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Lo scorso weekend Parkett ha partecipato al Primavera Sound 2017. Abbiamo seguito per voi le esibizioni di alcuni degli artisti chiave del panorama elettronico del momento, tra cui non poteva mancare il ritorno sul palco di Aphex Twin.

Primavera Sound 2017 overview

Il festival, svoltosi a Barcellona da mercoledì 31 maggio (data della sua serata di inaugurazione) a domenica 4 giugno, ha portato in Catalunya circa 200.000 persone. Gli spazi del Primavera Sound 2017 sono smisurati, una volta entrati ci siamo ritrovati in una città nella città, fatta di 12 palcoscenici circondati dal mediterraneo, con l’architettura di Barcellona a fare da sfondo a questa bellissima location. Il clima non poteva non essere quello dei grandi eventi, internazionale al massimo.

Non ci sono state note negative a livello organizzativo e tutto è trascorso nel migliore dei modi dall’apertura alla chiusura dei cancelli. Le uniche perplessità che abbiamo avuto sono state nei confronti dell’impianto audio degli scenari principali, che non ci sembrava così potente da essere all’altezza di un festival di queste dimensioni. In ogni caso, nonostante i numerosi concerti, noi di Parkett abbiamo dato priorità agli artisti di Primavera Bits, area che per 3 giorni ha ospitato performance live e dj set curati dai nomi più in voga della scena House e Deep-house internazionale (Aphex Twin escluso).

Abbiamo seguito per voi Henrik Schwarz live, Ben UFO, Jamie XX, Âme live, Dixon, KiNK live, Talaboman, John Talabot (disco set) e Red Axes.
Ecco com’è andata.

Aphex Twin “tra paranoia e groove”

 

primavera sound 2017

L’esibizione più attesa è stata sicuramente quella di Aphex Twin.

Richard D. James ha iniziato il suo show all’una di giovedì notte, sull’Heineken Stage, il più grande palco del Primavera Sound. In apertura Aphex è stato molto lento, per poi cominciare progressivamente ad allineare il pubblico sulla sua lunghezza d’onda servendosi del suo classico beat scomposto, che ricorda la fase d’oro della drum’n’ bass anni ’90. Per un paio di volte il volto di Aphex Twin è stato riportato in diretta sugli schermi, prima di entrare nel vivo della performance.

L’esibizione di James si è caratterizzata per la regolare alternanza di momenti di high e momenti di down. I visual apparsi e la “storia” raccontataci dalla sua scelta musicale, a posteriori, ci hanno fatto pensare ad un lungo sonno, dove sono prevalsi degli incubi che raramente si sono alternati a momenti di serenità. Aphex Twin ha tenuto il pubblico sospeso tra paranoia e groove, non permettendo mai a chi lo stesse ascoltando esplodere ballando spensieratamente.

Ogni qualvolta che James sembrava volesse dare qualche minuto di tregua al pubblico, attraverso delle sonorità molto vicine alla Techno da dancefloor, o proponendo il suo marchio di fabbrica Acid, ritornava a sprofondare nella violenza più totale, cupa, fatta di distorsione pura, di buio assoluto. Si leggeva, in buona parte del pubblico, la totale sorpresa per essersi trovato di fronte ad una performance così: Aphex Twin non è sicuramente un artista facile, e le persone che si sono avvicinate al palco più per curiosità che per volontà di seguirlo, sono state letteralmente “prese a schiaffi” dalla violenza del sound del britannico.

Quello che possiamo dirvi noi invece, è che tutto sommato Aphex Twin ha fatto quello che ci aspettavamo, senza però lasciarci dentro quel segno che speravamo ci lasciasse. Probabilmente non era questo il suo obiettivo, o forse non lo era qui, sul palco del Primavera Sound. Eravamo però convinti di assistere ad un qualcosa in più del semplice “compitino”, ad un’esibizione che ci saremmo portati dentro per mesi dopo avervi preso parte. Così non è stato, ma non possiamo comunque criticare un artista che ha preparato uno spettacolo impeccabile sotto tutti i punti di vista.

