fifty one − forty four =

Oggi su MyZone vi presentiamo William Medagli, talentuoso compositore della scena elettronica italiana.

William Medagli è un artista italiano poliedrico, nato a Cassino. Fin dal suo primo singolo “Shine On Me” (2012), il suo sound ha abbracciato sonorità disco, house e pop: bassi profondi arpeggiati; melodie positive; vocali chiari e luminosi; ritmo incalzante. Medagli ha firmato negli anni per etichette come: Einmusika, celebre label di Berlino fondata dal dj e produttore Einmusik (Berlino); Parquet, etichetta tedesca di proprietà di Solee con la quale ha rilasciato due tracce con il dj Savino; The Dub (etichetta del maestro Coccoluto); e ultimamente per Iconyc (New York).

Nel 2019 si sposa con la dj Producer Thallulah (Antonella Casale), sua compagna di viaggio ormai da anni, con la quale si è esibito in diversi club e festival europei: Pacha di Ibiza; Cacao Beach Club in Bulgaria, in cui hanno chiuso una serata dopo la performance di dj famosi come Loco Dice, Richie Hawtin, Jamie Jones, Ricardo Villalobos; Sonar Off 2015 di Barcellona. Ha registrato diversi podcast ed interviste per radio e magazine come Ibiza Global RadioMixmag e Dj Mag. Ha collaborato negli anni con artisti come Jonas Saalbach, Pete Oak e Jose Maria Ramon. I suoi dischi sono stati supportati da artisti internazionali come: Nick Warren, Acid Pauli, Einmusik e molti altri.

 

Abbiamo deciso di contattare il diretto interessato e di porgli qualche domanda.

Ciao William e benvenuto in questa rubrica nata per celebrare i talenti del nostro Paese. Spesso gli artisti italiani vengono messi da parte per una politica del club “internazionale” o meglio l’erba del vicino è sempre più verde. Che ne pensi di tutto ciò?

I vecchi proverbi non sbagliano mai, nel senso che, e lo dico con dispiacere, i dj/producer italiani vengono penalizzati dalla massa che preferisce ascoltare i soliti noti provenienti dall’estero piuttosto che i talenti nostrani; ciò accade in tutti i settori artistici. Il club italiano è vincolato a nomi di grosso calibro, non bada più alla qualità musicale, alla discografia dell’artista, ma alla quantità. 

Il tuo sound si rifà molto agli anni ’80, ma è caratterizzato anche da sfumature decisamente attuali: come lo definiresti?

Per fortuna sono cresciuto in quegli anni, non posso fare a meno di ascoltare musica degli ’80, senza voler necessariamente discriminare quella attuale (forse). Per quanto riguarda il mio sound, diciamo che propongo una  new wave elettronica in chiave moderna.

Cosa ne pensi della scena attuale italiana? Ci sono artisti che stimi e con cui vorresti collaborare?

Penso ci sia del grande potenziale, soprattutto in gente meno conosciuta. Con chi vorrei collaborare? Vedremo…

Raccontaci un po’ meglio la tua carriera degli ultimi anni.

Ho vissuto alti e bassi, sinceramente, nel 2012 sono partito rilasciando un singolo, successivamente altri dischi che mi hanno fatto conoscere nella scena underground europea e non solo, anche grazie al supporto della mia compagna, ora moglie, Thallulah. Abbiamo suonato insieme in molti club europei importanti, siamo passati anche per il Sonar di Barcellona e per altri grandi festival europei. La mia ultima data è stata a Dublino nel 2018 e da lì mi sono fermato. Sono stato 3 anni chiuso in studio cercando di fare qualcosa ancora di più personale, creando sonorità che abbracciassero i miei anni ’80 e ’90, ma con un tocco moderno: è così che è nato il gruppo Minimarket, una fusione di pura musica anni ’80 ma vista in un modo nuovo.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Che musica ascolti di solito?

Prevalentemente italodisco e musica elettronica, senza tralasciare musica classica e jazz. Forse la mia vera ispirazione non proviene dagli altri ma da me stesso, dai miei stati d’animo. Artisticamente parlando apprezzo molto i Kraftwerk, Depeche Mode, il vecchio Moroder, e dei nuovi preferisco Apparat, M83 MGMT.

Cosa puoi dirci del presente e che futuri progetti hai in cantiere?

Allora ripropongo il progetto di prima: Minimarket. Sto, anzi, stiamo arrivando ad una maturità artistica notevole, fondendo musica piena di energia caratterizzata da  vocal originali ed atmosfere pop. Inoltre, io e un gruppo di colleghi stiamo creando una crew con la quale condividere idee e musica: Samsara Experience. Ne sentirete parlare tanto, molto presto.

Una domanda che può sembrare banale, ma che per me non lo sarà mai. Cosa rappresenta per te la musica e cosa è riuscita a darti nel tempo?

Per me, la musica è tutto e le sarò sempre grato. È sicuramente tra le cose più importanti della mia vita, ad ogni ricordo della mia vita attribuisco una soundtrack, quindi sarebbe banale dire che nelle mie vene scorre musica, note, melodie…

Cosa ti auguri per questo nuovo anno?

L’anno che ci ha lasciati da poco ci ha penalizzato in tutti i campi, ma grazie ad esso sono stato immerso in studio quasi la metà delle giornate, producendo continuamente ed imparando nuove cose. Ora vorrei un anno diverso, pieno di musica, di innovazione musicale e di riconoscimenti.

Ti ha colpito la recente scomparsa di Claudio Coccoluto?

Certo, Claudio è stato un grande, forse il migliore dj italiano di tutti i tempi. Ci mancherà.

Vorresti aggiungere qualcosa?  

La musica è vita. A presto.