thirty three + = thirty seven

Oggi su MyZone vi presentiamo Sam Ruffillo, un ottimo produttore che si sta facendo apprezzare nella scena house internazionale.

Sam Ruffillo è un talento di quelli genuini, uno di quelli capaci di lasciare il segno in ogni singola traccia prodotta. In poco tempo Sam Ruffillo è riuscito a costruirsi una solida reputazione ed a lavorare con alcune delle maggiori realtà indipendenti, se si parla di house music in Europa.

Nel giro di un paio d’anni infatti, Sam ha visto la sua musica pubblicata su etichette come Irma Records, Toy Tonics e Boogie Cafe. Per descrivere al meglio la musica di Sam Ruffillo abbiamo deciso di contattare il diretto interessato e di porgli qualche domanda.

Le coordinate utili a raccontare la musica di Ruffillo sono quelle del jazz, dell’afrobeat, della soul music e della migliore disco, generi che nelle creazioni di Sam convivono e vengono rivisitati in modo eccellente. Il suo stile si pone in perfetto equilibrio tra deep e jazzy house music.

Come avrete capito la musica prodotta da Sam Ruffillo è per palati fini, per ascoltatori attenti e maturi. Lo dimostra questo special mix che il buon Ruffillo ci ha gentilmente offerto, selezionando per noi alcuni dei brani che sono stati, e continuano ad essere, fonte di ispirazione per le sue produzioni. Si tratta di un mix che va alle radici della club culture e che ci riporta agli anni ’70, all’epoca del funk e della primissima disco music.

Grazie alla qualità della tua musica sei riuscito a costruirti una solida reputazione in un lasso di tempo brevissimo. Chi è Sam Ruffillo? E da dove arriva? Vuoi dirci qualcosa di più?

Sam Ruffillo è uno dei miei pseudonimi, nato un po’ per caso nel 2018 quando Cesare Cera, amico e a&r di IRMA Dancefloor, mi chiede di fare un EP per la label. Il nome è un gioco di parole con il quartiere San Ruffillo di Bologna.

Nelle tue produzioni l’aspetto real instruments è molto importante, collabori con altri musicisti per le tue release?

Si, assolutamente. L’intento del progetto è stato da subito quello di collaborare con altre persone. Ho la fortuna di conoscere musicisti bravissimi con una grande sensibilità artistica che, in base alla necessità dei brani, coinvolgo di volta in volta. Tra tutti ne vorrei citare alcuni che per me fanno ormai parte del team Ruffillo. Alessandro Meroli, sassofonista-flautista e “spirito guida”, e Nico Menci, pianista. Collaboro costantemente anche con Placido Salamone, chitarrista (ma anche bassista) e Luca Lombardi, percussionista specializzato in ritmi brasiliani. Ultimamente sto lavorando a distanza anche con Mathias Modica (aka Kapote, aka Munk) dal punto di vista dell’arrangiamento e della produzione.

Quali sono le tue fonti di ispirazione e come definiresti il tuo stile?

Traggo ispirazione dalla musica nera: jazz, afrobeat, neo-soul e funk. Ho ascoltato anche tanto hip hop e tanta house americana ed europea, che in un modo o nell’altro riemergono spesso nelle scelte formali che faccio oggi. Non è facile definire il mio stile, è piuttosto bastardo e contaminato, in un certo senso è deep-balearic-lounge-jazzy-house. Musica per orecchie calde e mature, ecco come vorrei definirla.

Il tuo nome fa intendere, a chi conosce la zona, che sei bolognese. Quanto ha influito Bologna e la sua scena nella tua crescita artistica?

Bologna ha influito totalmente sulla mia crescita umana e artistica. Sono arrivato qui nel 2006 grazie all’interesse di Ohm Guru, Ninfa e della IRMA Records per le mie prime produzioni. Ho passato quasi metà della mia vita qui, tutto quello che ho realizzato l’ho realizzato qui. La scena di Bologna, secondo me, è tra le più forti e genuine in Italia. Ci sono colleghi produttori e dj incredibili che sono fonte di grande ispirazione per tanta gente in tutto il mondo e che mantengono vivo il fuoco della passione per questo lavoro. Con il disco “Bologna On The Move” uscito qualche mese fa su Boogie Cafe di Bristol e realizzato insieme agli amici Brine e D’Arabia, abbiamo cercato di rappresentare proprio questo e mostrare il punto di vista bolognese sulla musica elettronica di oggi.

Questo lungo periodo di crisi dovuto al Covid-19, in cui il tempo sembra dilatarsi e che ci vede costretti a stare tanto tempo chiusi in casa, ha influito sulle tue produzioni?

Si, sia le mie scelte artistiche che la mia routine stanno inevitabilmente risentendo della situazione attuale. Sono più portato a fare pezzi cosiddetti da ascolto e compro molti meno brani per i dj set e le serate, risulta difficile pianificare e la mancanza di confronto con il pubblico è tra le cose più pesanti da digerire. La voglia e la creatività, per fortuna, ci sono sempre.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro da Sam Ruffillo? Novità in arrivo?

Quest’estate ho co-prodotto e arrangiato insieme a Kapote l’EP di debutto solista di Joel Holmes, pianista jazz newyorkese, che uscirà in primavera su Toy Tonics. Sto anche lavorando al mio nuovo EP, in cui ci saranno alcune collaborazioni internazionali e che dovrebbe uscire l’anno prossimo sempre su Toy Tonics. Ho finito da poco un remix per S.Fidelity in uscita su Jakarta Records, uno per Sarmacja su Flexi Cuts e uno per Turenne su Funclab Records. Ogni mese ho il mio appuntamento in streaming su Mondonero Palermo con un ospite diverso della scena italiana e non.