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Un suono irriverente ma in grado di guardare alla tradizione dell’analogico: la musica di Mike Anderson punta a far scoprire qualcosa di nuovo al dancefloor e ad unire le nuove leve del Djing con le leggende dell’house music.

La musica cambia giorno dopo giorno: questa è ormai un’evidenza. Siamo talmente assuefatti da questo cambiamento che spesso non ricordiamo l’origine di certi suoni e di certe atmosfere. Oggi per la rubrica MyZone vi proponiamo Mike Anderson. In pianta stabile da diversi anni nella città di Matera,  Mike Anderson porta nelle colorate terre del meridione il suo suono unico ed inconfondibile – esclusivamente in vinile.

Negli anni ha saputo distinguersi sia nel panorama italiano che in quello internazionale vantando diverse collaborazioni con artisti del calibro di Paul Johnson, DJ Pierre, Orlando Voorn. Ma pensate sia finita qui? Ebbene, non è così. Mike Anderson nel 2018 ha anche collaborato con l’ente radiofonica m2o come voce all’interno del programma “International Club Chart“. Tutto questo è Mike Anderson: un uomo di grande cultura, tanta passione e influenze variegatissime.

Ciao Mike benvenuto su MyZone e su Parkett. Quando nasce la tua passione per la musica? La tua formazione musicale é solo legata all’elettronica o ci sono altri generi di riferimento?

Ho iniziato a suonare che ero molto piccolo: il primo strumento è stato la batteria, quando avevo cinque anni; cantavo anche per la mia chiesa da piccolino in un coro gospel, ma anche per la mia scuola in vari concorsi. A casa dei miei nonni, ero sempre immerso nella musica poiché i miei zii mettevano sempre su dischi. Il mio background a livello musicale è estremamente variegato.

Hai collaborato con diverse realtà radiofoniche: l’ultima é m2o. Il tuo modo di selezionare brani per un set radiofonico é differente rispetto a quello dei tuoi spettacoli dal vivo?

Certamente! Quando lavoro per la radio spesso vesto nei panni di speaker e uso le mie parole per intrattenere gli ascoltatori, come nel caso di m2o. Ma in altri radio shows mi è capitato di essere speaker e DJ, qualcosa di completamente diverso: ho totale libertà di scegliere cosa suonare ed in genere tendo a scegliere le mie tracce preferite oppure promos che ricevo da amici della scena house ed elettronica, come quando suonavo per Radio Radiosa.

A proposito di spettacoli dal vivo.. Nel 2019 hai organizzato il “Mike Anderson & Friends” al Metropolitan durante l’ADE. Ce ne parli?

Il concept di questo evento è sempre stato quello di portare i grandi produttori e DJ di musica elettronica a contatto con gli artisti emergenti così da potersi esibire insieme. Il “Mike Anderson & Friends” sta funzionando anche ora che non possiamo proporlo dal vivo: abbiamo sopperito la mancanza di performance live con un evento online. Abbiamo ottenuto un successo meraviglioso e fuori dalle nostre aspettative.

Mike Anderson e Paul Johnson (ADE 2019)

Un paio di mesi fa é venuto a mancare Claudio Coccoluto. Durante una nostra intervista lui ci disse che i DJ sono le vestali della musica: i protettori della ricerca musicale. Qual é il ruolo del DJ nella scena musicale odierna?

Per me essere un dj innovativo è molto importante. Ogni dj dovrebbe pensare fuori dagli schemi così da essere diversi e avere uno stile unico. In qualità di artisti, noi dj abbiamo un ruolo importante da svolgere: siamo responsabili dell’educazione musicale delle persone. Bisogna sapersi distinguere e suonare musica che la gente non conosce: offrire nuovi spunti musicali al dancefloor é qualcosa di fondamentale per me.

Ascoltando i tuoi dj set ho notato che ami un workflow variegato. Alterni suoni anche molto diversi. Ci racconti un LP a cui sei particolarmente legato?

Per me è assolutamente impossibile scegliere una traccia che amo fatta da me o da me
un altro artista. Ogni genere musicale che ho ascoltato negli anni ha contribuito, anche se in modo diverso, a decretare il mio essere il dj che sono oggi. Direi però che uno dei motivi principali per cui suono practical house è il mio eroe, Colin Dale, di cui sono fan da quando ho ascoltato per la prima volta musica elettronica.

Tra le grandi collaborazioni puoi contare nomi come Dj Pierre, Marshall Jefferson, Orlando Voorn, Santonio Echols, Joe Smooth. Con chi di loro ti sei trovato meglio, banalmente che reputi più affine ai tuoi gusti musicali?

Sono vicino a ognuno di questi Dj, vorrei chiamarli tutti fratelli. Ognuno di loro ha uno stile unico, o come Dj o o come Producer; scegliere uno di loro è impossibile. Quando suono dipende davvero molto dal mio umore: in base a quello decido cosa (e chi fra loro) proporre.

Spesso proponi DJ set con vinili: perché questa scelta?

Suono esclusivamente in vinile amo la sensazione che mi da e il suono che trasmette al pubblico. È una decisione personale. Ovviamente se suonassi con il digitale sarebbe molto più semplice: dovrei prendere solo una chiavetta USB invece di tre borse per portare i dischi con me, ma questa è una mia scelta. Il vinile è ancora in vendita e le persone in tutto il mondo continuano a collezionare: penso che la produzione del vinile non finirà mai.

La pandemia ha bloccato un po’ tutto il settore dell’intrattenimento e della musica in generale. Come stai vivendo la situazione attuale? 

Ho deciso di portare dal vivo il mio concept party “Mike Anderson & Friends”. Ho deciso di non aspettare che tutto riapra. Anziché aspettare, ho la fortuna (e la possibilità) con il mio team di creare un evento che mi permetterà di coinvolgere altre persone. Non perderò ulteriore tempo: agisco e sono positivo.

Pensi che tutto ciò possa rappresentare un default per le discoteche e magari spingere i locali ad investire su nomi emergenti piuttosto che su quelli blasonati?

Penso che ora agenzie e club guardino ai DJ emergenti con occhio diverso anche a causa della profonda crisi economica del settore. L’intero mondo del clubbing sembra essersi fermato: ora è il momento giusto per tutti quegli artisti che in passato sono stati ignorati. Se hai una possibilità devi coglierla!

Per concludere, a cosa stai lavorando? Ci sono progetti musicali (o altro) a cui stai lavorando?

Assolutamente si! Sto lavorando su molte cose ma sono tutte top secret: quello che posso dire è di fare attenzione e di stare con gli occhi aperti.