paradisi artificiali

Paradisi Artificiali: ascolta in anteprima “Essaouira” di Feral e leggi l’intervista ai Crossing Avenue

13 Maggio 2026

Domus Recordings inaugura il suo percorso discografico con un Various Artist che riunisce quattro protagonisti della ricerca techno contemporanea: Polygonia, Crossing Avenue, Agonis e Feral. Da oggi sul nostro canale SoundCloud è possibile ascoltare in anteprima la traccia firmata da Feral che chiude “Paradisi Artificiali”.

In attesa della release ufficiale, Andrea La Bombarda e Andrea Montrone dei Crossing Avenue, insieme al presidente di Domus APS Ivano Vessio, ci hanno raccontato di più sulla nascita dell’etichetta, sull’anima di “Paradisi Artificiali” e sul modo in cui il collettivo investe su un percorso che sfugge consapevolmente alle logiche del consumo veloce.

“Siamo ciò che ascoltiamo”: un approccio che attraversa ogni aspetto del progetto e che si traduce nella cura meticolosa con cui prendono forma release ed eventi. Domus è lo specchio di un DNA in cui si fondono amicizia, esperienza condivisa e sensibilità artistiche affini, “Paradisi Artificiali” ne è la naturale evoluzione.

La release di “Paradisi artificiali” è prevista il 12 giugno. Il disco è disponibile per il pre-order a questo link.

Ciao ragazzi, benvenuti su Parkett, è un piacere avervi qui. Prima di iniziare con le domande vi lascio questo spazio per presentarvi.

Ciao Gaia, grazie a te per averci ospitato. A rispondere siamo Andrea La Bombarda e Andrea Montrone dei Crossing Avenue insieme a Ivano Vessio, presidente dell’associazione Domus APS, che ha intuito fin da subito il potenziale e l’importanza di questa nuova avventura.

CROSSING AVENUE

”Paradisi Artificiali” arriva dopo una gestazione lunga oltre dieci anni, attraversata da notti intime, connessioni autentiche e dall’urgenza condivisa di non sottomettere l’arte alle strategie di mercato. Come si fa a ”difendere un’idea di musica elettronica libera e non addomesticata alle logiche commerciali” proprio in un periodo in cui il mercato sembra abbracciare anche ciò che fino a poco tempo fa eravamo soliti definire ”underground”? 

Domus difende i valori fondanti della musica elettronica underground e d’avanguardia, una cultura con oltre trent’anni di storia, identità e ricerca. Oggi tutto viene definito “techno”, ma dietro questa parola possono esistere visioni e spiriti completamente diversi. Noi siamo lontani dalla logica dei video virali e dai trend usa-e-getta. Per noi contano le release, gli eventi costruiti con cura, le registrazioni, il suono e soprattutto i momenti condivisi con chi riconosce gli stessi valori.

Vediamo ancora la techno come negli anni ’90: non solo un genere musicale, ma un fenomeno sociale e culturale capace di formare identità, creare connessioni e lasciare un segno profondo in chi la vive davvero. La techno non è intrattenimento da consumare velocemente. È appartenenza, ricerca, espressione personale. In un certo senso, siamo ciò che ascoltiamo. E noi siamo qui per custodire e portare avanti quella visione.

Il progetto vuole preservare la dimensione più intima dell’esperienza musicale, che si traduce in eventi familiari in cui la musica non viene ridotta a intrattenimento ma valorizzata come chiave d’apertura di una percezione profonda. Le tracce del disco attraversano questa visione comune ma la traducono in 4 linguaggi diversi: in che modo ciascun artista ha costruito l’equilibrio progressivo che caratterizza l’intero disco e qual è il filo conduttore che allo stesso tempo rende il risultato così organico?

Tutti gli artisti coinvolti in questa prima uscita di Domus sono passati, in momenti diversi, attraverso il nostro percorso. Sono stati nostri ospiti, spesso più di una volta, ma soprattutto sono diventati amici, compagni di viaggio, persone con cui abbiamo condiviso notti, ascolti, conversazioni, esperienze e anche momenti all’estero. Crediamo che l’organicità del disco nasca proprio da lì: non da una direzione imposta a tavolino, ma da una familiarità reale.

