Il producer berlinese Shed, all’anagrafe René Pawlowitz, rispolvera il moniker WK7 tornando alla ribalta con un ep su Power House ed una nuovissima pagina Bandcamp.

René Pawlowitz, classe 1975, è uno dei veterani della scena tedesca. Prolificissimo, la sua techno berlinese è apprezzata per la mirabile capacità con cui riesce a far convivere nelle sue produzioni influenze Ravey, Dub ed Electro, il tutto in simbiosi con un groove di matrice squisitamente House. Tra gli appassionati è più noto con il nome Shed, grazie ad album che sono diventati delle vere e proprie pietre miliari dell’elettronica contemporanea come “Shedding The Past” (2008), album dell’anno per Resident Advisor, e “The Traveller” (2010), pubblicati entrambi per Ostgut Ton.

Dopo “The Killer” del 2012 per 50 Weapons, il producer tedesco pubblica nel 2017 “The Final Experiment” su Monkeytown (piattaforma diretta da personalità di rilievo nella scena internazionale come il duo Modeselektor), in cui si reinventa ancora una volta, immergendo la propria musica in suggestioni melodiche che puntano a dialogare direttamente con i nuovi compagni d’etichetta.

Non pago, è notizia del giorno il suo ritorno col progetto WK7. L’artista tedesco infatti non ha pubblicato nulla a nome WK7 dal 2015, quando, uscì con “Washer”.
Il nuovo ep “Rhythm 1”, in stampa per la label Power House contiene 4 tracce, che oltre a presentare il solito fascino per l’house degli anni ’90, propone una cupezza di fondo che lo avvicina a certi suoni risalenti ai suoi primi lavori.
Il nuovo ep sembra voler ricollegarsi alle sue produzioni più fruibili, come ad esempio le amatissime “The Avalanche” e “Do It Yourself”, due veri e propri capolavori pensati per il club e pubblicati proprio a nome WK7.

L’apertura di un nuovo Bandcamp, la dice lunga sull’incapacità del producer tedesco di ancorarsi in un unico progetto, tracciando un filo continuo con il proprio passato. È inoltre notizia recente l’annuncio di una prossima ristampa di “Shedding the Past” e “The Traveller”, LP indimenticabili che hanno segnato l’epoca d’oro dell’etichetta di casa Berghain.

Carlo Ortu