Primavera Bits

La zona dedicata alla musica elettronica ci ha colpito sotto molti aspetti. La location, isolata dal resto del festival, ha fatto la differenza. La line up è stata in linea con la filosofia di Primavera Sound: sono stati inseriti, in questo particolare contesto, degli artisti che potessero essere apprezzati anche da persone che non hanno molta dimestichezza con il genere. I migliori in assoluto sono stati Ben UFO e KiNK.

Iniziando da Ben UFO, il britannico ha fatto ballare tutte le persone che hanno voluto assistere alla chiusura del Desperados Club durante la prima giornata del festival. Thomson ha proposto uno spettacolo fatto di House selezionata, tenendo per tutta la durata del set dei ritmi molto alti. Il pubblico ha apprezzato ogni disco che Ben UFO ha passato, ed il feedback ricevuto dalla pista ha fatto divertire lo stesso artista al mixer. È stato uno scambio reciproco: ad ogni traccia proposta dalla consolle il pubblico rispondeva positivamente, in un crescendo che ha lasciato tutti molto soddisfatti.

Lo stesso discorso si può fare per KiNK. Nonostante il suo live sia conosciutissimo, il bulgaro riesce sempre ad infiammare la pista. La caratteristica che più ci ha colpito della sua esibizione al Primavera Sound, ma che in generale caratterizza tutti i suoi spettacoli, è la passione con cui KiNK si esibisce. KiNK è un ragazzo che ama quello che fa, ama divertirsi mentre lo fa, ed ama coinvolgere il pubblico presente, contagiandolo con il suo entusiasmo. La sua energia e il suo sorriso sono la chiave di questo successo, e la sua presenza nella line up è stata una garanzia per tutti coloro che hanno voluto divertirti ascoltando un live di altissima qualità.

Abbiamo comunque trovato molto positive anche le performance di Dixon, che ci è apparso molto più in forma che in altre occasioni, il live di Henrik Schwarz, sempre molto piacevole, e lo speciale disco set del padrone di casa John Talabot. Anche il live di Âme non è più una sorpresa, e vi abbiamo preso parte con molto piacere.

 

primavera sound 2017

Off Topic

Primavera Sound 2017, nei suoi tre giorni di grandi eventi, ha offerto davvero molte opportunità di ascoltare della buona musica proveniente da generi molto diversi tra di loro. Ad esempio, i Metronomy ed i Glass Animals, hanno suonato un Indie-pop per niente scontato. Una grande performance è stata quella degli XX, che nonostante la loro proposta molto soft, hanno dimostrato di essere dei grandi musicisti e di meritare di essere uno degli headliner più attesi.

Non possiamo però dire la stessa cosa del dj set di Jamie XX: Jamie è stato fantastico nell’esibizione di gruppo ma non ci è piaciuto in dj set. La sua proposta Funky-house ha risentito molto del poco tempo a disposizione (solo un’ora per completare il dj set), e la fretta di cambiare disco molto spesso ha creato un effetto “megamix” che ci ha fatto perdere troppe volte il filo dell’esibizione. Di gran lunga migliore è stato lo show di Talaboman: John Talabot e Axel Boman hanno chiuso molto bene lo stage Ray Ban nella nottata di venerdì. Altri due concerti degni di nota sono stati quello di Sampha e di Grace Jones.

Non ci è piaciuto affatto invece il dj set proposto dai Red Axes, ospiti annunciati a sorpresa che hanno provato a lanciare il pubblico in un’esperienza che potremmo definire Dark Disco, senza però trovare una risposta positiva da parte del dancefloor.

Un’altra nota negativa nella programmazione del Primavera Sound 2017 è la chiusura affidata a Dj Coco: sarà ormai un appuntamento classico, ma ci sembra che chiudere un festival di queste dimensioni con una pessima selezione EDM sia davvero di cattivo gusto. Con una line up così varia, incentrata da sempre su una proposta di qualità, chiudere il festival con un remix di “Smells Like Teen Spirit”, un remix di “Lady” di Modjo ed un altro di “Around The World” dei Daft Punk ci fa gridare allo scandalo.