Ogni artista ha portato il proprio linguaggio, la propria sensibilità e la propria idea di profondità, ma tutti si muovono dentro una visione comune. È come se le quattro tracce fossero stanze diverse della stessa casa: ognuna ha una luce, una temperatura e un respiro diverso, ma l’architettura emotiva resta la stessa. L’equilibrio progressivo del disco nasce quindi da un dialogo naturale tra le tracce.

Non volevamo costruire una compilation intesa come semplice raccolta di brani, ma un percorso, qualcosa che potesse essere ascoltato dall’inizio alla fine come un’unica narrazione. Il filo conduttore è probabilmente questo senso di immersione: una musica che non cerca l’impatto immediato, ma lavora lentamente sulla percezione, sul corpo e sull’immaginazione.

Da oggi è possibile ascoltare in anteprima ”Essaouira”, la traccia B2 di “Paradisi Artificiali”. Com’è nata la collaborazione con Feral e in che modo ha lavorato sull’intensificazione della percezione che lega la struttura del disco?

Con Alessandro, Feral, si è creato un rapporto speciale fin dal primo incontro, ormai più di dieci anni fa. È una di quelle connessioni che nascono in modo spontaneo, senza bisogno di troppe spiegazioni. Ale è una persona straordinaria, sia dal punto di vista umano che artistico, e nel tempo abbiamo sempre riconosciuto nella sua musica una voce molto precisa, personale, impossibile da confondere.

FERAL PREMIERE X DOMUS

“Essaouira” rappresenta perfettamente la sua visione: minimale, oscura, profonda, ma allo stesso tempo pulsante e viva. È una traccia che non si rivela tutta subito; cresce per stratificazioni, lavora sui dettagli, sulla tensione, su una forma di intensità che non ha bisogno di esplodere per essere potente. Per questo ci è sembrata il brano ideale per chiudere il disco.

Dopo il viaggio costruito dalle tracce precedenti, “Essaouira” arriva come una sorta di approdo notturno, una chiusura sospesa, quasi ipnotica. Non conclude in maniera definitiva, ma lascia aperta una porta, una risonanza. È esattamente il tipo di sensazione che volevamo restasse addosso a chi ascolta il disco.

Il vostro collettivo si è sempre mosso all’interno di una dimensione volutamente intima, lontana dai riflettori e dalle logiche commerciali. Come si preserva l’autenticità di una community nata dal basso, nel momento in cui il mercato, con i suoi pro e contro, ingloba la scena in cui si muove? Come possiamo ridurre i rischi e massimizzare i benefici di questo scenario?

Il nostro collettivo è nato lontano dalle logiche commerciali e, in fondo, continua a muoversi ancora oggi nello stesso modo. Non perché ci interessi assumere una posizione di chiusura o di opposizione a tutti i costi, ma perché questa dimensione ci appartiene naturalmente.

Domus nasce da rapporti umani, da una certa idea di ascolto, da una cura quasi artigianale per gli eventi, per il suono, per gli artisti e per le persone che partecipano. È vero: oggi il mercato tende a inglobare anche ciò che un tempo veniva considerato underground. Questo può generare confusione, ma può anche aprire possibilità. Il punto, per noi, è non perdere il centro. Se una scena cresce, se nuovi ascoltatori si avvicinano, può essere una cosa positiva.

DOMUS APS PARTY

Il rischio nasce quando la forma prende il posto della sostanza, quando l’estetica underground viene usata come superficie, svuotata della sua storia, della sua ricerca e della sua componente comunitaria. Per ridurre questo rischio bisogna continuare a costruire contesti veri. Eventi in cui la musica non sia solo sottofondo o contenuto da consumare, ma esperienza condivisa. Release curate, collaborazioni sincere, spazi in cui gli artisti possano esprimersi senza dover inseguire necessariamente ciò che funziona sul momento.

