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Mr Scruff si sta ritagliando una sua strada ben definita nel panorama della musica elettronica mondiale. I suoi set sono quanto di più vario e accattivante si possa desiderare e il 15 dicembre sarà ad Autentica Firenze per un all night long.

Techno, deep house, dico, funk, electro, soul. Questi sono solo alcuni dei generi che si possono incontrare in un set di Mr Scruff, uno degli artisti più eclettici e completi del panorama musicale. Il genio di Manchester si esibirà a Firenze il prossimo 15 dicembre per i ragazzi di Autentica e noi abbiamo avuto la splendida occasione di intervistarlo.

Com’è iniziata la tua carriera da dj? In che momento hai detto “ok, voglio fare questo”?

Ho iniziato come un “bedroom dj” nel 1984. Da quel punto fui ossessionato dalla musica e dal modo in cui il djing poteva essere usato come una maniera divertente e creativa per creare connessioni tra stili diversi. Ero solito creare mixtape per le persone e un amico, Michael Barnes-Wynters, aiutò il mio viaggio dandomi le prime date in un bar di Manchester nel 1994 e passandomi uno dei miei demo a un’etichetta locale, che poi rilasciò il mio single nello stesso anno.

Conosciamo bene i tuoi sr, che spaziano molto tra diversi generi. Ma se dovessi scegliere solo un genere musicale? Quale fu il più importante che diede inizio alla tua carriera?

L’Electro è il genere che diede inizio a tutto per me a inizio anni ’80. Ascoltare ai mix album Street Sounds Electro da undicenne mi rese curioso di questa strana musica, e poi, perché non c’erano interruzioni tra i dischi? Iniziai presto a provare a mixare, usando attrezzature hi-fi da casa. Questo mi portò anche a sperimentare con i tape loop, editing e drum machine.

Tieni molto al sound system nel locale. Quanto è importante il sound system per il successo di un evento e quali precauzioni prendi prima di iniziare i tuoi set?

Credo valga la pena prendersi il tempo per accertarsi che il suono nel locale sia il migliore possibile. La ragione principale è che con un miglior suono c’è una migliore comunicazione, il che significa che puoi suonare esattamente ciò che vuoi.

Per prima cosa, prendo tutte le informazioni possibili sul club…specifiche tecniche, foto ecc. In quel modo posso immaginare cosa si sente e si prova nella stanza e chiedere ogni cosa riguardo al posto mesi prima della data. Possiamo richiedere attrezzature extra, drappi per migliorare l’acustica o controllare altre cose. Così, il tecnico del locale sa cosa ci piacerebbe fare e tutti siamo preparati. Poi passiamo alcune ore a prepararci e assicurarci che i giradischi funzionino al meglio e siano sufficientemente isolati. Una volta che è tutto a posto, lavoriamo a posizionamento, copertura, acustica, equalizzazione delle casse ecc.

Tre dischi che non toglieresti mai dalla tua borsa.

Jesse Gould – Out of Work (P&P 12”). Praticamente il miglior disco per me. Aggressivo e duro, un sacco soulful e i segni del tempo fanno sì che non diventi mai noioso anche dopo ripetuti ascolti. Sergio mendes – Pomba Gira’ (A&M LP). Un altro groove ruvido. Percussioni devastanti, vocali accattivanti. Mi sembra techno di legno. Kasso – Kasso (Instrumental) (Gemini 12”). C’è un lavoro di batteria e piano pazzesco. Smuove sempre la festa.

Quanto è importante prendersi cura della parte visuale della tua comunicazione e dei tuoi live show?

L’aspetto visual ricopre due categorie per me. La prima è l’illuminazione. Mi piace che il locale sia buio, con delle luci rosse di basso profilo e una mirrorball. Deve essere caldo e accogliente. La seconda parte, quando suono in posti più grandi, sono i visual. Per quei tipi di date, ho un vj che cura i miei visual e controlla anche le luci. I visual cartoon fanno sorridere la gente, che è ottimo per l’atmosfera. È importante accertarsi che i visual migliorino l’atmosfera e l’energia, invece di far smettere la gente di ballare. I cartoni sono usati anche online e su tutti i miei artwork.

Non vieni spesso in Italia. C’è una ragione particolare? Cosa pensi sulla nostra scena e i nostri club?

I voli per l’Italia da Manchester non sono buoni, quindi non ci suono molto spesso. Ma mi ci sono sempre divertito! Non so molto della scena musicale italiana e da ciò che posso vedere, è un po’ sconnessa. Forse le autorità rendono le cose difficilei per i promoter e gli artisti. So che la techno è molto popolare, che storicamente c’è un gran apprezzamento per la musica jazz e soulful da club e che c’è una piccola ma onesta scena per cose come EBM, rare soul, deep house e disco (complimenti ai fratelli Grasso e a LTJ!) e ovviamente avete l’eredità Italo/Afro/Cosmic e leggende come Beppe Loda e Daniele Baldelli (con cui ho avuto la fortuna di suonare recentemente a Lisbona). Recentemente ci sono state alcune uscite innovative di Lorenzo Senni, Early Sounds (specialmente Rio Padice), Nu Guinea, Ninos du Brasil, e poi avete la Groovin’ Records con le loro fantastiche ristampe di gemme deep house difficili da trovare. Direi che la cosa che hanno in comune le migliori uscite italiane è un taglio ruvido e trascinante e un senso di esplorazione.

