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Una selezione tra la discografia di Robert Hood alla ricerca di quei dieci step che ne hanno determinato la carriera; dieci tra i momenti più simbolici ed emozionanti che la tradizione ricordi.

Robert Hood è semplicemente quell’imprescindibile denominatore di una qualunque disquisizione di genere. Articoli su articoli sono stati portati a termine dalle più rilevanti testate nazionali e non; progetti editoriali più o meno circoscritti che non hanno potuto far altro che ribadire l’indiscutibile peso delle sua figura e del formidabile lascito della sua monolitica discografia. Per quanto possa essere un incommensurabile piacere per la nostra redazione (e certamente non di meno per me stesso, in qualità di autore di questo contenuto informativo, nonché religioso seguace dell’artista statunitense) stilare l’ennesimo “prodotto” del tipo su citato; qui e adesso, in vista dal medesimo fine, ovvero quello di ricostruire tra le contrastanti necessità di completezza e sintetica una soddisfacente parafrasi della carriera “Hoodiana”, viene proposta una breve (ma speriamo quanto più significativa) selezione di quelle che abbiamo assunto quali tracce fondamentali: produzioni che a loro modo hanno tracciato importantissimi check-point, sorta di “punti strategici” carichi di un profondissimo significato alla luce di una qualche sorta “svolta professionale”.

Scopo ultimo allora, è quello di provare a tracciare un profilo il più definito possibile partendo però da delle tangibili testimonianze pragmatiche quali EPs, interi album o singole tracks. Iniziamo…

#1 Various ‎– Hype Stuff (You Gotta Move To)
Ci troviamo nel 1990; Jeff Mills, Mike Banks e Robert Hood in tipica tenuta nera “d’assalto”, sono i tre volti di punta del collettivo UR. È proprio la Resistenza a produrre l’intero “Hype Stuff”, LP pubblicato in quell’anno dalla Vibe Records, etichetta di Detroit attiva dal 1987 fino al 1992.
Nello specifico, perché questo lavoro riveste una tale importanza in vista della nostra analisi? All’intero, tra i vari contributors, spicca il nome di un allora giovanissimo “rapper” Hood (in qualità di Robert Noise MC) dapprima in “Dance To The Beat”, in featuring con Yolanda Reynolds (la cui voce ha collaborato più volte con il marchio UR, specie in alcune releases targate Happy Records; sotto label che, parallelamente alla gemella Happy Soul, ha sempre rivelato una fortissima vocazione Deep House), e a seguire con “Sins Against The Race”, track di chiusura dell’album prodotta praticamente “in solo”.

#2 ‎– Onslaught
Chi “ha fatto i compiti a casa”, sicuramente saprà del debutto di M-Plant nel 1994. Chi li ha fatti bene bene saprà anche dell’esistenza di Drama e Duet, sotto-etichette attive rispettivamente dal 1996 al 1999, e dal 1999 fino il 2002 (e sulla cui rivitalizzazione ci speriamo, ma senza scommetterci…).
Tuttavia, per chi si dovesse consacrare un vero Hood-addicted, l’anno 1991 dovrebbe far risuonare più di qualche campanello di richiamo. L’esperienza di Robert Hood in quanto label-owner inizia proprio in questo periodo con la fondazione di Hardwax, prima vera etichetta di proprietà dal DJ e produttore d’oltreoceano.
La maggior parte dei suoi alias (escluso Floorplan) hanno trovato radici proprio all’interno di questa dimensione: The Mathematic Assassins con “Calculator”, Dr. Kevorkian con “Suicide Machine EP”, e The Vision con “Toxin 12” dopo del suo “battesimo” consacrato UR avvenuto solo un anno prima con “Gyroscopic EP”.
Trovano posto persino degli inediti Drexciya sotto le vesti di L.A.M. (Life After Mutation) e uno strabiliante Jeff Mills con “Radar” prodotta sotto il nome di H-Bomb, alter ego sfoggiato per quest’unica occasione.
Ricorrente è il nome Missing Channel; altro non è che Robert fianco-fianco del collega Claude Young, alias adottato dal duo in tre specifiche releases: “Onslaught” (’91, nonché battesimo della label), “Atomic Whirlpool” (’92) e “Submerged” (’96).
Quì di seguito vi proponiamo il B1 del primo: “Rave To The Maximum”.