Noi non sentiamo il bisogno di difendere la nostra indipendenza come fosse uno slogan. Preferiamo dimostrarla nel modo in cui lavoriamo: con passione, determinazione e amore per la musica, per gli artisti e per tutte le persone che negli anni hanno riconosciuto in Domus qualcosa di autentico.

Chi sono i Crossing Avenue e come nasce il vostro progetto?

I Crossing Avenue nascono dall’incontro spontaneo di due percorsi musicali differenti ma profondamente compatibili, sviluppatisi in maniera naturale attraverso la passione comune per la ricerca sonora e la club culture. Il progetto prende forma dall’unione di influenze techno ipnotiche e atmosferiche con elementi tribali e percussivi che richiamano fortemente le nostre radici e l’identità della nostra terra, la Puglia. Cerchiamo di costruire un sound immersivo, essenziale ma emotivo, capace di creare connessioni profonde sia in studio che sul dancefloor.

Nel corso del nostro percorso abbiamo avuto l’opportunità di pubblicare su etichette di riferimento come Spazio Disponibile e Outis, realtà che stimiamo molto e che hanno creduto nella nostra visione artistica. Inoltre, siamo felici di anticipare che a breve arriverà una nuova uscita discografica proprio su Spazio Disponibile, un progetto a cui teniamo particolarmente e che rappresenta un’ulteriore evoluzione del nostro percorso sonoro.

Ci tenevamo infine a ringraziare in maniera speciale Jacopo Severitano, che ha seguito con grande sensibilità tutta la parte grafica legata all’etichetta e ha curato anche l’artwork di Paradisi Artificiali, contribuendo in modo fondamentale a dare un’identità visiva coerente e riconoscibile al progetto.

Potete dirci di più su Ritmo Ecologico?

Ritmo Ecologico è un progetto a cui teniamo tanto. È una sfilata danzante: ci si muove insieme con la musica, attraversando la città o spazi naturali. Non c’è palco, non c’è divisione tra chi suona e chi partecipa. Tutti stanno dentro la stessa cosa. Usiamo un sistema audio mobile, quindi il suono si sposta con le persone. Ma la parte importante è che non è solo musica. Durante il percorso si raccolgono rifiuti. In modo spontaneo, senza forzature. Chi partecipa lo fa mentre cammina, mentre balla. Non è un gesto simbolico, è proprio azione.

Lasciamo i luoghi meglio di come li abbiamo trovati. Questa cosa cambia completamente il senso dell’evento: non sei lì solo per divertirti, stai facendo parte di qualcosa che ha un impatto reale, anche se piccolo. Alla fine succede una cosa semplice ma forte: musica, corpo e ambiente smettono di essere separati. E quello spazio, per qualche ora, diventa diverso.

Concludo ringraziandovi e lasciandovi questo spazio per anticiparci qualcosa sui vostri piani futuri. 

Siamo noi a ringraziare te per lo spazio che ci hai dedicato e per la possibilità di raccontare la nostra visione in modo così approfondito. Guardando avanti, vogliamo continuare a far crescere Domus, sono già previste nuove uscite per l’etichetta, sia in vinile che in digitale, e il nostro desiderio è quello di dare spazio ad artisti capaci di entrare nel progetto con entusiasmo, sensibilità e una ricerca personale autentica.

Ci interessa costruire un catalogo che non sia soltanto una sequenza di release, ma una mappa emotiva e sonora del mondo che stiamo cercando di portare avanti. Siamo inoltre molto felici di aver organizzato un evento che per noi ha un valore speciale, il 20 giugno, con una line-up importante: Mike Parker, Dino Sabatini, Marco Maldarella, Torsion,Kudeki e Crossing Avenue.

Sarà una giornata significativa per Domus, perché riunisce figure che sentiamo vicine alla nostra idea di musica contemporanea, profonda e senza compromessi. Ci piace pensare a questo appuntamento non solo come a un evento, ma come a un nuovo capitolo. Un momento in cui esperienze, generazioni e visioni diverse si incontrano nello stesso spazio. Ed è proprio da lì che vogliamo continuare: creando occasioni reali di condivisione, ascolto e trasformazione.

