Poi ho dei ricordi molto belli del primo club italiano dove ho iniziato a suonare, che è stato il Macrillo di Asiago, nato nell’autunno-inverno del 1987: il primo club House / Balearic Beat d’Italia. E dopo due stagioni è nato a Jesolo, dalla stessa gestione del Macrillo, il Movida, un altro club molto importante, dove dopo qualche mese ho scelto al mio fianco Gemolotto e Fabrice.

Il clubbing in Italia è in agonia e decadenza perché è stato criminalizzato, perché i giovani sono visti come un problema. In altri paesi si investe sui giovani, perché il fenomeno underground si è massificato dopo qualche anno, perdendo lo spirito originale, e poi perché la gestione dei club ha pensato solo al profitto.

Tu, Fabrice e Andrea Gemolotto siete tra i più apprezzati pionieri dell’elettronica italiana. A livello musicale, cosa credi che abbia fatto la differenza e vi abbia permesso di distinguervi e di rimanere tanto impressi nella mente di più di una generazione?

Grazie, siete molto gentili. Io ho sempre avuto un atteggiamento molto personale e anarchico, ho sempre seguito il mio istinto e la mia conoscenza musicale per la scelta dei generi che ho suonato negli anni. Essere coraggiosi, precursori, innovativi e fuori dal coro fa la differenza.

La musica elettronica sta vivendo da diverso tempo un ristagno generale. Allo stato attuale e in base alla tua esperienza, quali credi siano gli artisti, i club, i collettivi e le realtà che propongono i progetti più interessanti e innovativi?

Dopo il declino dei club e questo stop forzato di quasi due anni immagino e spero che dopo aver toccato il fondo tutto riparta con tanta voglia di fare bene e nuova energia, a questa domanda ti potrò rispondere tra qualche anno.

Le tue storiche residenze a Ibiza e Jesolo (ma anche al Macrillo di Asiago) hanno forgiato il cosiddetto “Balearic Sound”: ti va di provare a raccontarci la vera anima di questo sound e qual è la più grande differenza tra l’atmosfera che si respirava nei locali “di tendenza” in quegli anni e quella che si respira oggi?

La storia in breve è che nel estate del 1987 Paul Oakenfold, Danny Rampling, Nicky Holloway e Johnny Walker, quattro dj londinesi, erano venuti per la prima volta all’Amnesia, portati da Trevor Fung, un dj che aveva un bar a Sant Antoni, per festeggiare il compleanno di Paul. La musica, l’atmosfera e l’MDMA arrivato dagli USA in quantità per la prima volta sull’isola gli hanno fatto vivere una esperienza che gli ha cambiato la vita. Dopo la cambierà anche a noi. Tornati in UK, Paul, Danny e Nick hanno voluto ricreare quell’esperienza a Londra: Paul ha aperto il Future, il primo club Balearic di Londra, Danny ha aperto lo Shoom e Nicky il Trip. In questi club loro suonavano tutto quello che Alfredo, io e qualche altro dj di Ibiza suonavamo durante quell’estate.

Poi, essendo Londra in quegli anni il faro a livello mondiale per quello che riguardava la musica e le nuove tendenze, di riflesso da quel momento tutto è cambiato nei club di tutto il mondo. Io, durante quella stagione, avevo percepito che qualcosa di rivoluzionario stava succedendo per il fatto che suonavamo durante la notte tre ore di House Music, cosa che in Europa non faceva ancora nessuno.

Un fenomeno musicale nuovo, che come detonatore aveva l’MDMA che rendeva quel nuovo fenomeno musicale esplosivo e devastante. Suonavamo tutti i giorni, da giugno ai primi di ottobre, in due. Non c’erano ospiti (sarà così così fino al 1990, il mio ultimo anno in cui ho suonato per l’intera stagione all’Amnesia e a Ibiza. Dal ’90 i club di Ibiza inizieranno a dare in gestione le serate a organizzazioni che arrivavano sull’isola da tutta Europa, e tutto cambierà rispetto agli anni ’80. Inizierà l’era dell’industria dei club in Ibiza), suonavamo per 7/8 ore, un giorno a settimana uno riposava e l’altro suonava tutta la notte da solo. Suonavamo di tutto, quello che ha sorpreso i dj inglesi era il fatto di suonare in modo intensivo e per tre ore US House, ma suonavamo poi musica che arrivava da diversi paesi europei: Belgio, Francia, Olanda, Germania, Svizzera, Italia e chiaramente Spagna (mi sono fatto una cultura di musica Post Punk Wave e Flamenco spagnola), tutta musica che i dj inglesi non conoscevano perché suonavano musica che arrivava dai paesi anglosassoni.

Alfredo e io suonavamo all’inizio e nell’ultima ora un mix di ambient, colonne sonore, flamenco, reggae, soul, funk, latin, afro, electro, post punk, new wave, indie, synth pop…e tutto questo, con la nuova musica House del momento, ha creato quello che poi verrà chiamato Balearic, quindi tanta libertà, eclettismo e mente aperta, musica senza frontiere. Balearic oltre ad essere uno stile musicale è anche uno stato mentale.

Nell’estate del 1988 c’è stata l’invasione inglese, poi a settembre di quella stagione Paul Oakenfold ci ha portato una copia della compilation che lui aveva fatto: si chiamava Balearic Beat Vol 1. Guardando la tracklist (tutte tracce che suonavamo all’Amnesia l’estate prima) e leggendo cosa c’era scritto nelle note, abbiamo capito che i dj e i giornalisti inglesi avevano dato un nome a quello che noi suonavamo. Per la prima volta abbiamo sentito parlare di Balearic Beat. Avevamo creato un genere senza saperlo.

Recentemente l’Italo Disco sta vivendo un revival sempre più convincente, specialmente (se non eslcusivamente) fuori dall’Italia. Secondo te perché questo genere viene apprezzato anche da ragazzi molto giovani, nonostante la “tendenza” di adesso sia un suono ben distante da quello Italo Disco?

Bisogna dire che, rispetto a prima, ora c’è spazio per tutti i generi e lo trovo molto positivo. Dopo l’esperienza di Ibiza, ’85/’90 (tranne il 1989, ero al Movida in quell’estate), ho iniziato a focalizzarmi su un genere solo. In questi ultimi dieci anni sono tornato a suonare più generi, sono tornato agli inizi, e questo lo trovo molto più divertente e interessante. Poi, come è successo anche a me quando ero ventenne, a quell’età hai sempre una grande attrazione verso la musica che si suonava venti trenta anni prima, è fisiologico direi.

Questa sera sarai ospite dei ragazzi di Magazzino Paradiso a Torino. Che ricordi hai della tua ultima esibizione da loro, nel 2018, e cosa ti aspetti a livello di atmosfera e sensazioni, dopo un periodo di immobilismo forzato durato così a lungo?

I miei ricordi della serata del 2018 sono molto positivi, mi ero divertito molto e il pubblico era stato molto recettivo. Gran bella serata, ci torno con molto piacere e mi aspetto il bis, claro.

Grazie mille per la disponibilità Leo, un abbraccio dalla Redazione.