#3 (a) ‎– X-101, X-102, X-103
Svolgiamo dapprima qualche importante considerazione preliminare.
Questi citati sono tre distinti progetti paralleli ad Underground Resistance nati rispettivamente nel ’91, nel ’92 e nel ’93 dati alla luce dagli stessi Banks, Mills e Hood (fatta eccezione solo per il 103, ma su questo ci arriveremo tra poco).
La prima uscita si intitola proprio “X-101” e debutta inizialmente su UR, con questo “codice” seguirà un’unica seconda pubblicazione risalente sempre al ’91 e intitolata “Whatever Happen To Peace”.
L’intero “box” verrà poi ristampato su Tresor lo stesso anno arricchito solo nelle grafiche e della track “Rave New World”.
Arriviamo ad X-102, progetto decisamente più completo e corposo. Procediamo con molto ordine.
Partiamo dal 1992; in quest’anno Tresor e UR pubblicano rispettivamente un LP di dodici tracce e un EP di cinque, questi sono intitolati “Discovers The Rings Of Saturn” e “OBX-A”; i due progetti condividono una sola track nella list: “Groundzero (The Planet)”.
Robert Hood e Jeff Mills proprio nel ’92 lasciano la Resistenza per dedicarsi ai rispettivi progetti solisti, nonostante ciò, ben 16 anni dopo, esattamente nel 2008, X-102 si ritrova improvvisamente a sostenere un deciso seguito ma distinto di un carattere sostanziale: Hood non prenderà parte alla seconda parentesi dell’esperienza 02.
Axis pubblica “Flyby”, il più recente lascito X-102; Tresor rilascia l’EP “Titan” e l’album “Rediscovers The Rings Of Saturn” dove nuove e vecchie produzione coesistono all’unisono.
Nel 1993, X-103 sarà una questione dei soli Hood e Mills, realtà che anteporrà le basi per quel che sarà solo poco più tardi il progetto H&M (ne parleremo nell’immediato seguito).
Tuttavia, si avranno accenni della terza parentesi già nel ’92 con la pubblicazione di “Thera EP” (Axis), seguirà “Atlantis” su Tresor, per poi tornare di nuovo su Axis nel ’95 con “Tephra EP”.
Chiudiamo il punto #3 con “Sonic Destroyer”, una delle produzioni più famose dell’intera “saga”.

#3 (b) – World Power Alliance
Nata e “morta” nell’arco del solo 1992, quella della World Power Alliance è un’altra delle parentesi Extra-UR più interessanti; nella sua breve vita ha militato sotto quest’unica bandiera ideologica:

The World Power Alliance was designed to bring the worlds minds together, to combat the medicore audio and visual programming being fed to the inhabitans of Earth, this programming is stagnating the minds of the people, building a wall between races and world peace. This wall must be destroyed, and it will fall.

La sua storia consta essenzialmente di tre releases pubblicate tutte in qualità di Underground Resistance ma prodotte rispettivamente (e in ordine cronologico) da: Mike Banks, Jeff Mills e infine Robert Hood.
In occasione di W.P.A., quell’allusione bellica che ha da sempre distinto ed ispirato il collettivo è più che mai palpabile; ogni one-track fa riferimento ad eserciti e fazioni di essi rintracciabili tra le pagine di storia della seconda guerra mondiale.
Mike elogia lo strabiliante coraggio delle squadre di aviazioni Giapponese, disposti a dare la loro vita in sacrificio per un puro ideal di Patria; Jeff mette in allerta dal “Lupo di Mare”, storicamente, un U-bout tedesco “of destruction and mayhem for all who dare to cross its path”.
Robert Hood ci porta a conoscenza della “Belgian Resistance”; un’arma equivalente alla resistenza Partigiana italiana, protagonista di una difesa disperata, quasi suicida, contro le brutali forze dell’Asse.