Secondo la tua opinione sembra che con il passare del tempo la musica sia sempre meno libera. Credi che ci siano anche nella musica?

Credo che man mano che il numero di generi (e micro-generi) aumenta, il semplice fatto che ci sia una sconcertante quantità di scelta e libertà di accesso a milioni di tracce possa rendere più facile limitarsi a uno stile musicale. Credo anche che parti di alcune specifiche scene musicali possano essere abbastanza ostili verso che viene da fuori e non è esperto, che è un peccato. Faccio il mio meglio per suonare cose molto diverse tra loro, e ciò è riflesso dalle persone molto interessanti e variegate che vengono ai miei eventi. Un gran mix di musica per uno splendido mix di persone!


ENGLISH VERSION

How did you start your dj career? When was the moment you said “ok, I want to do this!”?

I started as a bedroom DJ in 1984. From that point on I was obsessed by music, and the way that DJiing could be used as a fun and creative way to make connections between different styles. I used to make mix tapes for people, and one friend, Michael Barnes-Wynters, kick started my journey by giving me my first DJ gigs in a Manchester bar in 1994, and passing one of my demo tapes to a local record label, who then released my first single in the same year.

We know very well your DJ sets that range a lot between genres. But if you had to choose only one musical genre? What was the most important that started your careers?

Electro is the genre that started it all for me in the early 1980s. Listening to the Street Sounds Electro mix albums as an 11 year old made me curious about this strange music, and also, why were there no gaps in between the records? I soon started to try mixing after this, using home hifi equipment. This also led me to experimenting with tape loops, editing & drum machines.

You care a lot about the sound system inside the clubs. How important is the sound system for the success of an event, and what precautions do you take before starting your DJ sets?

I think that it is worth taking the time to make sure that the sound in the venue is as good as it can be. The main reason is that with better sound, there is better communication, which means that you can play exactly what you want.

First, I get as much information about the venue as possible.. tech spec, photos etc. That way I can imagine how the room looks & feels, and ask any questions about the venue, months in advance of the gig. We may request some extra equipment, ask for some drapes to improve the acoustics, or check if it is ok if we can bypass the mixing desk or access the processors. This way, the venue tech knows what we would like to do, and everybody is prepared. Then we spend a few hours on the day setting up, to make sure that the turntables are working properly and are sufficiently isolated. Once the DJ kit is in place, then we work on speaker placement, coverage, acoustics, equing, front fills etc.

Three records that you would never take off from your bag

Jesse Gould ‘Out of Work’ (P&P 12”). Pretty much the perfect record for me. Punchy & raw, soulful as hell, and the slippery time signature & odd bar lengths mean that it never gets boring after repeated listens. Sergio mendes ‘Pomba Gira’ (A&M LP). Another raw groove. Killer percussion, Call and response vocals. Sounds to me like wooden techno. Kasso ‘Kasso’ (Instrumental) (Gemini 12”). Killer feelgood drum & piano workout. Always rocks the party!

How important is it to take care of the “visual part” of your communication and live shows?

The visuals side falls into two categories for me. The first is lighting. I like the venue to be dark, with some low level red lighting and a mirrorball. It needs to feel warm and welcoming. The second part, when I play in larger venues, is visuals. For these kind of gigs, I have a VJ who does my visuals & also controls the lights. The cartoon visuals make people smile, which is good for the atmosphere. It is important to make sure that the visuals increase the atmosphere and energy, instead of making people stop dancing. The cartoons are also used online & on all my artwork.

Your appearances in Italy are not so many. There is one reason in particular? What do you think about our scene and our clubs?

The flights to Italy from Manchester aren’t great, so I don’t play there very often. I have always enjoyed it when I have though! I don’t know very much about the Italian music scene, and from what I can see it is a little disjointed. Perhaps the authorities make it difficult for promoters and artists. I know that techno is very popular, and historically there is a good appreciation for jazz & soulful club music, and that there is a small but loyal scene for things like EBM, rare soul, deep house & disco (shout out to the Grasso brothers & LTJ!) and of course you have the legacty of Italo/Afro/Cosmic & legends like Beppe Loda & Daniele Baldelli (who I was lucky enough to DJ with recently in Lisbon). There have been some great innovative releases recently from Lorenzo Senni, Early Sounds (especially Rio Padice), Nu Guinea, Ninos du Brasil, and you have Groovin’ records with their fantastic reissues of hard to find deep house gems. I would say that the one thing that the best Italian music has in common is a raw, restless edge & a feeling of exploration.

In our opinion it seems that with the passage of time, music is always less free. Some sorts of music for specific places and specific people. What do you think so? Are there any barriers in music too?

I think that as the number of genres (and micro-genres) increases, the simple fact of a bewildering amount of choice and freedom of access to literally millions of tracks can make it easier just to stick to one style of music. I do think that parts of some specialist music scenes can be quite hostile to outsiders who are not experts, which is a shame. I try my hardest to play a broad selection, and that is reflected by the very different and interesting people that come to my events. A big mix of music for a lovely mix of people!