DOMUS FLYER 20 MAGGIO

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ENGLISH VERSION

Hi guys, welcome to Parkett — it’s a pleasure to have you here. Who’s answering, and how did the project come about?

Hi Gaia, and thank you for having us. Answering your question are Andrea La Bombarda and Andrea Montrone from Crossing Avenue together with Ivano Vessio, president of Domus APS, who immediately recognized the potential and importance of this new adventure.

crossing avenue

“Paradisi Artificiali” arrives after a period spanning more than ten years, shaped by intimate nights, genuine connections and a shared urgency not to submit art to market strategies. How can we defend an idea of electronic music that remains free and untamed by commercial logic, especially at a time when the market seems to be embracing even what, until recently, we used to define as “underground”?

Domus APS stands for the founding values of underground and avant-garde electronic music — a culture with more than thirty years of history, identity, and artistic research behind it. Nowadays, everything tends to be labeled as “techno,” but behind that word there can be completely different visions and spirits. We are far removed from the logic of viral videos and disposable trends.

What matters to us are releases, carefully curated events, recordings, sound, and above all the moments shared with people who recognize and embrace the same values. We still see techno the way it was understood in the 1990s: not just as a music genre, but as a social and cultural phenomenon capable of shaping identities, creating connections, and leaving a profound mark on those who truly experience it.

Techno is not entertainment to be consumed quickly. It is belonging, research, and personal expression. In a way, we are what we listen to. And we are here to preserve and carry forward that vision.

The project seeks to preserve the most intimate dimension of the musical experience, expressed through close-knit events where music is not reduced to entertainment, but instead valued as a gateway to deeper perception. The tracks on the record move through this shared vision while translating it into four different sonic languages: how did each artist contribute to building the progressive balance that defines the entire record, and what is the common thread that makes the final result feel so organic?

All the artists involved in this first release by Domus APS have crossed paths with us at different moments throughout our journey. They have been our guests — often more than once — but above all they have become friends, fellow travelers, people with whom we have shared nights, listening sessions, conversations, experiences, and even moments abroad.

We believe the organic nature of the record comes precisely from that: not from a direction imposed at the table, but from genuine familiarity. Each artist brought their own language, sensitivity, and idea of depth, yet they all move within a shared vision. It is as if the four tracks were different rooms within the same house: each one has its own light, temperature, and atmosphere, but the emotional architecture remains the same.

The progressive balance of the record therefore comes from a natural dialogue between the tracks. We did not want to create a compilation intended simply as a collection of songs, but rather a journey — something that could be listened to from beginning to end as a single narrative. The common thread is probably this sense of immersion: music that does not seek immediate impact, but instead works slowly on perception, the body, and the imagination.

Starting today, it’s possible to listen to an exclusive preview of “Essaouira,” the B2 track of the record. How did the collaboration with Feral come about, and in what way did he work on intensifying the sense of perception that ties together the structure of the record?

With Alessandro — Feral — a special connection was created from the very first time we met, more than ten years ago now. It’s one of those relationships that develops naturally, without the need for too many explanations. Ale is an extraordinary person, both on a human and artistic level, and over the years we have always recognized in his music a very distinct and personal voice — something impossible to mistake for anyone else.

“Essaouira” perfectly represents his vision: minimal, dark, and profound, yet at the same time pulsating and alive. It’s a track that doesn’t reveal itself all at once; it grows through layers, working on details, tension, and a form of intensity that doesn’t need to explode in order to feel powerful.

That’s why it felt like the perfect track to close the record. After the journey built by the previous tracks, “Essaouira” arrives almost like a nocturnal landing point — a suspended, nearly hypnotic conclusion. It doesn’t end things in a definitive way, but instead leaves a door open, a lingering resonance. And that is exactly the feeling we wanted to remain with the listener after experiencing the record.

Your collective has always moved within an intentionally intimate dimension, far from the spotlight and commercial dynamics. How do you preserve the authenticity of a grassroots community at a moment when the market — with all its pros and cons — is absorbing the very scene it once stood apart from? And how can we reduce the risks while maximizing the positive aspects of this scenario?