#4 – H&M (Hood & Mills)
A cavallo tra l’inizio e la fine di quella parentesi che abbiamo conosciuto come X-103; Jeff Mills e Robert Hood danno vita dalle iniziali dei rispettivi cognomi a quell’ibrido noto come H&M, dimensione completamente a sé state dalla piattaforma 103. Risultato ne sono due formidabili EPs, entrambi firmati Axis: “Tranquilizer” (’92) e “Drama” (’93).
Quest’ultimo vedrà un suo trasversale seguito (seppur propriamente tale non lo si può definire) quando Jeff, quattro anni dopo e dietro l’alias di “m” pubblicherà un EP intitolato “More Drama” con lo stesso numero di catalogo del precedente.
Vi suggeriamo l’ascolto di “Sleepchamber”, A1 della prima release elencata; poiché, come lo stesso Robert in un inaspettato (e graditissimo) post pubblico ha portare a conoscenza:

‘Sleepchamber’ is the track when I realised I had found my sound

#5 – Waveform Transmission Vol. 2
L’accostamento Robert Hood / Jeff Mills ricorre anche quando Tresor completa la serie “Waveform Transmission”; un composito di tre volumi rilasciati rispettivamente nel ’92, nel ’93 e nel ’94. Firmato sotto l’alias di The Vison, il nostro protagonista siglerà il mediano.
A giudizio di molti, “Waveform Transmission Vol. 2” non ha mai ricevuto l’equa acclamazione a rigor dell’incredibile qualità intrinseca; per lo meno, non la stessa riservata ad altre “opere” di ugual spessore quali, ad esempio, “Internal Empire”, “Spectral Nomad” o “Minimal Nation”.
Inoltrando ad altre sedi un dibattito del genere; ci piace raccontare di quest’album in quanto primo vero e proprio long-player dell’artista.

#6 – 1994: Minimal Nation, Internal Empire e la nascita di M-Plant.
Se dovessimo sforzarci senza altra possibilità di scelta di identificare una data che più di qualunque altra assurga a drastica linea di rivoluzionario confine, quella ricadrebbe sicuramente a ridosso del 1994. Da qui in poi, riconosciamo una tale concentrazione di eventi che progredire casualmente risulterebbe quanto mai deleterio e controproducente.
Partiamo proprio da “Internal Empire”, album riconosciuto all’unisono quale libero patrimonio di una qualche astratta coscienza elettronica comune; canone di un minimalismo espresso nella sua forma più essenziale, pura e artisticamente meravigliosa, volendoci sforzare di rientrare in un quadro condiviso di recensione. “Minus”, “Home”, “Chase” da sole potrebbero giustificare la reputazione guadagnata da quest’album in più di venti anni di cultura musicale del settore.
Si consacra con esso la nascita di M-Plant e la conseguente cristallizzazione di un’identità aulica e sofistica, mistica nell’assoluto ma diametralmente pragmatica nel relativo: sigilla una concettualizzazione metafisica della razionalizzazione industriale, quel progresso dagli inevitabili risvolti sociali ed urbanistici cui la Motor City statunitense ha fatto di sé oggetto/soggetto, prodotto di una metabolizzazione coscienziosa che in Inghilterra ha fatto pienamente presa in non meno di due secoli di storia umana. Particolarmente rilevante da un punto di vista strettamente simbolico ne è anche quella riconfermata consacrazione di quell’immaginario ponte ideologico tra i due continenti; due baluardi culturali freneticamente interdipendenti tra di loro. Come antichi porti commerciali che accolgono le merci di tutto il mondo e senza la cui attività mai sarebbero possibili scambi di alcun genere, così Berlino recepisce il Minimalismo Hoodiano condividendolo con in suoi autoctoni e rendendoli partecipi di una nuova visione pluridimensionale.

Ci stiamo forse dimenticando di qualcosa? Assolutamente si!
Il 1994 è l’anno in cui Robert Hood regala alla nostra comunità un long-player di indefinibile spessore e presentato come “Minimal Nation”; senza presunzione e/o possibilità di fraintendimento alcuna: uno dei migliori album mai offertici dalla tradizione. Tra l’élite di tutta la discografia Axis, non esiste modo di prescinderne consapevolmente o meno.
Ristampato da M-Plant nel ’99 (e nel 2009 in formato digitale), ad oggi rimane uno dei titoli più ricercati e rispettati.
Piccola curiosità: esiste una seconda versione stampata dalla Axis (in catalogo figura come AX-X) che ha poco a che vedere con quella precedentemente descritta; delle otto track in-list nell’originale, questa ne conserva solo due: “One Touch” e “Museum”; il suo incredibile valore aggiunto (tanto da giustificarne la considerevole maggiorazione di prezzo) lo si rintraccia nella co-produzione dello stesso Mills in quelle che ne sono le extra-tracks; “pezzi unici” stampati esclusivamente su questa edizione.

