fourteen + = sixteen

Marco Bailey è una delle figure più iconiche del panorama techno europeo. Sono circa trent’anni che propone tracce techno di pregevole fattura, rompendo ogni volta quelle che potrebbero sembrare le mode del momento.

Con un inizio alla fine del 1980, Marco Bailey continua a modellare la musica elettronica a suo piacimento. Non ha mai seguito le tendenze, fortunatamente, ma grazie alla sua capacità dinamica di comprendere la musica ha sempre continuato a prosperare. I suoi set eclettici spaziavano dall’hip-hop al punk ed è stato parte dell’avanguardia techno europea.

Marco è una vera e propria leggenda vivente. Sedotto dalla dance anni ’80 che fuoriusciva dai locali del suo nativo Belgio ha deciso, in quel momento, di dedicare tutta la sua vita alle console.

Da produttore autodidatta quale è stato, infatti, Bailey ha sempre avuto un forte impatto fisico ed emozionale sulla pista da ballo, pochi elementi ben posizionati che portano al massimo l’euforia sotto cassa.

Tutto questo è possibile ascoltarlo nell’estratto in anteprima, in esclusiva per Parkett, del suo nuovo album ‘Surreal Stage‘ in uscita per MATERIA il 10 dicembre 2021. La traccia è ‘Grow Silently‘ (crescere in silenzio, ndr), si potrebbe dire titolo-metafora del suo percorso artistico.

TRACKLIST – Surreal Stage Album
Marco Bailey

1. Surreal Stage
2. Nuri
3. Xytrik
4. Brenton
5. Dart
6. Insert
7. Unconstrained Move
8. Lhasa
9. Grow Silently
10. For The Love of The Bassline
11. Days of Yore
12. Globe
13. The Invisible Fog
14. June
15. The Black Pearl

Una delle qualità più importanti di Marco Bailey però è l’arte di saper stringere vere amicizie professionali  ad esempio con Speedy J e Steve Rachmad. Questi potenti legami lo hanno portato alla creazione e formazione di diversi progetti ed etichette, l’ultima è proprio MATERIA sulla quale presto uscirà ‘Surreal Stage‘. Ma Marco, nel tempo, ha pubblicato anche su label iconiche come Bonzai e Dance Opera.

Veniamo però al nuovo album, il sesto per l’appunto. Quindici tracce con una durata complessiva di oltre un’ora in cui siamo catapultati nel suo mondo sensoriale, fatto di puro istinto musicale, tanto che la title-track sembra quasi tangibile con le sue ricche sovrapposizioni sonore. Mentre Unconstrained Move (traccia n.7) mostra le profonde radici che il suo lavoro ha con gli anni ’90.

L’intero CD è in fin dei conti un monumento all’autenticità che termina con due brani, June e The Black Pearl, scritti e prodotti in collaborazione con David Schwartz, i quali sono rumorosi, pulsanti, pieni di distorsioni, quasi a rappresentare chi si oppone e rifiuta di piegarsi per adattare se stesso alle mode e, nel farlo, continua a rimanere fedele al nucleo centrale della musica techno.