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Non c’è dubbio che una delle grandi rivoluzioni nella produzione della musica elettronica di oggi sia data dalla creazione di software che riproducono, fedelmente o quasi, gli iconici sintetizzatori analogici degli anni ’80.

Un ritorno al passato con lo sguardo rivolto verso il futuro, facendo uso del suono caldo e vintage di queste macchine, che spesso sono state prodotte in numero molto limitato. In questo caso parliamo di sole 10.000 unità. Per questo diventa sempre più difficile approvvigionarsene, se non a prezzi elevatissimi. Ecco che molti di quegli hardware diventano delle piattaforme, reperibili in rete con costi decisamente più abbordabili. È la volta della Roland TB-303, l’iconico sintetizzatore di bassi, invenzione dell’ingegnere Tadao Kikumoto.

Lo scorso 3 marzo, in occasione del 303 Day, indetto per celebrare la storica Roland TB-303, Roland ha annunciato finalmente la nascita del relativo plugin, disponibile da qualche giorno esclusivamente sul Roland Cloud.

La prima differenza con l’ultima versione hardware, la Boutique TB-03, è la possibilità, attraverso un “secret panel” di accedere a 5 differenti modalità nella funzione play, una vera e propria espansione virtuale delle possibili modifiche del circuito. Questo pannello, nascosto nell’angolo superiore destro dell’interfaccia del software, offre la possibilità, quindi, di usufruire di vere e proprie timbriche nuove. Ma non solo, perché dispone anche di un delay sincronizzabile con i BPM del progetto.

La versione “virtuale” della Roland TB-303

Il TB-303 Bass Line Synthesizer Plugin, in quanto applicazione, ovviamente supera ogni limitazione in termini di spazio disponibile per la gestione e l’archiviazione di pattern e song, oltre, naturalmente, alla possibilità di salvataggio dei preset. I 96 pattern offerti dalla Boutique TB-03, precursore hardware del prodotto, divisi in 4 gruppi, ognuno dei quali con 3 sezioni di 8 pattern ciascuna, vengono superati dai 64 pattern disponibili per banco nel nuovo plugin e dalle sue 64 patch, sempre per ogni banco. Non appare chiaro se i banchi, trattandosi di spazio virtuale, siano limitati o meno in termini numerici. Ma certamente siamo di fronte ad una capacità di gestione e archiviazione che nessun altro TB fisico potrebbe offrire.

Ultima importante feature del prodotto plugin, infine, la possibilità di esportare i pattern realizzati sia in termini di notazione midi, sia di contenuti audio, attraverso una semplice azione di drag and drop direttamente sulla DAW.

Quando nel 1981 fu messa in circolazione, venne inizialmente utilizzata come un simulatore di bassi, ma ben presto i produttori di musica elettronica ne fecero uno strumento con un ruolo fondamentale per l’evoluzione della stessa, caratterizzata da un timbro di bassi riconoscibilissimo poi definito “acido”, dando vita verso la fine degli anni ’80 alla acid house. Tanto che il The Guardian inserì la commercializzazione di questa macchina come uno dei 50 eventi più significativi nella storia della musica dance e di miriadi di sottogeneri.

A questo link potete scaricare il nuovo software.