“Rhythm” diverrà poi “The Rhythm Of Vision” e inserita all’interno di un VA intitolato “Tresor 3” pubblicato nel ’95 dalla NovaMute, sub-label della Mute Records. Tra gli altri, configureranno artisti del calibro di: Mills, Blake Baxter, Maurizio, Joey Beltram, Dj Hell, 3 Phase e Daniel Bell. Praticamente, materiale bollente.

#7 – DBX, Losing Control (Remixes)
A proposito di Daniel Bell (aka DBX) e di “roba che scotta”, un particolarissimo riferimento lo vogliamo fare all’ EP in titolo per delle ragioni che chiariremo in via immediata.
Nel 1994, Accellerate Records, label dello stesso Bell, pubblica un four-tracker intitolato “Losing Control” dall’omonima track stampata sull’A1. Lo stesso anno, l’etichetta britannica Peacefrog Records (in accordo con la stessa Accellerate chiaramente) programma la pubblicazione di un “Losing Control (REMIXES) EP”; per l’occasione, il contributo è affidato a: Carl Craig, Richie Hawtin e Robert Hood. In un solo EP, la proposta della “Highest-class Detroit Techno” di seconda generazione.
La versione original verrà ripescata da Robert molti anni più tardi (2008) quando la selezionerà all’interno di “Deep Concentration: The Grey Area Mix”, una compilation autografata e rilasciata in seria limitatissima.

#8 – 1996: Floorplan, Funky Soul, Monobox & Spectral Nomad
Se il ’94 è riconducibile metaforicamente ad una rampa di decollo, il 1996 è il punto più alto di tutta la decade ’90s.
Drama, sub-etichetta di cui già vi riferimmo in precedenza, pubblica un two-tracker intitolato “Funky Soul” (ristampato nel 2010 da Rush Hour): è la prima volta nella storia in cui veniamo a conoscenza dell’universo Floorplan, uno degli alias più emozionanti dell’artista Detroitiano nonché l’unico, ad oggi, in continua e prolifica attività.
La Chicago House, il Funk, il Soul, il Gospel cattolico di tipica tradizione afroamericana (vedasi per puro riferimento “We magnify His Name o “Glory B”) sono quelle basi dove l’intero progetto radica le sue fondamenta. “Funky Soul” viene fuori con un original mix dell’omonima track e un “Club 246 Mix”, edit meno concitato rispetto l’original e prodotto su di una struttura molto “Studio-54 simil”, per intenderci.
Altra curiosità:  se Funky Soul (original mix) è il capolavoro che conosciamo, considerevoli crediti vanno all’MC di Boston Keith Elam, sicuramente meglio noto come Guru (r.i.p.).
Tra il 1993 e il 2007, Guru produce un collana di 4 volumi intitolati “Jazzmatazz”, fenomenali esempi di un fusion tra Jazz e Rap; ad oggi, tutti titoli riconosciuti quali pilastri della cultura di genere. “Funky Soul” campiona la track di chiusura del secondo, “Skit B (Alot On My Mind) / Revelation“.

Sempre nel 1996, Robert debutta come The Vision tra la scuderia Metroplex, leggendaria etichetta fondata dallo stesso Creator nel 1985, tra i patrimonio più rappresentativi di questa città. “Spectral Nomad” riveste un così cruciale significato in quanto espressiva testimonianza dell’incontro tra prima e seconda generazione di artisti.
Al pari di “Minimal Nation” e “Internal Empire”; non esiste discussione alcuna sul relativo spessore di “Spectral Nomad”, modello preso ad esempio di quella “Detroit finest Techno” nella sua forma più intima ed elevata.
Quì di seguito, “Detroit: One Cirlce”.