Our collective was born far from commercial logic and, ultimately, it still moves in the same way today. Not because we are interested in taking a position of closure or opposition at all costs, but because this dimension naturally belongs to us.

Domus APS was born out of human relationships, from a certain idea of listening, and from an almost artisanal level of care for events, sound, artists, and the people who take part in them. It’s true: today the market tends to absorb even what was once considered underground. This can create confusion, but it can also open new possibilities.

For us, the key is not losing the core of what we are. If a scene grows and new listeners come closer to it, that can only be positive. The real risk begins when form replaces substance — when underground aesthetics are used only as a surface, emptied of their history, research, and communal spirit.

To avoid that, it’s necessary to keep building authentic contexts: events where music is not simply background noise or content to be consumed, but a shared experience. Carefully curated releases, sincere collaborations, and spaces where artists can express themselves without constantly chasing what happens to work in the moment.

We don’t feel the need to defend our independence as if it were a slogan. We prefer to demonstrate it through the way we work: with passion, determination, and genuine love for music, for the artists, and for all the people who, over the years, have recognized something authentic in Domus.

Who are Crossing Avenue and how did your project come about?

Crossing Avenue was born from the spontaneous meeting of two different yet deeply compatible musical paths, naturally developed through a shared passion for sound research and club culture. The project took shape through the fusion of hypnotic and atmospheric techno influences with tribal and percussive elements that strongly reflect our roots and the identity of our homeland, Puglia. Our aim is to build an immersive sound — essential yet emotional — capable of creating deep connections both in the studio and on the dancefloor.

Throughout our journey, we have had the opportunity to release music on respected labels such as Spazio Disponibile and Outis, two realities we deeply admire and that believed in our artistic vision. We are also happy to announce that a new release on Spazio Disponibile will be coming soon — a project we care deeply about and that represents a further evolution of our sonic journey.

Finally, we would like to give a special thanks to Jacopo Severitano, who followed the entire graphic direction of the label with great sensitivity and also designed the artwork for Paradisi Artificiali, playing a fundamental role in giving the project a coherent and recognizable visual identity.

What is Ritmo Ecologico?

Ritmo Ecologico is a project we deeply care about. It’s a dancing parade: people move together through the city or natural spaces accompanied by music. There’s no stage and no separation between those performing and those participating. Everyone exists within the same shared experience.

We use a mobile sound system, so the music moves together with the people. But the important part is that it’s not only about music. Throughout the route, participants collect waste — naturally, without forcing anything. People do it while walking, while dancing. It’s not a symbolic gesture; it’s real action. We leave places better than we found them.

That completely changes the meaning of the event: you’re not there only to have fun, you’re taking part in something that has a tangible impact, even if it’s a small one.

In the end, something simple yet powerful happens: music, the body, and the environment stop being separate from one another. And for a few hours, that space becomes something different.

We’re the ones who should be thanking you for the space you’ve given us and for the opportunity to share our vision in such depth.

Thank you guys, leaving you this space to tell us something about your future plans.

Looking ahead, we want to continue growing Domus APS. New releases are already planned for the label, both on vinyl and digital formats, and our aim is to give space to artists who can become part of the project with enthusiasm, sensitivity, and a genuine personal vision. We’re interested in building a catalogue that is not simply a sequence of releases, but an emotional and sonic map of the world we are trying to create and carry forward.

We’re also very happy to have organized an event that holds special value for us, taking place on June 20th, featuring an important lineup: Mike Parker, Dino Sabatini, Marco Maldarella, Torsion, Kudeki, and Crossing Avenue.

It will be a meaningful day for Domus, because it brings together artists and figures who feel deeply connected to our idea of contemporary music: profound, uncompromising, and emotionally resonant. We like to think of this gathering not simply as an event, but as a new chapter — a moment where different experiences, generations, and visions come together within the same space.

And that is exactly where we want to continue from: creating real opportunities for sharing, listening, and transformation.

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