fbpx

L’appello di Anne-Marie, una madre disperata, che ha perso sua figlia Martha, 15enne, per colpa di un’overdose di MDMA. Le sue parole, riportate dall’Huffington Post, ci devono far riflettere: Mia figlia voleva prendere droghe, non voleva morire – spiega la donna – Dopo la morte di Martha, ho controllato la cronologia delle sue ricerche web e ho scoperto che stava cercando informazioni sulla maniera di assumere droghe senza rischi. Ho pensato: ‘Martha voleva prendere droghe, non voleva morire’. Tutti i genitori preferirebbero la prima opzione alla seconda. Nessuno vuole che le sostanze stupefacenti siano vendute ai minorenni, tuttavia se Martha fosse riuscita a entrare in possesso di una droga destinata agli adulti, ma con un’etichetta con gli avvertimenti e le istruzioni per il dosaggio, non avrebbe preso una quantità 5-10 volte superiore a quella consentita“.

La signora Anna-Marie si batte, assieme ad altri genitori e congiuntamente al gruppo Anyone’s Child (i familiari delle vittime per droga), per una politica preventiva e di informazione sulle droghe, esigendo dal primo ministro inglese Cameron una svolta.

Il gruppo ha una politica che, in molti, stanno criticando: non si vuole scegliere tra vietare o consentire l’uso di droghe, bensì si vuole scegliere che le droghe vengano testate chimicamente da un laboratorio scientifico e che quelle prodotte dal mercato nero, che possono davvero uccidere perché tagliate male, vengano estirpate dalla società.

Anche un consumatore accorto di ecstasy può cadere in pastiglie molto dannose. La sera prima, consumandola, è stato bene, la sera dopo con la stessa quantità ma comperata altrove può andare incontro a danni fisici o anche alla morte“, dice Susanna Ronconi, esperta di riduzione del danno e collaboratrice del Gruppo Abele.

I ragazzi, oggi, assumono ecstasy per ballare tutta la notte. Ballando, producono calore: la temperatura corporea aumenta fino a causare insufficienza renale. Intanto, l’ecstasy agisce direttamente sul sistema termoregolatore, che arriva a impazzire: la temperatura sale fino a 42, 43 gradi. A quel punto, non è più compatibile con la vita” dice  Salvatore Giancane, medico tossicologo, all’agenzia Dire.

In Germania, Spagna e Gran Bretagna da ormai svariato tempo esiste il pill-testing, un kit con il quale i consumatori più maturi analizzano la sostanza acquistata prima di assumerla. Per molti giovani si tratta di un vero e proprio salvavita, ritenuto efficace anche dall’agenzia europea che si occupa di droghe e della riduzione del danno, la European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (Emcdda), ma sembra lontano anni luce dalla mentalità che regna nel nostro paese dove si preferisce chiudere club e discoteche piuttosto che affrontare il problema alla radice.

Maggiori informazioni da passare ai giovani, comunque, sono qualcosa che i governi devono prendere in considerazione nonostante vogliano mantenere un atteggiamento più rigido. Consapevole e matura è stata per esempio la richiesta dell’Olanda di fornire acqua gratuita all’interno dei festival, in quanto è proprio la disidratazione, in concomitanza con l’euforia del party e il calore generato all’interno del locale o sotto il sole degli open air, a esser stata fatale in alcune tragedie sfortunatamente passate alle cronache. Sono cose come queste e molte altre attuabilissime a rendere i party posti più sicuri.