Siamo a Francoforte, 1988. L’aria è spessa di fumo, nebbia artificiale e tensione elettrica. L’anno dopo il cade il Muro di Berlino e aprono le porte del club OMEN.
Dal 20 novembre 2025, quel suono e quell’energia ritornano con “OMEN Club Frankfurt 1988–1998 – New Electronic Ecstasy”, una mostra dedicata al club culto tedesco, ospitata dal MOMEM – Museum Of Modern Electronic Music di Francoforte. Una retrospettiva che ripercorre la storia, l’atmosfera e l’eredità culturale di uno dei luoghi più influenti della scena europea.
Fondato nel 1988 da Sven Väth, Matthias Martinsohn e Michael Münzing, l’OMEN fu uno dei primi club al mondo a programmare esclusivamente musica elettronica. Situato in Junghofstraße, nel cuore di Francoforte, divenne rapidamente l’epicentro del cosiddetto Sound of Frankfurt, attirando DJ, producer e clubber da tutta Europa. La sua apertura, nell’ottobre del 1989, coincise quasi simbolicamente con la caduta del Muro, segnando un momento di rottura, di liberazione, e di ridefinizione identitaria, e facendo da catalizzatore culturale per la nascita della techno tedesca.

La mostra New Electronic Ecstasy, curata da Sascha Lüönd, Ingo Boss, Dr. Torben Giese e Alex Azary, cercherà di riportare in vita l’anima dell’OMEN attraverso oltre 100 fotografie originali, video inediti, flyer, e oggetti iconici dell’epoca. Tra cui uno dei primi giradischi Thorens usati in consolle, un mixer Rodec originale del club, le illustrazioni a parete di Stellmacher & Jensen (restaurate), installazioni video con footage mai visto girato all’interno del club da Pit Wener e testimonianze dirette di protagonisti della scena, come Matthias Martinsohn, DJ Dag, Frank Lorber, Toni Rios, Karlheinz Sondergeld, e Pauli Steinbach. A completare l’esperienza, una sala immersiva sonora per entrare in contatto con le frequenze e l’intensità acustica che caratterizzavano le notti all’OMEN con il suo soundsystem, accompagnata da un archivio digitale dei flyer dell’epoca.
L’OMEN chiuse nel 1998, dopo dieci anni di rivoluzione sonora.
L’ultima notte, raccontano, fu talmente affollata che la folla si riversò per le strade. Ma il DNA dell’OMEN si diffonde ancora nei club, nei festival, nei produttori cresciuti ascoltando i set di Sven Väth e dei suoi contemporanei. Un riconoscimento che la cultura club deve essere preservata come tanti altri archivi, e che anche le notti più scure e sudate meritano un posto nei musei. Anche se probabilmente la vera eredità dell’OMEN non è solo nelle tracce o nei flyer, ma nell’idea stessa che il futuro possa ancora essere inventato sul dancefloor.
Come ha dichiarato il team del MOMEM: “OMEN was more than a club. It was a place of reinvention – a symbol of a cultural upheaval whose energy continues to resonate in music, fashion, and culture today.”
