48 + = fifty seven

Secondo uno studio condotto dalla società di ticketing Eventbrite insieme a ComRes, principale associazione di consulenza specializzata in Corporate Reputation e Communications, il 70% del pubblico presente agli spettacoli approverebbe l’attuazione di misure di prevenzione per limitare l’uso degli smartphone durante le esibizioni.

Secondo quanto riporta lo studio, gran parte degli intervistati infatti (oltre mille persone di tutte le età), si sentirebbero irritati dall’uso eccessivo degli smartphone  durante le serate; in quanto attraverso le foto e i video verrebbe interrotta l’esperienza complessiva di quello che si sta vivendo.

Che ci si trovi in uno stadio, in un teatro o in un club, i risultati della ricerca parlano chiaro, i cellulari danno sempre più fastidio sia agli artisti che al pubblico presente, ma nonostante questo, l’indagine ha portato alla luce un’interessante paradosso. Il 70% degli intervistati infatti, ha affermato che se l’uso del cellulare durante gli spettacoli sia fastidioso, ben il 49% di essi ha ammesso di farne un uso costante, e proprio durante gli eventi stessi.

Il dottor Lee Hadlington, professore associato in Cyberpsychology presso la De Montfort University di Leicester, indica proprio questa contraddizione nei suoi risultati:

“Le persone affermano che va bene usare il proprio telefono a un evento, perché vogliono catturare una foto speciale, ma quando qualcun altro lo fa, lo considerano fastidioso”.

E non sorprende che tale percentuale salga al 62% nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni e tra i 35 e 44 anni. Spiegazione che trova le sue radici nell’eterno conflitto tra l’importanza del momento vissuto come esperienza personale, e la tentazione della condivisione sociale, che interessa sia i giovanissimi che un pubblico più adulto.

Il voler dimostrare di essere “qui adesso” prende inesorabilmente il sopravvento sull’esibizione, su noi stessi, sull’arte, su tutto! Annientando così il momento di personale isolazionismo emotivo osservatore/artista. Quel puro godimento individuale e intimo è stato, per colpa dei social network, “privato del privato” e superato così dal godimento portato nel dimostrare agli altri di esserci; trasformando quello che prima era un rapporto interiore con l’arte, una parentesi mediocre e decisamente più superficiale.

E così sempre più spesso anche nei club, le persone hanno cambiato il modo di interagire con esso, non riuscendo più a fare a meno di “condividersi” sui social, di “immortalare il momento” attraverso un video di qualche minuto, o utilizzare shazam nel punto in cui il Dj sta suonando una traccia da ricordare.

Raccogliendo feedback sui risultati del sondaggio all’Association for Electronic Music (AEM), Eventbrite ha parlato anche con uno degli artisti ambasciatori dell’associazione, Anja Schneider: producer, DJ e boss di Mobilee Records.

“Come DJ, voglio intrattenere le persone, costruisco un set che può essere un all-nighter o un after-party. Non puoi costringere tutto in un piccolo video girato su un telefono: tre minuti o venti secondi o qualsiasi cosa sia. Mi trovo a suonare in una foresta di telefoni che sventolano nell’aria? Certo, per me questo è un problema perché non puoi vedere i volti delle persone, non puoi vedere l’atmosfera”.

Per molti, addetti ai lavori compresi, l’utilizzo degli smartphone sta rovinando così l’esperienza del clubbing.

È forse arrivato il momento di piantare le basi verso una presa di coscienza indirizzata alla limitazione di questa tecnologia, in modo da rendere più intenso e personale il rapporto con l’arte?

“Catturare un video in uno spettacolo è importante per molti dei partecipanti, ma può anche causare fastidio agli altri, in particolare se i telefoni sono tenuti eccessivamente accesi. Dovremmo cercare di trovare un equilibrio per garantire che entrambi i punti di vista siano rispettati”.

ha dichiarato Greg Marshall, direttore generale dell’AEM.

Insomma il “This is a no phone/no photo event” tra qualche anno potrebbe diventare una realtà sempre più diffusa. Inserire spazi “no phone zones” o applicare l’allontanamento di chi effettua riprese ritenute eccessivamente lunghe, sono solo alcuni dei provvedimenti che si potrebbero attuare su larga scala in un futuro non troppo lontano. Alcuni club lo stanno già attuando e stanno cercando di combattere questo problema individualmente, come il FOLD di Londra per esempio. Locale notturno aperto 24 su 24, il FOLD ha intrapreso la sua politica vietando le foto, cosa che si avvicina alle sedi tedesche che hanno adottato da tempo questo approccio, primo tra tutti il tempio della Techno mondiale: il Berghain di Berlino.