Monobox approderà lo stesso anno con il two-track “Realm”, seguiranno tra la sedonda metà dei ’90s e la prima dei 2000s: “Downtown”, “Population” e “Molecule. Il tutto non da confondere con l’EP intitolato “Monobox” ma rilasciato come Robert Hood.
L’intera discografia Monobox pubblicata fino al 2003 sarà oggetto di svariati remix-project: 4 volumi che confluiscono sotto il nome di “Monobox Remixes” più uno dedicato esclusivamente all’EP Molecule, “Molecule Rmxs”; progetto che ha ricevuto contributo, tra l’altro, anche di Ricardo Villalobos. Tutti i remix project saranno curati da Logistic Records.
Di Monobox non se ne saprà più nulla fino al 2014, anno un cui M-Plant rilascerà “Film/Rectangle EP”, two-track che porta lo speciale contrassegno di M-Plant 20 (tutte queste release sono facilmente identificabili dal “2” stilizzato in 8 Bit e stampato in cover) in occasione della ricorrenza del ventennale della label.

#9 – Decennio 2010: Omega, Omega:Alive, Motor:Nighttime World 3 & Paradise.
Quattro album di cui solo uno firmato come Floorplan, primo long-player rilasciato con quest’alias.
Questi sono anni di indubbia attività: mentre da un lato il laboratorio M-Plant si concede un lungo periodo di pausa di ben sette anni (2002-2009), dall’altro Robert fa visita a vecchie e nuove amicizie; Peacefrog e Music Man Records (l’equivalente belga di Tresor Recordings) accolgono la più consistente parte della sua discografia made in 2000s: tra il 2002 e il 2003 solo la prima rilascerà due album (“Point Black” e “Wire To “Wire”) e tre EPs (“Who Taught You Math”, “The Art Of War” e “Omega”); tra il 2005 e il 2007, la seconda pubblicherà la breve collana “Hoodmusic, in totale tre EPs di stupefacente carattere. Si torna a pienissimo “M-Plant regime” dal 2010 con l’uscita di “Omega” e “Omega Alive”, i contenuti più completi e strutturalmente complessi di questa parentesi temporale. Segue da Music Man Records “Motor: Nighttime World 3”, terzo ed ultimo capitolo della serie iniziata con il primo volume nel 1995.
MMRec sarà di nuovo protagonista tra il 2012 e il 2013, biennio in cui pubblicherà ben 4 EPs dell’artista rilasciati come Robert Hood.
Proprio nel 2013, un anno dopo di “Nighttime World 3”, arriverà “Paradise”: tra le più interessanti uscite di quell’anno nonché (a nostro giudizio) il progetto più rappresentativo di tutto il periodo.

#10 – 2016: Floorplan diventa affare di famiglia.
Non proviamoci nemmeno a smentirlo: il 2016 è stato l’anno di “Victoriuous”, il secondo LP a nome di Floorplan.
Tra la release di un “Paradigm Shift e l’altro (due two-tracks dei tre in programma, tutti prodotti Dekmantel), assaggiamo un-po’-di-Victorious già nel mese di Aprile con l’uscita di “Music/Tell You No Lie EP”, i primi due estratti dell’imminente album che a Giugno avrebbe monopolizzato l’attenzione della stampa di settore.
Ricordate quando per tutto il 2014/2015 ogni set dei vostri DJs preferiti non poteva prescindere da “Never Grow Old”? Ebbene, un anno dopo le cronache si ripetono. Mixmag seleziona “Victorious” tra i 50 migliori album 2016 posizionandolo al settimo posto; DJ MAG riserva a “Tell You No Lie” il quinto posto tra le Top Tunes of 2016. Tuttavia, le ragioni che giustificano la selezione di “Victorious” nella nostra ricerca esulano da tutto ciò.
In realtà, noi riconosciamo un altro fondamentale presupposto: con quest’album, Floorplan diventa letteralmente un affare di famiglia integrando nel progetto la figlia Lyric, comparsa per le prime volte di fianco al padre in diverse occasioni già nel corso del 2015 (per ulteriori riferimenti: Floorplan Boiler Room x Dekmantel Festival DJ Set).

Riccardo Di Marco